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 2026  giugno 10 Mercoledì calendario

I battteri vincono se abusiamo di antibiotici

L’antibioticoresistenza non è una minaccia futura: è già qui, e in Italia pesa più che in quasi tutto il resto d’Europa. Ogni anno nel mondo oltre 1,2 milioni di persone muoiono per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, un numero superiore a quello di HIV e malaria messi insieme.
Nel nostro Paese il quadro è particolarmente critico. I dati europei collocano l’Italia tra le nazioni con il più alto numero di decessi attribuibili a infezioni resistenti, soprattutto per colpa di batteri «gram negativi» spesso produttori di sostanze in grado di disinnescare intere classi di antibiotici. La fotografia degli ospedali è paradigmatica: fino a un paziente su tre ricoverato riceve almeno un antibiotico durante la degenza e circa un terzo dei trattamenti e delle profilassi chirurgiche è considerato inappropriato, così si sviluppano le resistenze, mentre l’abuso ambulatoriale fa il resto. In Italia continuiamo a prescrivere più antibiotici della media europea, sia in ospedale sia soprattutto sul territorio, dove le ricette per infezioni respiratorie virali (contro cui gli antibiotici sono inutili) restano ancora troppo frequenti.
La cattiva notizia è che nei prossimi anni non avremo nuovi antibiotici, mentre la buona è che una parte di questo fenomeno è reversibile: programmi strutturati di uso prudente degli antibiotici, uniti a una seria prevenzione delle infezioni (igiene delle mani, isolamento dei pazienti colonizzati, vaccinazioni), possono ridurre fino al 30% la spesa antibiotica e contenere la diffusione dei batteri multi resistenti. Ma servono scelte politiche e organizzative: laboratori di microbiologia in grado di rispondere in tempi rapidi, sistemi informativi che traccino consumi e resistenze, infettivologi coinvolti nei percorsi di cura, campagne educative, reparti di lungodegenza infettivologica e riabilitazione. L’Italia, che ha saputo costruire un Servizio sanitario nazionale universalistico, non può permettersi di arrivare impreparata a questa «pandemia lenta». Difendere l’efficacia degli antibiotici significa difendere la moderna medicina, è una responsabilità collettiva che passa anche da gesti minimi: non chiedere antibiotici «per stare tranquilli», seguire le prescrizioni fino in fondo, lavarsi le mani, evitare i contagi gratuiti. Perché ogni volta che usiamo un antibiotico male, regaliamo un vantaggio al nemico.