Corriere della Sera, 9 giugno 2026
Flotilla, Ben-Gvir indagato a Roma
La procura di Roma ha iscritto il ministro israeliano per la Sicurezza, Itamar Ben-Gvir, nel registro degli indagati all’interno dell’inchiesta sui fatti denunciati dai partecipanti alla missione umanitaria della Flotilla.
Il fascicolo ipotizza i reati di sequestro di persona (l’arresto senza titolo in acque internazionali) e tortura (le condizioni di detenzione e le umiliazioni inflitte dal ministro israeliano Ben-Gvir ai detenuti). Negli esposti dei volontari che cercavano di portare aiuti a Gaza sono ipotizzati anche la violazione del codice di navigazione (per i tempi e i modi con cui le 43 imbarcazioni sono state fermate dalla Marina israeliana) e il tentato omicidio (per i rischi causati con il lancio di razzi luminosi sulle barche da parte di droni che si suppone appartenessero all’esercito dello Stato ebraico). Non è chiaro al momento quali contestazioni vengano mosse al ministro, che dal canto suo risponde alla notizia con una dichiarazione che alza ai massimi livelli lo scontro con lo Stato italiano: «Israele non è un sacco da boxe per una banda di bugiardi sostenitori del terrorismo che inventano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti», ha affermato. «Non sono intimidito da questo tipo di indagine e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti». E ancora le offese sui social: «Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte infradito».
Tra i nomi finiti al vaglio dei pm Stefano Opilio e Lucia Lotti c’erano anche quelli del ministro della Difesa Israel Katz, del comandante della Marina Eyal Harel, del capo di Stato maggiore Eyal Zamir e del commissario del Servizio penitenziario Kobi Yaakobi, chiamato in causa per la gestione della prigionia ad Ashdod e a Ketziot, dove sarebbero avvenute parte delle violenze. Le singole posizioni verranno approfondite più avanti. Al vaglio ci sono le testimonianze raccolte dai carabinieri del Ros e soprattutto i video in cui Ben-Gvir rivendicava l’operazione e derideva i militanti ammanettati. Il filmato diffuso dallo stesso ministro mostrava alcuni partecipanti alla Flotilla inginocchiati nel porto di Ashdod, con le braccia legate dietro la schiena, circondati dalle forze di sicurezza israeliane. Immagini che, secondo gli investigatori, potrebbero rafforzare i racconti sulle violenze fisiche e psicologiche subite durante la detenzione. Il procuratore capo Francesco Lovoi ha affidato gli accertamenti al gruppo di pm che si occupa di antiterrorismo, in un’indagine che si presenta però assai complessa e inevitabilmente lunga. Assieme alla corretta configurazione dei reati su riscontri che sarà difficile, se non impossibile, avere da Israele, bisognerà esplorare un amplissimo perimetro di norme nazionali e internazionali che potrebbero non esaurirsi in quelle del codice di navigazione.
L’inchiesta si aggiunge a quella avviata in Francia, che sugli stessi fatti ha già una contestazione formale contro il ministro israeliano. La Procura nazionale Antiterrorismo (Pnat) ipotizza i reati di tortura e crimini di guerra. E lunedì i ministri degli Esteri Ue discuteranno delle possibili sanzioni contro di lui.