Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 10 Mercoledì calendario

Dassilva assolto in primo grado per l’omicidio Paganelli

Assolto in primo grado per non aver commesso l’omicidio di Pierina Paganelli. La sentenza letta poco dopo le due del mattino dalla giudice presidente della Corte D’Assise di Rimini Fiorella Casadei è arrivata al termine di una lunghissima camera di consiglio. In sedici ore è crollato l’impianto accusatorio imbastito dalla Procura di Rimini, dal pm Daniele Paci e dalla Squadra mobile, costruito in due anni di indagini e in un processo durato sette mesi. Un procedimento indiziario senza prove dirette, per la mancanza di tracce di dna o impronte riconducibili all’assassino né materiale audiovisivo.
La sentenza
Potrebbero essere stati questi gli elementi che hanno orientato la scelta dei giudici, ma la sentenza è roboante, perché la Corte D’Assise ha giudicato innocente il 36enne di origine senegalese come scandito dalla presidente della corte «per non aver commesso il fatto». Dassilva è stato scarcerato nel cuore della notte poco dopo le 3 del mattino. È uscito dal carcere Casetti di Rimini e ha subito riabbracciato la moglie Valeria Bartolucci: «Ha vinto la giustizia – ha detto all’uscita – questa è la rivincita della giustizia». 
Lei, la coniuge ha già messo le mani avanti: «Non torneremo mai più a vivere in via del Ciclamino. Lì ci sono brutti ricordi e brutte persone. Già questa notte eviteremo di tornare nel nostro vecchio appartamento».
Il movente
Il movente delineato dalla Procura di Rimini era stato messo nero su bianco da tempo durante le indagini del pm Daniele Paci. Pierina Paganelli era la suocera dell’amante di Louis Dassilva, Manuela Bianchi, dirimpettaia della vittima nel condominio di via del Ciclamino 31 in cui vivevano quasi tutte le persone coinvolte in questa vicenda. 
E il trentaseienne sarebbe stato determinato ad evitare a qualunque costo che Pierina scoprisse la sua relazione extraconiugale. Bianchi è la moglie di Giuliano Saponi, uno dei tre figli della vittima, che all’epoca del delitto era ricoverato dopo un misterioso incidente avvenuto cinque mesi prima.
Sarebbe stato dimesso due giorni dopo l’omicidio della madre, che in quei giorni stava preparando una festa in occasione del suo ritorno. La sera del 3 ottobre del 2023, alle 22.11, Pierina Paganelli era appena rientrata da un gruppo di preghiera dei testimoni di Geova. È il credo a cui aderiscono quasi tutte le persone coinvolte in questa vicenda: la vittima, la nuora Manuela Bianchi, il fratello Loris, i tre figli. Tutti eccetto Louis Dassilva e la moglie Valeria Bartolucci, altra inquilina del condominio di via del Ciclamino.
Il delitto
La 78enne, dopo aver parcheggiato la sua Fiat Panda nel garage, percorse nella penombra pochi passi, per poi per poi cadere nell’agguato testo dal killer alle 22.13. E il killer per la giustizia italiana non è Louis Dassilva.
Non ha alcun peso specifico il fatto che Dassilva non abbia usato il telefono dalle 22 alle 22.40 della sera del delitto. E non è escluso che anche le dichiarazioni di Manuela Bianchi, che aveva sconfessato l’amante raccontando che la mattina del 4 ottobre lo aveva incontrato a pochi passi dal cadavere, siano state ritenute false. 
Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra qualche settimana: va anche ricordato che molto del materiale sequestrato alle persone coinvolte nelle vicenda, tra cui l’imputato, è stato mal conservato nei laboratori della Polizia Scientifica e non è stato possibile rintracciare l’eventuale presenza di dna o di tracce ematiche. Così come non ha avuto alcun peso il fatto che Louis Dassilva aveva consegnato abiti diversi da quelli indossati la sera del delitto alla Polizia.
In aula
La sentenza è stata accolta dal fragore degli applausi dei tanti sostenitori di Louis Dassilva, tra cui tanti suoi connazionali, presenti nel cuore della notte in tribunale. In lacrime il figlio di Pierina Paganelli Giuliano Saponi, insieme con gli altri due fratelli. Sia loro che i loro legali Monica e Marco Lunedei e Alfredo Scifo, così come con sostituto procuratore Daniele Paci sono usciti fuori dal tribunale subito dopo la lettura della sentenza, nel giro di pochi istanti. 
Assenti sia Manuela Bianchi che l’avvocata Nunzia Barzan, così come il fratello Davide consulente legale. Assente anche Loris Bianchi, il fratello di Manuela che la sera del delitto era a cena dalla sorella per seguire in video conferenza l’assemblea dei testimoni di Geova a cui stava partecipando Pierina. Gli avvocati Andrea Guidi e Riario Fabbri hanno annunciato una conferenza stampa in programma giovedì e non è escluso sia presente anche Louis Dassilva. Valeria Bartolucci ha già messo le mani avanti: «La sentenza è stata un riscatto ma la parte bella di questo riscatto deve ancora venire». Anche Manuela Bianchi interviene dopo la sentenza di assoluzione. «La mia coscienza è totalmente serena perché ho sempre detto la verità», la sua reazione. «Per questo motivo prendo atto, con rispetto, della decisione della Corte d’assise di Rimini. Resta in me la consapevolezza di aver sempre raccontato i fatti con sincerità e di non essermi mai sottratta alla verità, nonostante il dolore e le difficoltà di questi anni», aggiunge. 
Le reazioni
«Era un risultato che abbiamo cercato fin dall’inizio. Abbiamo portato degli elementi molto importanti alla Corte e apprezziamo il fatto che abbiano accolto le nostre tesi difensive». Così Riario Fabbri, uno dei due legali di Louis Dassilva, dopo la sentenza della Corte d’Assise che ha assolto il 36enne accusato di aver ucciso Pierina Paganelli, la 78enne ammazzata a Rimini il 3 ottobre 2023. «C’è grande gioia, però sicuramente si aprirà un seguito in appello a questo procedimento, lo sappiamo ma oggi finalmente riusciamo a ridare a Dassilva dignità», conclude Fabbri. 
«La sentenza della Corte d’Assise va ovviamente rispettata, seppur non condivisa in ragione delle risultanze, sia dell’indagine che del dibattimento. Attendiamo, ovviamente, il deposito delle motivazioni per meglio comprendere il ragionamento che vi è alla base». Lo hanno scritto gli  avvocati Monica e Marco Lunedei, e Alfredo Andrea Scifo, difensori delle parti civili, i figli di Pierina Paganelli. Ieri sera a tarda notte quando è arrivata la sentenza di assoluzione per Louis Dassilva, dai figli della vittima nessuna reazione. Giuliano, Chiara e Giacomo Saponi sono rimasti fermi e impietriti e poi hanno lasciato l’aula in silenzio. «Il giurista potrà poi ovviamente prendere posizione nei
confronti della decisione attraverso lo strumento
dell’impugnazione, l’unico previsto dalla legge. Al momento,
come detto più volte, confermiamo la stima e la fiducia nei
confronti della Procura per il lavoro svolto, lavoro che ci ha
sempre convinto non sulla base di un’apodittica convinzione o di
un pregiudizio, ma sulla base di quanto abbiamo visto e
sentito», continua la nota delle parti civili. 
«La decisione dovrà comunque, prima di raggiungere
l’irrevocabilità, passare attraverso almeno un altro grado di
merito ed uno di legittimità», concludono i legali.
«Pur nel doveroso rispetto delle determinazioni adottate dalla Corte d’Assise, questa difesa ritiene che le motivazioni della sentenza rivestiranno carattere decisivo ai fini di una compiuta valutazione tecnico-giuridica dell’intero percorso processuale. Nell’eventualità in cui la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rimini ritenga di proporre impugnazione avverso la predetta decisione, il giudizio di secondo grado potrà rappresentare una sede processuale idonea per un ulteriore e più approfondito scrutinio delle risultanze istruttorie, con particolare riferimento agli accertamenti tecnici e scientifici acquisiti agli atti, che, ad avviso della difesa, presentano profili suscettibili di ulteriore verifica, approfondimento e rivalutazione critica», dichiara l’avvocata Nunzia Barzan (con il fratello consulente Davide) che difende Manuela e Loris Bianchi.  
La Procura di Rimini farà appello
In tarda mattinata la Procura di Rimini ha annunciato che farà appello contro l’assoluzione di Dassilva. «La sentenza è arrivata dopo una camera di consiglio durata oltre 15 ore in cui la Corte d’Assise, due giudici togati e sei popolari, hanno vagliato migliaia di pagine di atti, tra cui perizie e testimonianze. L’appello sarà proposto una volta depositate le motivazioni, tra 90 giorni. Dassilva, come da dispositivo letto in aula dalla presidente d’assise Fiorella Casadei è stato assolto ex articolo 530 comma 2 di procedura
penale, in pratica la vecchia insufficienza di prove, per non aver commesso il fatto».