la Repubblica, 9 giugno 2026
Intervista a Francesca Michielin
E sulla strada dei trent’anni, «di cui metà a fare questo mestiere», da quando vinse X Factor 2011, Francesca Michielin trova le streghe. No, meglio: capisce d’essere lei una strega. E ben venga. Chiedere al nuovo album Magia bianca (esce venerdì), testi e musiche ispirati al Medioevo, alle fattucchiere e dintorni. È il suo sesto disco, ma il primo dopo il taglio post-Sanremo 2025, «andato malissimo», che tra incidenti vari e il 21esimo posto finale sembrava stregato, a proposito di. Nuovo corso lavorativo e ritorno a casa, a Bassano del Grappa, dove sono appena uscite le pubblicazioni di matrimonio: sposerà il preparatore atletico Davide Spigarolo, figlio dell’ex mezzofondista Gabriella Dorio e suo compagno dal 2022. A proposito di istituzioni medievali, sorridiamo. «Ma ci credo».
Gliel’ha chiesto lui?
«Insieme. Ci ho pensato tanto: il problema non è il matrimonio, semmai con chi lo si fa. Noi siamo le persone giuste, l’una per l’altra. Credo nella famiglia: due persone possono essere una certezza e una comunità per chi sta loro intorno».
Che cosa ha trovato nel suo compagno?
«La tranquillità di una persona fuori dallo star system, ma anche la certezza di essere capita. Lavora con grandi sportivi, sa cosa sono la pressione del successo e il sacrificio. Ci siamo trovati sulla parte sana della medaglia».
L’altra?
«Ho vinto X Factor a 16 anni, ho perso l’adolescenza per strada. Davide mi ha aiutata a mettere ordine. Sanremo 2025 è andato male, mi ha dato lui la forza di voltare pagina e ripartire: se fossi arrivata tra i primi dieci, mi ha detto, avrei procrastinato, mentre le cose ormai non andavano più».
Che cosa non andava?
«Ero diventata una macchinetta, facevo musica per dovere. Ora sono leggera. Anche aver perso un rene, nell’estate del 2023, mi è servito a rivedere le priorità: quello di quest’estate sarà il primo tour post-operazione; prima non potevo e, come dire, canto da liberata. Gli ultimi due anni sono stati un incubo, a trent’anni sono rinata. È un percorso ma, anche fisicamente, mi piaccio di più».
Magia bianca, dice lei.
«Ho sempre amato il Medioevo, ora l’ho approfondito e studiato con vari storici. Come Barbero, a ci siamo ho scritto in mail. È stata un’epoca cupa solo alla fine, quando c’era la caccia alle streghe, che riguarda per lo più il Rinascimento».
E lei, qui, parla delle streghe.
«Parlo delle donne non conformi, dalle fattucchiere a Giovanna d’Arco. Nel mio piccolo so com’è: avendo vinto X Factor da giovanissima, sono stata etichettata come bambina innocente, ma in realtà sono tanto altro, come tutti».
I commenti sul suo corpo le danno fastidio?
«Sì. Mi trovo sommersa sui social – quando ho cominciato quasi neanche c’erano – di persone che mi criticano perché, non so, al concerto ho indossato le orecchie da elfo. E poi per come mi trucco, mi vesto, eccetera. Spesso è gente dell’età dei miei genitori, che ha vissuto Bowie e gli altri. Che problemi hanno? Non lo so. Ma non vale solo per me, semmai per tutte le donne: in ogni epoca di contrasti – e questa lo è – il nostro corpo diventa un terreno di battaglia».
Siamo ancora alle streghe?
«Sì, e siamo ancora alla caccia alle streghe, che ora è sui social. Ma credo nelle nuove generazioni e – con i tempi giusti, chissà quando – vorrei anche un figlio. Ho speranza».
In “Una donna non può” canta il doppio standard di genere. Su di lei quand’è stato applicato?
«Tante volte, è strutturale e riguarda tutte. A me anche sull’uscita su Ivan Graziani (lasciò intendere di non sapere che fosse morto, nda). È una frase venuta male: a quanti uomini la si abbuona? A me lo chiedono da tre anni».
Che cosa non si è capito, per lei, del femminismo?
«Tanto, la cosa più importante vorrei dirla alle femministe come me: non facciamoci la guerra su chi è più pura, non diamoci patenti, come diceva Murgia; lottiamo per la stessa causa, uniti e unite. Il mondo si divide tra chi critica e chi vuole cambiare le cose, punto».
Un presidente del Consiglio donna è una buona notizia?
«Se si comportasse da femminista, sì. Essere donne non significa essere femministe. E Meloni non si comporta da femminista».
Aveva scritto che sarebbero stati, con lei al governo, cinque anni di “resistenza”.
«Per me coltivare il bello con la musica e dare messaggi lo è, al di là delle dichiarazioni».
Cos’è, alla fine, questa Magia bianca che guarisce tutto?
«Il senso di comunità. Ce ne serve tanto, oggi come oggi».