ilsole24ore.com, 9 giugno 2026
ZTL, Italia al primo posto in Europa per zone a traffico limitato
Italia paese di santi, poeti, navigatori e Zone a Traffico Limitato. Su circa 500 ZTL attive in Europa, ben 446 si trovano in Italia. Sembra un dato decisamente improbabile ma la conferma arriva dalla ricerca “Auto e Città, oltre il divieto” dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School che analizza il rapporto tra mobilità privata e spazio urbano alla luce delle nuove esigenze ambientali, economiche e sociali. L’analisi si focalizza sul ruolo degli Uvar (Urban Vehicle Access Regulation), le misure che regolano l’accesso dei veicoli negli spazi urbani per ridurre traffico, congestione e inquinamento, nonché di altri strumenti di regolamentazione della mobilità come le Zone 30 e le Aree pedonali.
Gli Uvar comprendono diverse tipologie di misure, per le quali la ricerca propone una precisa classificazione in cinque categorie: Congestion Charge, Low Emission Zone (Lez), Zone a Traffico Limitato (ZTL), Aree pedonali e altre limitazioni specifiche per particolari categorie di veicoli. Più in generale, il nostro Paese concentra 485 misure di limitazione dell’accesso – tra ZTL, Low Emission Zone (Lez) e sistemi di congestion charge – oltre la metà del totale europeo (56,2%) che ammonta a 863 interventi.
Limitazioni al traffico che nella maggior parte delle città italiane vanno di pari passo con vere e proprie operazioni di Traffic Calming, ovvero l’insieme di interventi urbanistici, di arredo urbano e di progettazione stradale progettati per ridurre la velocità dei veicoli e disincentivare il traffico di attraversamento, migliorando la sicurezza di pedoni e ciclisti. Operazioni che possono sembrare risolutive per un lungo elenco di criticità ma che nella vita reale, quella dove le persone molto spesso sono obbligate ad usare l’automobile, causano molto spesso ingorghi in zone limitrofe con relativo aumento degli inquinanti. Perché nonostante una narrazione “contro l’automobile”, spesso scritta da chi vive proprio all’interno delle ZTL o ha gli strumenti economici e lavorativi per non usare l’auto, nella già citata “vita vera” ci sono sempre più automobilisti che vorrebbero girare su cargo bike da diverse migliaia di euro in città a 15 minuti ma sono costretti a passare ore nel traffico all’interno di auto che valgono meno della bici porta bimbi.
ZTL, serve un portale unico
Città che vai, ZTL che trovi. Con relative regole d’accesso diverse, orari che variano ma soprattutto con una segnaletica spesso poco chiara. L’esempio perfetto arriva dalla città di Bologna. Perché se da una parte l’investimento per Città 30 – la seconda in Italia dopo Olbia – ha comportato importanti investimenti in materia di segnaletica, dall’altra mancano degli avvisi luminosi sotto ai varchi dove viene indicato se la ZTL è attiva o meno. Sicuramente utili per gli automobilisti, meno per le casse del Comune. Portale che potrebbe essere collegato alle auto. Ulteriore elemento, infatti, che permetterebbe di preparare il nostro sistema al futuro; si tratta dell’attivazione di un portale unico nazionale che raccolga tutti i provvedimenti adottati localmente e che consenta – quindi – alle auto sempre più connesse e digitalizzate in arrivo sul mercato.
Limiti basati su numeri e non su percezioni
Dallo studio emerge infine una criticità trasversale: la carenza di analisi ex ante ed ex post sull’introduzione delle misure restrittive. Secondo l’Osservatorio, è fondamentale adottare sistemi di monitoraggio basati su indicatori di performance (KPI) per valutare l’efficacia degli interventi e orientare le politiche future in modo più informato e trasparente.
Fabio Orecchini, Direttore Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, ha precisato che “la popolazione mondiale è sempre più urbanizzata, il rapporto tra auto e città rappresenta quindi un elemento chiave per la qualità della vita di miliardi di persone nei prossimi decenni. Dalla ricerca emerge la grande attenzione che l’Italia dà al tema, visto che nel nostro Paese si concentra più della metà di tutti i provvedimenti di restrizione alla circolazione urbana censiti in Europa. Appare però evidente l’assenza di un coordinamento efficace a livello nazionale. L’esempio di altri paesi, come Germania, Francia e Spagna, ci dice che per le zone a basse emissioni sono possibili definizioni uniche nazionali – in Italia attualmente inesistenti – che permettano agli automobilisti di orientarsi meglio tra le diverse restrizioni presenti a livello locale”.