Avvenire, 7 giugno 2026
Assassinato vescovo in Mozambico
Supino, il braccio sinistro ancora contratto come a voler disperatamente fermare l’aggressore. La larga catena nella caduta dal collo si è spostata sulle labbra, raccogliendosi a terra intorno alla croce. La camicia azzurra coperta dal sangue che ha continuato a scorrere, allargandosi sul pavimento. È stato scoperto all’alba di ieri il corpo esanime di padre Osório Citora Afonso, 54 anni, vescovo della diocesi di Quelimane e amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Beira, grande centro metropolitano nell’area centrale del Mozambico. Secondo Maximino Amílcar, portavoce del Sernic, il Servizio nazionale di investigazione criminale, un numero ancora imprecisato di individui avrebbe fatto irruzione nella residenza episcopale durante la notte, armato probabilmente di fucili automatici Akm. Gli agenti assicurano di aver già avviato le indagini necessarie per identificare i responsabili. Il vescovo, ha sottolineato Maximino Amílcar, è stato colpito «al petto, al cuore», «probabilmente da un solo proiettile». «Non è possibile in questo momento fornire dettagli su questo omicidio, non posso specificare meglio», ha concluso il portavoce del servizio di investigazione rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se l’omicidio possa essere legato ai cambiamenti che monsignor Osório stava attuando nella diocesi. Il presidente della Conferenza episcopale del Mozambico (Cem), monsignor Inácio Saúre, ha confermato il decesso senza fornire indicazioni sulle cause. «Un grave atto di violenza», l’ha definito il Pontefice che, da Madrid, si è unito nella preghiera al popolo mozambicano «in quest’ora di smarrimento».
Missionario della Consolata, ordinato sacerdote nel 2002, don Osório è stato nominato vescovo ausiliare della capitale Maputo da papa Francesco dopo aver trascorso un lungo periodo in Italia. La diocesi di Quelimane gli è stata affidata da papa Leone XIV alla fine del 2025, mentre l’amministrazione apostolica dell’arcidiocesi di Beira si è aggiunta nell’aprile di quest’anno in seguito alla rinuncia per motivi di salute di don Claudio della Zuanna. Quelimane è rimasta indenne dall’insurrezione jihadista del gruppo Ansar al-Sunna, che dal 2017 attanaglia la provincia settentrionale di Cabo Delgado, e ha causato la morte di oltre 6.500 persone e lo sfollamento di almeno 1,3 milioni di persone. La grande distanza geografica fra le regioni non ha impedito a padre Osório, che ricopriva anche la carica di segretario generale della Cem, di denunciare l’orrore e esprimere «profonda solidarietà con la diocesi di Pemba e tutti i cristiani che continuano a soffrire le dolorose conseguenze della violenza». La nota, diffusa il 15 maggio, si rivolgeva al potere politico, chiedendogli di dissipare il silenzio e l’inazione che circondano il conflitto: «Ricordiamo che è dovere fondamentale del governo garantire la dignità umana, la sicurezza e il benessere di tutti, proteggendo la vita e il patrimonio nazionale, aspetti che sono seriamente minacciati a Cabo Delgado, con chiari segnali che indicano la diffusione del conflitto nel resto del Paese». «Chiediamo alle autorità competenti del Paese di prendere una decisione coraggiosa per porre immediatamente fine all’intolleranza religiosa, che oggi si manifesta sotto forma di odio verso i cristiani, aprendo così la strada a un precedente che potrebbe favorire altre forme pericolose di radicalismo», si legge nel testo. Un’emergenza ripresa pochi giorni fa da monsignor António Juliasse, vescovo di Pemba, secondo cui i fondamentalisti di Ansar al-Sunna, conosciuti localmente come “Shabaab”, «stanno cercando di instaurare un califfato. I segnali ci sono tutti, è questo che dicono quando rapiscono le vittime».
Cabo Delgado è la provincia più arretrata del Mozambico, a sua volta descritto dall’ultimo report della Banca Mondiale come il secondo Paese più povero al mondo. I territori del nord, tuttavia, sono ricchi di risorse naturali. Alle miniere di grafite, oro e rubini si aggiungono i vasti giacimenti offshore di gas. L’Eni opera dal 2017 nel sito chiamato “Coral South”, e si appresta ad avviare l’estrazione a “Coral north”, distante appena una decina di chilometri.
«Sono profondamente colpito dall’uccisione di monsignor Osório Citora Afonso. «Un atto di violenza inaccettabile che suscita sgomento e dolore. Esprimo la vicinanza dell’Italia alla comunità cristiana del Mozambico e a tutti coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato», ha dichiarato su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il titolare della Farnesina si augura che le autorità mozambicane «facciano piena luce su quanto accaduto. Ho chiesto all’ambasciatore a Maputo di seguire il caso con la massima attenzione». La sua morte – ha sottolineato il presidente mozambicano, Daniel Francisco Chapo – rappresenta una perdita irreparabile per la società mozambicana e per la comunità cristiana, evidenziando la sua testimonianza di umiltà, dedizione pastorale e promozione dei valori di pace e riconciliazione». Un messaggio di cordoglio arriva anche dalla Comunità di Sant’Egidio, presente nella storia mozambicana fin dai tempi della sanguinosa guerra civile: «Un pastore appassionato al Vangelo e vicino al popolo, in una terra che vive situazioni difficili», il suo omicidio è «un fatto gravissimo non solo per la comunità cattolica mozambicana ma per la Chiesa universale».