la Repubblica, 10 giugno 2026
FdI contro Conte su appalti e mascherine, che risponde: “Querelo”
La frattura non si rimargina, anzi si allarga. L’opposizione ha disertato la seduta della commissione Covid, e Pd e Cinquestelle hanno ribadito che il presidente Marco Lisei (FdI) deve dimettersi. La questione è quella degli interrogatori svolti da consulenti della maggioranza in un commissariato, fuori dal Parlamento, e ha fatto infuriare anche Avs e Italia Viva.
E sul modo in cui sono state interpretate alcune testimonianze si innesca uno scontro tra Fdi e Giuseppe Conte. Il leader dei 5 Stelle minaccia querele. Ce l’ha con chi sostiene l’esistenza di un legame tra lui e un avvocato che avrebbe intascato 454 mila euro per consulenze legali a imprese che fornivano materiali e strumenti di protezione durante la pandemia. Il legale è Luca Di Donna che lavorava nello stesso studio Alpa di Conte e la cui consulenza è stata riferita da un imprenditore sentito dai parlamentari. «Appena prima di diventare premier – dice il leader 5S – ho disdetto il contratto di affitto, ho mandato una lettera a tutti i miei clienti rassegnando le dimissioni dall’incarico senza peraltro suggerire a quale altro avvocato rivolgersi. Non so nulla delle attività professionali svolte dall’avvocato Di Donna, né da altri. Non ho mai incontrato né scambiato informazioni con questi avvocati durante la mia presidenza del Consiglio». I 5 Stelle pubblicano sui loro canali la testimonianza in commissione dell’avvocatessa Nicoletta Spaziani che sostiene come lei e Di Donna non abbiano mai avuto contatti col premier e sottolineano che Conte non è mai stato in società con altri avvocati. «Purtroppo è stata superata una linea rossa e di fronte a campagne mediatiche che rilanciano denigrazioni e diffamazioni sono costretto a difendere la mia reputazione e il lavoro svolto per il Paese. Chi persevera nella calunnia sarà querelato», dice Conte. Da FdI gli contestano di non essere andato a parlare davanti alla Commissione, della quale fa parte, ma dal suo staff ricordano che Conte ha scritto una lettera ai presidenti di Camera e Senato per dire di essere disponibile a farsi sentire. Per Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di FdI, «sui 454 mila euro che dallo studio di Conte venivano chiesti per appalti sulle mascherine. I giornali, sempre molto attenti ai temi dell’onestà pubblica, li vedo poco attenti».
E mentre Lisei ha invitato la maggioranza a tornare in commissione, 5 Stelle e Pd hanno chiesto che si faccia da parte. «La commissione è diventata l’esempio dell’arroganza, della prevaricazione, della convinzione che questa maggioranza ha di proprietà delle istituzioni e la cosa è inaccettabile», dice il presidente dei senatori dem Francesco Boccia. «Finché non ci sarà una risposta chiara non parteciperemo ai lavori e il presidente Lisei deve fare marcia indietro su questo utilizzo proprietario della commissione. Quanto accaduto è gravissimo».