corriere.it, 9 giugno 2026
La commissione Covid accusa Conte: consulenza da 450mila euro allo studio Alpa
Consulenze pagate a dipendenti dello studio Alpa per il controllo dei documenti da presentare per le commesse della struttura commissariale ai tempi del Covid. Ne ha parlato un imprenditore davanti alla commissione d’inchiesta parlamentare.
L’indagine penale non ha rilevato reati ma in commissione lo scontro riguarda la gestione ai tempi del governo Conte. Marco Spadaccioli, dipendente della Adaltis Srl, ha rilasciato alcune dichiarazioni sul ruolo dell’avvocato Luca Di Donna, collega nello stesso studio dell’ex premier Giuseppe Conte. Il nodo è il pagamento di 454mila euro per una consulenza.
Spadaccioli: «450 mila euro per una lettera»
«Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per – credo – la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso. Non vedo altre attività oltre a queste», ha detto Marco Spadaccioli rispondendo alle domande di Alice Buonguerrieri, parlamentare e capogruppo di FdI in commissione, sulle parcelle pagate allo studio. Al centro la questione delle forniture dei kit per il Covid durante la prima fase della pandemia.
Conte: «Rimestare nel fango»
Dichiarazioni che «se confermate, aprono uno squarcio inquietante e inaccettabile sulla gestione delle forniture di mascherine durante la prima fase dell’emergenza», tuona il vicepresidente della commissione Covid, Francesco Ciancitto (FdI). «Parliamo di oltre 450mila euro di soldi pubblici che, secondo quanto riferito in audizione, sarebbero stati pagati allo studio dell’avvocato Luca Di Donna, all’epoca collega di studio dell’ex premier Conte, per attività che si sarebbero ridotte al mero controllo di alcuni documenti e alla stesura di una lettera» aggiunge.
«La Commissione – attacca il deputato di FdI Filini – svela il sistema marcio che ha trasformato il Covid in una mangiatoia». Dal canto suo Giuseppe Conte accusa Fratelli d’Italia di «rimestare nel fango». «Non perdete tempo – avvisa-, perché non troverete mai una mia attività illecita. Potete stare qui dieci anni, vent’anni, trent’anni. Anche perché io, a differenza vostra, quando ci sono state delle indagini e c’è stata l’opportunità, mi sono subito presentato al Tribunale di Brescia al Tribunale di Roma. Sono andato e ho spiegato tutto. È stato tutto immediatamente archiviato».
Le opposizioni abbandonano i lavori
L’accesa discussione in commissione è stata interrotta dalle opposizioni (Pd, M5S, AVS e Iv) che, a un certo punto, hanno abbandonano i lavori, contestando la legittimità delle procedure e sostenendo che l’attività d’inchiesta parlamentare non può essere delegata a soggetti esterni (riferendosi alle testimonianze di cittadini, raccolte durante convocazioni avvenute presso un commissariato di polizia, ndr.) ragione per cui, hanno fatto sapere le minoranze, «le attività svolte vanno considerate nulle e illegittime».