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 2026  giugno 09 Martedì calendario

Per la presidenza Rai l’ad Rossi lancia Minoli

Quando parla di Minoli come presidente della Rai – «Il presidente non lo nomino io, ma penso che Giovanni sia una figura che potrebbe farlo, so che è uno dei suoi grandi sogni e credo che avrebbe delle idee adeguate» – l’ad del servizio pubblico, Giampaolo Rossi, dà un meritato tributo a uno degli inventori della televisione in Italia. E in una Rai che è memoria e innovazione, naturalmente Minoli sarebbe la persona giusta. Dunque se dovessero esistere le possibilità nel futuro prossimo, probabilmente non nel corso di questa consiliatura che non si sa quanto durerà – se fino a scadenza naturale oppure prima nel caso si faccia la legge di riforma del sistema, e su questo Rossi non si sbilancia: «Non so» – Minoli è un nome forte a cui rivolgersi non solo per la sua storia ma per la sua contemporaneità. Chi meglio di lui, uomo di prodotto per eccellenza e la tivvù di prodotto cioè di idee che abbiano successo ha bisogno, per dirigere una broadcaster che deve competere con i colossi internazionali, vendere le proprie creazioni, fare servizio pubblico e insieme industria?
Rossi ha parlato di tante cose alla festa del Foglio l’altro giorno. Ha detto anche questo: «Io ascolto sempre con attenzione i grandi maestri della tivvù, come Minoli e Carlo Freccero, anche perché con loro ho lavorato, ho conosciuto quella Rai lì, e ho un rispetto che è veramente sincero perché alcuni di loro hanno fatto la storia della televisione, però noi non possiamo non tenere conto che la tivvù è cambiata tantissimo».
«La Rai che era di Minoli e di Freccero – prosegue l’ad – era una Rai anzitutto più ricca». È comunque molto interessante coniugare al futuro il servizio pubblico, tenendo presente l’esperienza e l’apporto professionale che colossi come Minoli possono tuttora offrire.
L’ad Rossi intanto con la sua squadra è impegnato nella definizione dei palinsesti autunno-inverno 2026-2027. Verranno illustrati in Cda il 18 giugno e presentati agli inserzionisti e alla stampa il 3 luglio. In prima serata ci sarà una serata Sal da Vinci, il vincitore di Sanremo (a proposito sono state decise le date del festival del prossimo anno: dal 10 al 16 febbraio). In più altre prime serate dedicate a star della musica e dello spettacolo. E tante fiction. «La famiglia Panini», con Serena Rossi, racconterà l’avventura umana e imprenditoriale dell’azienda che creatrice delle figurine che hanno segnato e alimentato la fantasia di intere generazioni. E oltre a questa, altre fiction con Raoul Bova, Lunetta Savino e Elena Sofia Ricci che sarà protagonista del sequel di «Teresa Battaglia». E la nuova serie di «Macari»? Ma certo. Stand by me di Simona Ercolani avrà in palinsesto i «Nuovi eroi», sugli italiani premiati da Mattarella con varie onorificienze, e anche con «Dottori in corsia» sesta stagione. E via così.
LA POLEMICA
Intanto c’è una polemica. «Sono molto gravi le parole dell’ad su Rai3, la fuga degli spettatori non è un successo», dice Roberto Natale, componente del Cda Rai in quota opposizione. Che cosa ha detto l’ad? «Rossi fornisce – secondo Natale – un’analisi inaccettabile dell’esperienza di Rai3. Rivendica incredibilmente come suo “grande successo” la fuga di spettatori che la rete ha subìto a favore de La7». Rossi nell’intervista alla festa del Foglio parla di Rai3 dicendo che «era un’anomalia». L’ex TeleKabul, a parere dell’ad, è stata «una rete appaltata a un blocco ideologico e culturale ma finanziata con i soldi pubblici. E questo non era corretto». Ora la vecchia Rai3 si sarebbe ideologicamente spostata su La7, mentre la nuova Rai3 è più pluralista di prima: vi si può trovare «Sigfrido Ranucci e Massimo Giletti, Salvo Sottile e Peter Gomez, Roberto Inciocchi e Marco Damilano». A margine di tutto ciò, c’è la quasi certezza o forse senza quasi che Milo Infante, super volto della Rai e campione di ascolti (con «Ore 14»), starebbe passando a Mediaset, lasciando la carica di vice degli Approfondimenti Rai. Si sente maltrattato Infante (quota Lega) e ha dovuto ingoiare qualche torto, e non è stato favorito nei palinsesti nonostante i successi, e dunque approderà a Cologno Monzese. Dove oltre a una prima serata di attualità e cronaca potrebbe avere un ruolo dirigenziale. La Rai sta comunque lavorando per trattenerlo, perché lo considera un asset importante dell’azienda.
INCHIESTE
Ma c’è un discorso più profondo da fare. Che riguarda Report e va ben oltre Report. Ed è questo: la libertà dell’informazione può essere illimitata e arrivare a diffondere notizie non corrispondenti al vero? Il caso Minetti rientra in questa domanda. Rossi affronta il tema così: «Il tema vero è quello del giornalismo d’inchiesta. Tutti dobbiamo stare molto attenti al fatto che non diventi un giornalismo di teorema. Nei ultimi giorni ci sono stati casi di inchieste che non si sono dimostrare molto vere. Il caso Minetti. Ma anche il processo Dell’Utri-Berlusconi».
Ecco, un ritorno alla televisione di sfida – prodotto più capacità industriale – e a una televisione di serietà. Che è l’opposto della faziosità.