Avvenire, 6 giugno 2026
Dallo sprint dell’IA sui mercati altri 2 milioni di super ricchi
La quota complessiva è di 98.300 miliardi di dollari: è la ricchezza complessiva accumulata nel 2025 dalle persone con almeno un milione di dollari in asset investibili, secondo il World Wealth Report che Capgemini ha pubblicato alla sua trentesima edizione. Un record assoluto, e il balzo annuale più consistente dal 2018. A gonfiare quella cifra hanno contribuito quasi due milioni di nuovi milionari, che portano il totale mondiale a 25,3 milioni di individui. A trainare questa corsa sono stati nell’ultimo anno i mercati azionari, gonfiati dall’euforia attorno all’intelligenza artificiale e da un’inflazione finalmente in ritirata. Gli Stati Uniti si confermano il Paese più generoso nella produzione di nuovi ricchi: 736.000 in un solo anno, per un totale di 8,7 milioni. L’Asia-Pacifico ha registrato la crescita più rapida – più 10,5% in termini di patrimoni – grazie all’impennata della domanda di semiconduttori. Giappone e Cina, rispettivamente con 436.000 e 154.000 nuovi milionari, guidano questa ondata. L’Europa, dopo una contrazione nel 2024, ha recuperato terreno: più 6,5%, con il Lussemburgo in testa con un balzo del 13,5%, la Germania a più 11,1%, mentre Francia e Regno Unito avanzano poco oltre il 2,5%. Il Medio Oriente è l’unica regione in retromarcia: meno 1,4%, penalizzata dal calo del prezzo del petrolio del 2025 e dai conflitti regionali. In Italia si contano 358.410 individui ad alto patrimonio, con una ricchezza complessiva di 734,4 miliardi di dollari. La fascia più numerosa è quella dei cosiddetti “Millionaires Next Door”, coloro che detengono patrimoni tra uno e cinque milioni: oltre 342mila persone, con asset complessivi attorno a 576 miliardi. Seguono circa 15mila “Mid-Tier Millionaires”, milionari della fascia di mezzo, e, in cima, 470 “Ultra-Hnwi” – quelli oltre i trenta milioni di euro – che concentrano da soli 29 miliardi.
I dati, però, dicono anche altro. Gli ultra-ricchi hanno visto i propri asset crescere del 9,7%, contro una media dell’8,7% dell’intera categoria: il loro numero mondiale, circa 250.000 individui, è salito del 9,4% anno su anno, confermandosi per il secondo anno consecutivo il segmento a crescita più rapida. L’1% più ricco di questi superpaperoni detiene ormai il 34,8% dell’intera ricchezza del gruppo. Chi dispone di patrimoni enormi ha accesso a classi di attivi – private equity, hedge fund, partecipazioni in società private ad alto potenziale – che i milionari “normali” difficilmente raggiungono. Così, anche all’interno della fascia alta si riproduce una disuguaglianza: i milionari della porta accanto crescono, ma quelli ai vertici corrono più veloci. Il rapporto segnala anche una trasformazione nel rapporto tra i ricchi e chi gestisce i loro soldi. Nel 2019 il 39% degli Hnwi si affidava a un unico gestore patrimoniale. Nel 2025 quella quota è scesa al 19%. Il motivo principale: la ricerca di accesso a investimenti alternativi, indicata dall’88% degli intervistati. Solo il 17% descrive la propria esperienza con i consulenti come “fluida e personalizzata”. Il 42% ammette di dover ripetere obiettivi e preferenze più volte alla stessa società, come se ogni incontro ricominciasse da zero, senza memoria di quello precedente. I ricchi, insomma, non si fidelizzano più: confrontano, si spostano, cercano chi offra di più. Un segnale rivelatore: persino l’industria costruita attorno ai grandi patrimoni stenta a stare al passo con la velocità con cui questi crescono. Il wealth management tradizionale, abituato a gestire la ricchezza, deve ora inseguirla.