La Stampa, 8 giugno 2026
IA, le mire di Trump
Donald Trump ritiene che gli americani dovrebbero beneficiare della grande ricchezza che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale genererà. «Serve una partnership con le aziende così che gli americani possano essere parte della rivoluzione tecnologica», ha detto il presidente venerdì sera dall’Air Force One. L’Amministrazione infatti vorrebbe una partecipazione pubblica nelle grandi società dell’Ai e comprare quote strategiche nei colossi hi tech, da Anthropic a OpenAI (pronti a sbarcare a Wall Street) sino a Google e Space X.
Lo scorso agosto ad esempio Washington è entrato nel capitale di Intel tramutando le sovvenzioni in capitale azionario suscitando diversi musi lunghi nel mondo della destra Usa per “l’intromissione” nel mercato con l’investimento di 8,9 miliardi di dollari. Un secondo esempio riguarda invece il mercato dei semiconduttori. In cambio dell’autorizzazione a Nvidia e Amd di commerciare i chip di ultima generazione con la Cina, l’Amministrazione ha chiesto che il 15% delle vendite finisca nelle tasche dell’erario. Con i colossi dell’AI – da Meta a Open Ai, sino a Anthropic e la galassia Musk – una delle idee è quella di creare un fondo sovrano.
Ed è su questo piano che si sono saldate le visioni di due persone agli antipodi della galassia politica americana: Donald Trump e Bernie Sanders. Il senatore indipendente del Vermont lunedì ha presentato una proposta di legge che prevede la creazione di un fondo e l’assegnazione al pubblico di «una quota di proprietà diretta» nelle principali aziende di intelligenza artificiale, attraverso un’imposta una tantum del 50% da versare in azioni. Lo stesso Trump, rispondendo ai cronisti, ha detto: «Sul piano economico ci sono aspetti su cui le nostre posizioni non sono poi così distanti. La gente ne è sorpresa».
Persino il mondo dell’industria hi-tech non è contrario a una partecipazione federale e di riflesso degli americani nelle loro aziende, anche se il piano è quella di contribuire al fondo sovrano di ricchezza – così l’ha chiamato Sanders – con una quota fra l’1% e il 5%, non certo con una tantum del 50%. Sin dall’insediamento dell’Amministrazione, Sam Altman, ceo di OpenAi, aveva discusso con i consiglieri del presidente su una co-partecipazione del governo nello sviluppo dell’AI. Un report presentato in aprile si intitola “Public Wealth Fund Industrial Policy for Artificial Intelligence” e nei giorni scorsi Altman è stato al Congresso dove ha discusso di ritorni economici, sviluppo e garanzie di sicurezza con senatori e deputati bipartisan.
Dagli altri colossi – Meta, Anthropic, Space X – non sono sinora giunti commenti pubblici alle dichiarazioni di Trump ma secondo quanto rivela il Washington Post ci sarebbe una certa sintonia sui passi da intraprendere e questa settimana i ceo di alcune società dell’AI saranno alla Casa Bianca per discutere i passi successivi. Non è stato reso noto l’elenco degli invitati.
Alcuni sondaggi (Ipsos e The Economist) fra l’altro hanno offerto segnali inequivocabili per i ceo: il 70% degli americani ritiene che lo sviluppo dell’Ai stia procedendo troppo rapidamente; il 51% è pessimista sull’impatto delle macchine intelligenti sulla società. L’alleanza con il governo – sia sotto forma di ritorni economici per i cittadini e di regolamentazione – è una strada che la Silicon Valley ritiene imprescindibile per proseguire i progetti di sviluppo in un ambiente “non ostile”. L’opposizione alla élite tecnologica non viene solo da alcuni settori produttivi, ma anche dalla galassia Maga. La scorsa settimana Steve Bannon, lo stratega sovranista che contribuì al successo di Trump nel 2016 ed è ancora un punto di riferimento per la base ultraconservatrice, ha pubblicato una lettera sottoscritta da circa 60 personalità Maga, che chiede regolamentazioni e di porre un freno a certe applicazioni che rappresentano un rischio per i lavoratori.