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 2026  giugno 10 Mercoledì calendario

Tusk svela: Meloni scontenta per il vertice con Kiev senza l’Italia

Se Palazzo Chigi da giorni cerca di dissimulare il fastidio per il mancato invito al vertice londinese su Kiev di domenica scorsa, il primo ministro polacco Donald Tusk rivela il disappunto degli esclusi senza infingimenti: «Ho parlato con Giorgia Meloni, che non è entusiasta di questo formato E3». Eufemismo per dire che Roma e Varsavia non hanno affatto apprezzato l’iniziativa di Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz per ridare stimolo, in solitaria, alle trattative arenate tra Russia e Ucraina. Ai vertici del governo il ragionamento viene sfumato: i dubbi non riguardano i partecipanti, ma l’efficacia e i risultati portati a casa a finora con questo formato.
È stato il capo del governo polacco, lunedì, a chiamare la leader italiana. Entrambi, negli ultimi due giorni, hanno presentato le proprie rimostranze al cancelliere tedesco. Ottenendo un primo riscontro: Tusk ha svelato per «i prossimi giorni» un vertice nel formato E5, dunque con l’aggiunta di Polonia e Italia al terzetto anglo-franco-tedesco. Si terrà a Berlino, la data è da definire. Di certo non prima del G7 che si svolgerà a Évian, in Alta Savoia, da lunedì a mercoledì prossimo, subito seguito dal Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Per la settimana successiva, poi, balla un altro appuntamento: il bilaterale tra Francia e Italia in Costa azzurra, fissato intorno al 25 giugno. È credibile che la prima finestra utile si apra quindi tra la fine del mese e i primi di luglio. L’incontro a cinque dei leader sarà anticipato, in ogni caso, da una riunione dei ministri degli Esteri dei paesi coinvolti. Anche di questo ha parlato il responsabile della Farnesina Antonio Tajani in una telefonata ieri con l’omologo polacco Sikorski.
Il calendario diplomatico delle prossime settimane è denso di appuntamenti in cui la presidente del Consiglio italiana cercherà di recuperare la centralità negata dalla foto di gruppo davanti al numero di 10 di Downing Street. Il più importante è il G7 francese, dove è atteso – con un inevitabile margine di incertezza – il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Palazzo Chigi spera di strappare un bilaterale con Washington: sarebbe quanto mai necessario per recuperare il rapporto sfilacciato dopo gli insulti del tycoon all’indirizzo di Leone XIV. In quest’ottica va letta la bozza di risoluzione che la maggioranza ha preparato per giovedì, quando la premier sarà in parlamento per le comunicazioni in vista del Consiglio Ue. L’impegno del governo, si legge nel testo, dev’essere rivolto ad «assicurare ogni utile iniziativa» per la pace in Ucraina, ma «in coordinamento con gli Stati Uniti, la Nato e i partner del G7, e promuovendo un ruolo attivo dell’Unione Europea». Un’altra bordata al protagonismo di Merz, Macron e Starmer.
Quanto all’ingresso di Kiev nella Unione – come forma di tutela contro l’aggressività di Vladimir Putin – la mozione del centrodestra rimane vaga e si limita a ribadire che l’allargamento, «processo basato sul merito individuale e sulla parità di trattamento tra tutti i Paesi candidati, rimane una priorità geopolitica e strategica complessiva per l’Italia». Una formula larga, larghissima, per riaffermare la posizione già nota del governo (e tenere buona la Lega, contraria ad accelerare l’ingresso dell’Ucraina): nessuna corsia preferenziale per il Paese di Volodymyr Zelensky, candidato assai più recente di Albania e Montenegro, in attesa da anni. Un problema, quello dei tempi, su cui ieri è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, in audizione al Senato con Tajani. La proposta è immaginare forme di accesso graduale, con livelli diversi di integrazione: «Ci sono paesi dei Balcani che aspettano da 12 anni che si entri solo in Serie A. Io da anni che dico che bisognerebbe fare l’ingresso in Europa con la Serie D, la Serie C, la Serie B e poi la Serie A».