Corriere della Sera, 10 giugno 2026
Pronte nuove sanzioni Ue contro Putin. Autobomba a Mosca
Aumenta la pressione sul Cremlino. Quella economica, innanzitutto. L’economia russa sta «rallentando bruscamente», è la fotografia scattata ieri dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen mentre presentava il 21esimo pacchetto di sanzioni dell’Unione contro Mosca. Nel mirino i settori bancario, energetico e commerciale, nel tentativo di indebolire ancora di più la già zoppicante economia russa. «La guerra finirà se l’aggressore esaurirà i fondi o i materiali per continuare», ha chiarito Kaja Kallas, Alta rappresentante Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Le nuove misure devono ora essere approvate all’unanimità dai Paesi dell’Ue.
A essere colpite sono altre 31 banche russe, nonché 20 istituti di Paesi terzi accusati di fornire servizi a individui ed entità russe sanzionate. L’Unione intende vietare inoltre ai fornitori di servizi di criptovalute in Paesi terzi di contribuire a eludere le sanzioni. Tra le iniziative più importanti, quelle di vietare l’ingresso ai russi che hanno combattuto in Ucraina e di congelare il prezzo del petrolio russo per impedire a Mosca di trarre vantaggio dall’aumento dei prezzi del greggio derivante dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. Bruxelles sta anche aggiungendo altre navi della cosiddetta flotta ombra russa alla lista delle sanzioni.
Le casse statali soffrono a tal punto che mentre Kiev intensifica gli attacchi con droni contro impianti industriali, porti e raffinerie petrolifere russe, Mosca sta cercando di scaricare sulle aziende il costo per proteggere le strutture: il ministero della Difesa consentirà alle aziende di acquistare armi di difesa aerea, da far gestire a unità di riservisti, rivela Bloomberg.
Nelle stesse ore in cui Bruxelles annunciava la nuova stretta, le strade di Mosca venivano scosse da misteriose esplosioni proprio nel cuore della capitale. Prima il violento boato di un’auto saltata in aria: morto il conducente, di cui non sono state rese note le generalità. L’esplosione è avvenuta a Balashikha, sobborgo della città dove risiedono diversi ufficiali delle forze armate e dove lo scorso anno fu ucciso in un attentato Yaroslav Moskalik, vicecapo della direzione operativa dello Stato maggiore russo. A distanza di ore, di nuovo in circostanze vaghe, la detonazione di una vettura ha fatto sussultare gli abitanti di Konkovo, altro quartiere periferico della capitale.
Per l’apparato di sicurezza russo le grane ieri non sono finite qui. Quattro persone sono rimaste uccise in un’esplosione nell’area dell’impianto Arsenal, a San Pietroburgo, proprietà dell’agenzia aerospaziale Roscosmos. Lo stabilimento colpito è uno dei maggiori produttori di componenti per l’industria militare e spaziale russa. Un evento che potrebbe rafforzare i timori dello zar sulle misure di sicurezza.
Minacciato in casa e sempre più isolato fuori, il Cremlino non è mai stato così fragile, è il quadro dipinto da Volodymyr Zelensky in un’intervista al Guardian. Secondo il leader di Kiev, Vladimir Putin è ormai sempre più solo sul piano internazionale, e la narrazione russa sta perdendo efficacia anche sui partner storici dell’ex blocco sovietico, come dimostrano le sconfitte dei suoi alleati, a iniziare da Viktor Orbán. Pure il fronte interno mostra crepe: «La vittoria in questa guerra ci sarà quando la società russa riconoscerà che la guerra è una tragedia non per qualcuno, da qualche parte, ma per loro stessi. Credo che ci siano diverse persone intorno a Putin. Metà di loro vuole continuare questa guerra. L’altra metà vuole fermarla».
Di fronte a questo scenario, le cancellerie occidentali accelerano per forzare una via d’uscita diplomatica dal conflitto che coinvolga anche i Paesi europei. A fare da traino il formato E3, con Germania, Francia e Regno Unito, riunitosi a Londra domenica. Se il premier svedese Ulf Kristersson ritiene che i negoziati debbano iniziare con questo formato, il presidente polacco Donald Tusk si è detto insoddisfatto della scelta.