corriere.it, 9 giugno 2026
Chi è Karim Bouamrane, sindaco socialista che punta all’Eliseo
A quasi un anno dall’elezione che dovrà trovare il sostituto di Emmanuel Macron all’Eliseo, la lista dei candidati a sinistra si arricchisce di un nuovo nome: Karim Bouamrane, il sindaco socialista di Saint-Ouen, comune alle porte di Parigi. «Per una Francia umana, forte, che protegge, che offre sicurezza e dà a tutti la possibilità di curarsi, avere un alloggio e soprattutto beneficiare di un’educazione di qualità», ha detto Bouamrane nel corso di un’intervista alla radio pubblica «France Inter».
La mossa di Bouamrane non è sorprendente in sé, perché il sindaco di Saint-Ouen coltiva ambizioni nazionali da tempo, ma ha preso in contropiede i possibili, tanti concorrenti del centrosinistra, che ancora sta dibattendo se e come organizzare primarie per arrivare con un nome unico, evitando la dispersione dei voti. Da Raphaël Glucksmann a Olivier Faure, da Bernard Cazeneuve a Jérôme Guedj a François Hollande, sono tante le personalità vicine al partito socialista che potrebbero scendere in campo e sfidare Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale e della France insoumise, che domenica a Saint Denis ha appena lanciato la sua campagna con lo slogan della «nouvelle France», la nuova Francia degli immigrati e dei quartieri popolari.
Sabato Raphaël Glucksmann, il più determinato avversario di Mélenchon a sinistra, organizza a Parigi un grande comizio ma si era preso tre mesi, fino a dopo l’estate, per sciogliere la riserva e candidarsi ufficialmente all’Eliseo. Chissà se la mossa di Karim Bouamrane lo spingerà ad affrettare i tempi e a cominciare subito la campagna elettorale.
Bouamrane rischia in effetti di contendere a Glucksmann il ruolo di perfetto anti-Mélenchon: nato a Clichy, nella periferia di Parigi, 53 anni fa, figlio di un immigrato operaio marocchino, cresciuto a Saint Ouen, iscritto al partito comunista dal 1995 al 2014 poi passato ai socialisti, sindaco di Saint Ouen dal 2020, imprenditore informatico di successo, Bouamrane vuole portare ricchezza, integrazione e valori repubblicani nella banlieue, e accusa Mélenchon, nato a Tangeri, in Marocco, figlio di un funzionario francese all’epoca del protettorato, di rivolgersi alla «nuova Francia» solo per catturarne in voti, assecondando gli immigrati e i loro discendenti nella loro identità ma senza promuovere la loro integrazione sociale, economica e culturale nella Francia di tutti.
La differenza ideologica tra il socialista Bouamrane e l’estrema sinistra di Mélenchon si è vista nella recente polemica a proposito del fast food Master Poulet, diventato il simbolo della lotta tra le due sinistre. Quando la catena Master Poulet ha aperto il nuovo locale a Saint Ouen, per vendere le sue cosce di pollo halal a 2,5 euro, il sindaco Bouamrane ha mandato più volte gli ispettori per verificare le condizioni igienico-sanitarie, poi è passato velocemente alle maniere forti, facendo piazzare dei blocchi di cemento davanti all’entrata, suscitando le proteste di un altro sindaco della zona, Bally Bayayoko, primo cittadino melenchonista di Saint Denis. «A Saint-Ouen si scontrano due visioni della società – aveva detto Bouamrane in quell’occasione -. La visione di Mélenchon condanna le classi popolari, da cui io stesso provengo, a subire il determinismo sociale, a non avere mai diritto al buono o al bello».
L’obiettivo dichiarato di Bouamrane è scongiurare «il dilemma» di un duello obbligato tra l’estrema destra di Jordan Bardella e del Rassemblement national e l’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon della France insoumise, che lui considera «alla pari». «Per me è la stessa cosa. Rifiuto questo fatalismo». E aggiunge: «Siamo la maggioranza a volere una Francia umana, forte, che protegga e garantisca la sicurezza. Bisogna spezzare il circolo vizioso delle disuguaglianze sociali».
Ribattezzato dal New York Times «il Barack Obama della Senna» all’epoca dei Giochi di Parigi del 2024 (il villaggio olimpico è stato ospitato a Saint Ouen), Karim Bouamrane si dice convinto che la relativa scarsa notorietà non sarà un ostacolo insormontabile: «Quando Jean Castex è stato nominato primo ministro, nessuno gli ha fatto notare che non era conosciuto. E anche quando Édouard Philippe è stato nominato primo ministro, era sindaco di Le Havre, e nessuno gli ha fatto notare che non era conosciuto». La candidatura di Bouamrane, oltre a essere interessante in sé, potrebbe spingere gli altri nomi a sinistra a rompere gli indugi e a chiarire le loro intenzioni rispetto all’Eliseo.