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 2026  giugno 10 Mercoledì calendario

Trump, raid in Iran per un Apache colpito

Soffre ancora Tiro, regina del Sud del Libano, colpita dal peggior raid israeliano dall’inizio della guerra, mentre Trump torna a minacciare l’Iran dopo l’abbattimento da parte di Teheran di un elicottero americano da combattimento – il primo in questa guerra – sullo Stretto di Hormuz. «Sono appena stato informato dalle nostre grandi forze armate che, la scorsa notte, gli iraniani hanno abbattuto uno dei nostri sofisticatissimi Apache mentre pattugliava lo Stretto di Hormuz», ha rivelato il commander in chief su Truth, avvisando che «gli Stati Uniti devono necessariamente rispondere a questo attacco». E nella notte lo hanno fatto facendo partire una serie di raid di rappresaglia contro l’Iran. Gli attacchi, che secondo le forze armate sono stati condotti per legittima difesa, sono stati ordinati dal Presidente Trump. «La missione rappresenta una risposta proporzionata a un’ingiustificata aggressione iraniana», ha dichiarato il Centcom in un comunicato.
L’AH-64 Apache è precipitato domenica nei pressi delle coste dell’Oman, mentre stava «pattugliando le acque regionali». I piloti stanno bene e sono salvi. Armato con missili Hellfire, l’Apache è uno dei velivoli più temibili che operano nella regione: pattuglia la strategica via navigabile in parte per scoraggiare gli attacchi di piccole imbarcazioni e per abbattere i droni, ma si è spinto sempre più vicino al territorio iraniano, comprese le isole controllate dall’Iran nello stretto e nel Golfo Persico.
I due piloti sono stati salvati nel giro di due ore da un drone navale di superficie che li ha trasportati a terra in quella che è considerata la prima operazione di questo tipo condotta dalle forze Usa. Questo dopo che in aprile i pasdaran avevano già abbattuto un caccia F-15E Strike Eagle e due membri dell’equipaggio erano stati tratti in salvo con un blitz ad alto rischio, dopo essersi catapultati dal velivolo danneggiato ed essere atterrati in territorio ostile.
Alle minacce di Washington ha risposto Teheran. Le forze armate iraniane «sono in allerta costante per qualsiasi violazione dello spazio aereo» del Paese, e le «forze straniere nelle vicinanze» del territorio della Repubblica islamica «sono a rischio costante in caso di loro errori umani, incidenti o di essere presi tra due fuochi», ha fatto sapere il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi via X.
Intanto il premier israeliano Benjamin Netanyahu continua a prendersi carta bianca in Libano. Ieri mattina Israele ha emanato un ordine di evacuazione per la città di Tiro e i suoi sobborghi che, per la prima volta, ha incluso il quartiere cristiano. I colpi che hanno ucciso almeno 8 persone sono caduti a meno di 200 metri dall’ingresso di uno dei siti archeologici della città, patrimonio mondiale dell’Unesco. «La città vecchia non è semplicemente una zona residenziale. È il cuore storico e umano di Tiro, dimora di migliaia di civili, tra cui famiglie, bambini e anziani», è l’appello dei tre arcivescovi di Tiro, Georges Iskandar (cattolico melchita greco), Elias Kfoury (ortodosso greco) e Charbel Abdallah (maronita). I raid israeliani sono proseguiti anche in altre zone del Paese e hanno provocato altri 29 morti e 133 feriti nelle ultime 24 ore.
Non sembra risolversi il dossier Libano. Il gabinetto di sicurezza israeliano ha autorizzato l’Idf a lanciare attacchi contro i sobborghi meridionali di Beirut «in risposta a qualsiasi lancio di razzi dal Libano che entri in territorio israeliano, senza richiedere l’approvazione politica» e il presidente libanese Joseph Aoun è tornato a parlare alla Cnn, affermando di non avere scelta di fronte ai colloqui con Israele sotto l’egida americana e di star sfruttando l’interesse personale del presidente Trump per porre fine al conflitto. Il rappresentante dell’Iran all’Onu, Saeed Iravani, dal canto suo, ha detto di sperare che i negoziati si concludano entro la fine di questo mese, ma ha ribadito che il cessate il fuoco dovrà essere «globale» e riguardare «l’intera regione, Libano compreso». Mentre un funzionario iraniano ha insistito che «non ci sarà alcun accordo con gli Usa prima della revoca delle sanzioni e del rilascio dei beni iraniani congelati». Resta quindi il rischio di una nuova escalation con i raid israeliani in Libano e di nuove tensioni fra Trump e Netanyahu. Perché, come ha riconosciuto anche il vicepresidente JD Vance, «a volte gli interessi Usa e di Israele non sono gli stessi».