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 2026  giugno 09 Martedì calendario

Intorno al termine “mogging“

Sintesi dell’articolo di Lucy Knight per www.theguardian.com
 
mogging
Il termine “mogging”, sempre più diffuso tra la Generazione Z e la Generazione Alpha, nasce nella cosiddetta manosfera e indica il superare o umiliare qualcuno sul piano dell’aspetto fisico, del fascino o dello status sociale. Deriva da “AMOG” (“alpha male of the group”) e inizialmente veniva usato nei forum misogini per descrivere chi risultava più desiderabile sessualmente degli altri.
 
Negli ultimi anni il concetto è stato adottato dagli influencer del “looksmaxxing”, come Braden Peters, noto online come Clavicular, che promuovono tecniche per migliorare l’aspetto fisico e aumentare il proprio “valore sul mercato sessuale”. In questo contesto si parla anche di “frame mogging”, quando una persona appare più muscolosa o fisicamente dominante rispetto a un’altra.
clavicular 14
 
Oggi però il termine si è allargato ben oltre le sue origini. “Moggare” qualcuno può significare semplicemente batterlo o apparire migliore in qualsiasi situazione. La campionessa olimpica di pattinaggio artistico Alysa Liu ha dichiarato che la sua principale strategia nelle gare era proprio “moggare” le avversarie, mentre tra i giovani è nato persino il verbo “walk-mogging”, usato scherzosamente quando si supera qualcuno camminando per strada.
 
Secondo Tony Thorne, direttore dell’archivio sullo slang del King’s College di Londra, il successo della parola riflette una cultura sempre più competitiva, individualista e aggressiva. Lo studioso la inserisce nello stesso filone di altri termini provenienti dalla manosfera come “simp”, “soy boy”, “sigma” e “maxxing”.
 
Gli esperti, tuttavia, esprimono preoccupazione. Lo psicoterapeuta Will Adolphy sostiene che il concetto rafforza l’idea che alcune persone siano naturalmente destinate a dominare le altre grazie all’aspetto fisico o allo status. La psichiatra infantile Emily Sehmer teme invece che favorisca nei giovani una costante sensazione di competizione e ricerca dell’approvazione sociale. «Voler moggare qualcuno è anche un po’ cattivo, no?», osserva.
 
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Nonostante ciò, molti utilizzano oggi il termine in modo ironico e parodistico. Sui social sono diventati virali contenuti in cui si cerca di “moggare” gli altri in situazioni assurde, come posare impassibili sulle montagne russe accanto a persone che urlano terrorizzate. Una giovane collega dell’autrice dell’articolo racconta di aver inviato agli amici una foto in cui posa accanto a una statua di Napoleone con la didascalia: «Ho moggato Napoleone». Un esempio di come una parola nata in ambienti tossici sia stata trasformata da molti utenti in uno scherzo collettivo.