Il Messaggero, 8 giugno 2026
Ballottaggi, oggi i sei verdetti. Affluenza in calo: sfiora il 40%
È l’ultimo voto prima delle Politiche del 2027. Contano quel che contano le Comunali, nel senso che le situazioni locali non possono essere collegate direttamente al sentimento politico nazionale, ma qualche indicazione naturalmente la contengono. L’obiettivo del centrosinistra, nelle urne che chiudono oggi pomeriggio alle 15, è quello di far dimenticare Venezia, cioè la sconfitta eclatante e inaspettata al primo turno di queste consultazioni. Nel Pd continuano a dire che «i conti si faranno alla fine», cioè stasera, e «nei capoluoghi al ballottaggio – dice Igor Taruffi che ha in mano la pratica delle amministrative per conto di Schlein – siamo in vantaggio quasi ovunque sul centrodestra». In realtà non esistono certezze nel campo largo. Che a Chieti, per esempio, vede il centrodestra riunito, dopo la separazione al primo turno, contro il dem Legnini, ex senatore e vicepresidente del Csm, arrivato primo due settimane fa. Ci sono situazioni particolarmente in bilico a Lecco, Arezzo e Trani.
LE SFIDE
Alle 23 di ieri l’affluenza al voto su base nazionale è stata del 39,79 per cento, con un calo di quasi 7 punti rispetto al primo turno quando si era attesta al 46,56%. Dei 41 comuni in cui si vota, 6 sono capoluoghi: Lecco, Arezzo, Macerata, Chieti, Trani e Agrigento. A Lecco grande incertezza. Al primo turno aveva ottenuto più voti Filippo Boscagli del centrodestra, storico consigliere comunale della città, seguito dal sindaco uscente Mauro Gattinoni, del Pd. La distanza fra i due è di sei punti percentuali: le altre liste che si erano presentate al primo turno non hanno dato indicazioni di voto. Lecco è una città tradizionalmente conservatrice lo zio di Boscagli era stato sindaco per la Democrazia Cristiana ma dal 2010 è amministrata dal centrosinistra, prima con Virginio Brivio e poi con Gattinoni. Ed ecco Arezzo. Qui c’è una situazione piuttosto confusa: due settimane fa era arrivato primo il candidato del centrodestra Marcello Comanducci, con il 43,81 per cento dei voti, seguito a una certa distanza dall’ex assessore ai Trasporti della regione Toscana, Vincenzo Ceccarelli, del centrosinistra. Il terzo candidato più votato era stato Marco Donati, ex parlamentare del Pd poi passato ad Azione, con circa il 20 per cento dei voti. Donati non ha dato indicazioni di voto ma una trentina di persone a lui vicine hanno detto che voteranno Ceccarelli, facendo molto arrabbiare Azione.
FATTORE VANNACCI
A Macerata, il sindaco uscente della Lega, Parcaroli, ha ottenuto il 49,96 per cento, gli sono mancati appena 10 voti per vincere, e adesso arriva al ballottaggio da favorito. Anche a Trani molto dipenderà dalla fine che faranno i voti di un avvocato locale, Giacomo Marinaro, che al primo turno aveva ottenuto il 21,5 per cento. Il candidato più votato era stato Marco Galiano, preside e dirigente della Cgil, col 40,69 per cento dei voti. Ad Agrigento invece sia il candidato del PD sia quello di Fratelli d’Italia erano arrivati sotto al 40 per cento dei voti, ma al primo turno si era presentato un altro candidato di centrodestra che aveva preso il 14,1 per cento.
Non è capoluogo ma occhio anche a Vigevano. Sono al ballottaggio la candidata del centrosinistra, Rossella Buratti, e quello di Forza Italia, Paolo Previde Massara, ma al primo turno ha preso più del 21 per cento il candidato di Lega e Fratelli d’Italia, e un notevole 14,2 per cento dei voti ha avuto una lista riconducibile a Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che funge quindi da ago della bilancia.
Si vota anche in 148 Comuni della Sardegna e i principali sono Quartu Sant’Elena, Sestu e Porto Torres. Quanto al Pd va notato un aspetto politico interno al partito di qualche rilievo. Ossia che i dem che vincono nelle città non sono proprio molto vicini a Schlein. Hanno una forza territoriale propria e una storia non collegabile ad Elly. Basti pensare a Ceccarelli, in corsa ad Arezzo, che fa politica nelle istituzioni dal 1985, ha attraversato tutte le sigle della sinistra, ha avuto ruoli di primo piano nel Pd toscano. Non proprio un volto nuovo. Idem a Lecco. Gattinoni a caccia del secondo mandato (senza M5S) è un riformista di matrice cattolica.