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 2026  giugno 09 Martedì calendario

Per gli psichiatri Charles Kaufmann non ha più disturbi

Una «tendenza alla manipolazione e alla prevaricazione come modalità relazionali e uno stile narrativo espressione di un disturbo di personalità istrionico-antisociale». Ma «la gravità del quadro clinico che aveva portato al ricovero» di Rexal Ford, alias Charles Francis Kaufmann, in psichiatria al S. Spirito di Roma, «appare risolta». Lo scrivono nero su bianco dopo quasi un mese di ricovero nel nosocomio romano, gli psichiatri che hanno in cura il 46enne californiano accusato di aver ucciso la compagna e la figlia di 11 mesi e di averne occultato i corpi all’interno di Villa Pamphilj, dove vennero ritrovati il 7 giugno dello scorso anno. Ieri mattina al Santo Spirito l’incontro con i periti della prima Corte d’assise di Roma e i consulenti delle parti. Ora si attende la nuova perizia degli specialisti nominati dai giudici che stabilisca se Kaufmann, nonostante non abbia mai preso le cure a cui avrebbe dovuto sottoporsi, sia tornato capace di affrontare il processo.
IL PERCORSO
Il 46enne si trova nel Servizio psichiatrico ospedaliero di diagnosi e cura della Asl Roma 1 dal 12 maggio. A decidere il trasferimento dal carcere di Regina Coeli – dove si trovava in isolamento – la Corte, che ha accolto la diagnosi fatta dallo psichiatra Giovanni De Girolamo e dalla psicologa Sara Pezzuolo: disturbo psicotico acuto e transitorio, guaribile con un mese di cure. È passato meno di un mese e le cure Kaufmann le ha sempre rifiutate. Ma l’atteggiamento dell’imputato è cambiato. Se al suo arrivo in pronto soccorso si rivolgeva «ai sanitari con atteggiamento minaccioso e intimidatorio», progressivamente si è mostrato «meno ostile». Forse, scrivono i medici, per la «presa di coscienza di trovarsi in ospedale». Ora «ha ben chiaro dove si trova» e non presenta «deficit delle funzioni di critica e di giudizio». Insomma Kaufmann è migliorato nel corso delle settimane, tranne quando gli veniva chiesto di argomenti per lui sensibili come il suo arrivo a Roma. In questi casi ricominciava a parlare di un «errore di persona», diceva di non essere «Kaufmann ma neanche Ford» e di chiamarsi «John Montgomery e sono inglese» oppure «il signor Alex York». Per gli psichiatri del Santo Spirito, il 46enne californiano potrebbe «aver sviluppato un quadro di agitazione e discontrollo sul pensiero e sul comportamento in relazione alla lunga detenzione in isolamento». Un’ipotesi, quella di un peggioramento delle sua condizioni mentali a causa dell’isolamento, di cui aveva già parlato in aula il consulente nominato dal pm Antonio Verdi, il professore Stefano Ferracuti.
«Attenuato tale quadro – proseguono i medici del nosocomio romano – permane un pensiero bizzarro, mai strutturato in forma delirante dove, ad esempio, accusa alcuni operatori di essere di volta in volta cloni o assassini, ma senza aderire a queste tematiche. Al contrario accetta che possano essere criticate ed è anche in grado di riderci sopra quando ne viene evidenziata la stranezza. Solitamente i pazienti con disturbo psicotico non sono disponibili ad accettare che sulle loro idee si possa ironizzare e scherzare».
LA DECISIONE
E anche di questo aspetto si era parlato in aula. Lo aveva sottolineato la psicologa forense Roberta Bruzzone, consulente di parte civile per l’associazione “Per Marta e per tutte”, rappresentata dall’avvocato Emilio Malaspina. Quindi, concludono i medici, Kaufmann ha atteggiamenti manipolatori e di prevaricazione ma «la gravità del quadro clinico appare risolta». Ora bisogna attendere la nuova perizia dello psichiatra De Girolamo, l’unico fino ad ora a sostenere l’incapacità temporanea dell’imputato – difeso dall’avvocato Paolo Foti – di stare a processo. A quel punto tornerebbe in cella.