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 2026  giugno 09 Martedì calendario

Decreto Primo maggio, la destra corregge, ripesca i contratti pirata e pone la fiducia

La maggioranza ritira metà dell’emendamento scandalo sui contratti pirata e pone alla Camera la fiducia sul provvedimento.
La norma rendeva i contratti pirata in modo ancora più esplicito equivalenti ai contratti “leader”, firmati da imprese e sindacati più rappresentativi. Rinuncia poco dolorosa, visto che l’equivalenza c’è già nel testo del decreto Primo maggio varato da Palazzo Chigi, al comma 5 dell’articolo 7. Ma lascia l’altra metà, quella che definisce il salario “giusto” e sufficiente secondo la Costituzione. Dentro ci finiscono cinque macro voci, tra cui il welfare. Talmente vaghe da poter essere dilatate alla bisogna.

Decreto Primo maggio, le opposizioni lasciano la commissione: “Pantomima sui contratti pirata”
di Valentina Conte
08 Giugno 2026
Il segnale alle sigle minori
Alla fine si realizza l’auspicio del sottosegretario leghista Claudio Durigon: «No al monopolio di Cgil, Cisl e Uil. Sì all’equivalenza». Lo conferma il relatore del decreto Primo maggio, Walter Rizzetto (FdI): «Viene garantita la pluralità sindacale». Un messaggio doveva essere mandato a Ugl, Cisal, Confsal, Anpit. E così è stato.
Potranno avere i bonus per l’assunzione di giovani, donne e Sud se applicheranno il salario “giusto” – nella forma del Tec, il trattamento economico complessivo – nella sua versione larga. Bisognerà poi vedere nell’attuazione concreta come si faranno i calcoli. Ma è sicuro che il varco lasciato ieri dalla commissione Lavoro della Camera sarà utile soprattutto a loro, le “piccole” sigle spesso propense al lavoro sottopagato.
L’Aventino delle opposizioni
Si è arrivati al compromesso politico in maggioranza in un clima arroventato. Dopo la protesta di Cgil, Cisl e Uil esplicitata venerdì, ieri l’opposizione di Pd, Avs, M5S ha abbandonato la commissione, senza partecipare al voto degli emendamenti. «È una pantomima, un abuso di potere sul Parlamento».
A fine serata Arturo Scotto e Cecilia Guerra del Pd diranno che «la destra fa un regalo ai contratti pirata». Dario Carotenuto, M5S: «Riformulazione vergognosa sul Tec che diluisce col welfare i salari monetari: una mazzata sui lavoratori». Arturo Mari (Avs) sintetizza: «Una farsa».
Questa mattina il testo è approdato in aula alla Camera, è stata posta la questione di fiducia che sarà votata domani. Poi entro giovedì il voto finale sul decreto e il passaggio per la seconda lettura in Senato. Deve diventare legge entro il 29 giugno.
Le novità: cos’è passato e cosa no
La Lega di sicuro può rallegrarsi per il braccio di ferro vinto con gli alleati sul Tec. Ma deve ritirare la proposta sui contratti cancellati, se non rinnovati da sei anni. E rinunciare pure alla retroattività degli aumenti contrattuali dalla scadenza del precedente contratto. Oltre che al salva-imprese, caro anche a FdI e FI.
Non passa neanche la proroga dell’isopensione a 7 anni: dal primo gennaio si torna a 4 anni. Decade pure lo scudo penale, contributivo e fiscale per le piattaforme digitali nei procedimenti giudiziari in corso, come quelli sui rider. Ma dalla stretta sull’algoritmo vengono esclusi taxi e Ncc, come chiedeva FI.
La Lega porta però a casa il via libera ad altre due proposte. La vacanza contrattuale: l’azienda pagherà al lavoratori il 50% dell’inflazione misurata dall’Ipca se il contratto di lavoro è scaduto da 9 mesi (nel testo base del decreto si prevedeva il 30% e 12 mesi).
Passa anche la stretta sull’articolo 8 di Sacconi del 2011 che disciplina i contratti di prossimità. Dovranno essere depositati al ministero del Lavoro e presso il Cnel per essere tracciati. E sottoscritti presso l’Ispettorato del lavoro, se derogano alla legge, ai contratti nazionali o prevedono trattamenti peggiorativi, con una comunicazione obbligatoria ai lavoratori entro tre giorni dalla sottoscrizione.
Più precarietà
Infine, la durata del contratto di somministrazione viene alzata da 24 a 36 mesi, anche non continuativi, presso uno stesso datore.