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 2026  giugno 09 Martedì calendario

Nordio sull’evaso dal Texas: "Deve restare in carcere"

Potrebbe fare il «latitante in Europa» ed esiste, nel suo caso, un «pericolo di fuga elevato alla massima misura». Resta in carcere a Torino Gilley Lee Morgenson, l’ingegnere di 39 anni evaso dal Texas per sfuggire alla pena di morte. Negli Usa, dove il processo non è ancora iniziato, è accusato dell’omicidio della moglie Christa, trovata morta a Houston, nella sua camera da letto, il 17 ottobre 2024.
La decisione di trattenere Morgenson al Lorusso e Cutugno è della corte d’appello di Torino, che doveva esprimersi sull’istanza di scarcerazione inoltrata dall’avvocata italiana dell’uomo, Monica Grosso.
L’ingegnere, scrivono i giudici, ha dimostrato un’abilità sorprendente riguardo alla fuga. Il primo maggio ha spaccato il braccialetto elettronico, è fuggito dal Texas al Canada usando un’auto e un jet privato. Poi si è imbarcato per Milano. Ed è qui che è stato scoperto dalla polizia, che gli ha sequestrato un passaporto e una carta di identità falsi. Oltre a «due patenti di guida belghe false», spiega la corte, che aggiunge: solo la misura del carcere può contenere l’indagato, non essendo «sufficiente il braccialetto elettronico».
Morgenson, dopo il fermo a Malpensa, era finito al Cpr di Torino. Qui gli era stato notificato il mandato d’arresto internazionale ed era stato trasferito nel carcere della città, dove si trova da un mese. La corte d’appello, nelle scorse ore, ha stabilito che qui Morgenson dovrà restare, finché gli Usa non chiederanno l’estradizione. «Finora la richiesta non è pervenuta», precisano i giudici. Era stata la procura generale a chiedere che l’ingegnere restasse in carcere. Anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva chiesto la conferma della misura. Una richiesta fatta, aveva scritto Nordio, «vista la lettera trasmessa dal dipartimento di giustizia dell’Ambasciata statunitense a Roma, con la quale il procuratore distrettuale della contea di Harris afferma che Gilley è accusato di un reato che, in caso di condanna, comporta automaticamente la pena dell’ergastolo, con esclusione nel caso di specie dell’applicazione della pena di morte». Dopo l’arresto di Morgenson a Milano, fonti diplomatiche statunitensi e l’ufficiale di collegamento in Italia avevano scritto che negli Usa l’uomo non rischierebbe la pena di morte, ma l’ergastolo. Secondo la difesa dell’ingegnere però, una promessa scritta in poche righe non da un’autorità giudiziaria non garantirebbe l’incolumità dell’indagato, visto che in Texas l’uccisione di una donna incinta equivale a un «omicidio duplice», reato per il quale la pena capitale è prevista. Per i giudici torinesi «la questione del rischio di pena di morte, allo stato, non è in grado di incidere sulle valutazioni in tema di misura cautelare». È troppo presto. Non è arrivata alcuna richiesta ufficiale di estradizione dagli Usa. Inoltre, le norme «non escludono in senso assoluto che l’estradizione possa essere concessa per un reato punibile con la pena di morte, prevedendo che la consegna sia condizionata alla non irrogazione o alla non esecuzione della pena di morte».