Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 06 Sabato calendario

Agricoltura, in tre anni 16,8 miliardi i sostegni pubblici salgono del 46%

Il governo investe, l’agroalimentare risponde. Nel periodo 2023-2025 gli stanziamenti pubblici hanno toccato 16,8 miliardi, con un balzo del 46% rispetto al triennio precedente. Il tesoretto si aggiunge ai 38,5 miliardi di fondi strutturali. Un cambio di passo delle politiche nazionali che ha reso l’agroalimentare il primo settore produttivo e nei prossimi anni le ricadute economiche saranno rilevanti. Il valore aggiunto vola verso 87 miliardi con un impatto sul sistema Paese, in termini di occupazione, redditi, consumi e filiera produttiva, stimato nel medio-lungo termine in 246 miliardi. È l’analisi presentata ieri alla prima giornata del Forum «Food & Beverage» a Bormio da The European House-Ambrosetti e Teha group nel primo Osservatorio sulle politiche agroalimentari che ha registrato le ricadute degli interventi a supporto del settore. Un confronto anche con i principali protagonisti dell’industria, da Assolatte a Ferrero, da Loacker ad Amadori, della Grande distribuzione (Conad, Despar, Lidl) e con gruppi bancari. «La leva azionata dal Governo – ha spiegato Valerio De Molli, chief executive officer del gruppo – è decisiva per sostenere competitività, resilienza e autonomia strategica dell’agroalimentare italiano». A livello internazionale, infatti, le risorse stanziate, per esempio dagli Stati Uniti a favore dei suoi farmer, sono superiori a quelle dell’Unione europea con la Politica agricola comune: 40,1% del fatturato agricolo a fronte del 10,4%, a quasi parità di dimensioni economiche dei rispettivi settori e cioè 565 dollari negli Usa e 532 euro nella Ue.
IL PERIODO
Il budget nazionale dunque ha fatto la differenza. Nel periodo considerato dall’Osservatorio l’azione si è concentrata su sette linee di intervento: 6,1 miliardi alle filiere strategiche, 5,6 miliardi per sostenere l’innovazione, 0,4 miliardi per favorire l’imprenditoria giovanile, 3,6 miliardi per tutelare il potere d’acquisto spingendo i consumi verso il cibo di qualità, 1,1 miliardi per proteggere le produzioni da crisi fitosanitarie. Alle maggiori risorse si è affiancato un impegno a promuovere il Made in Italy, contrastare l’Italian sounding e presidiare le istituzioni europee.
E si brinda così ai primi risultati della “cura” del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida. L’agroalimentare è il primo settore economico italiano con 81,6 miliardi di valore aggiunto, ha conquistato il primo posto tra i"27” per valore aggiunto dell’agricoltura con 44,2 miliardi nel 2024 (+11% sull’anno precedente), ha raggiunto il record negli ultimi 20 anni dell’incidenza del settore sul Pil (4,2%), ha segnato un boom dell’export con quasi 73 miliardi.
L’Italia è numero uno al mondo per le spedizioni di pasta e passate di pomodoro, primo produttore e secondo esportatore di vino, è leader Ue nella Dop economy che fattura 20,7 miliardi e infine ha il maggior numero di patrimoni Unesco legati all’agroalimentare, con l’ultimo riconoscimento che ha incoronato nel 2025 la cucina italiana. Lo studio parla di risultati dovuti alla “visione strategica del Masaf fondata sul principio della sovranità alimentare”. Lollobrigida ha giocato una partita a tutto tondo riuscendo anche a rafforzare la dote del Pnrr, salita dai 3,7 miliardi iniziali a 8,9 miliardi (+141%) e con il 65% già impegnato in 35.493 progetti. «The European House Ambrosetti -ha affermato il ministro – certifica l’impatto degli investimenti del governo Meloni nel settore agroalimentare. Abbiamo messo queste risorse al servizio di una strategia di crescita dell’intero settore per rafforzare la produzione, la promozione e la protezione delle nostre imprese e dei nostri prodotti».