corriere.it, 8 giugno 2026
Errore del Mic: opera trecentesca verrà venduta all’asta
L’anno di realizzazione non era il 1850 ma il 1350 e così il Ministero della Cultura si fa scappare un’opera d’arte che ormai è definitivamente all’estero, in Svizzera, in mano a una società privata di Lugano.
Il dipinto oggetto del contenzioso finito sul tavolo del Consiglio di Stato è una «Madonna con bambino», attribuita al Maestro del 1302, un pittore anonimo che ha realizzato delle opere nel Battistero di Parma (noto anche come Maestro del 1302) e attivo in Emilia nella prima metà del XIV secolo.
Da non confondere col celebre Benedetto Antelami, scultore e architetto italiano vissuto tra il 1150 e il 1230 circa, che ha progettato e realizzato gran parte della struttura e delle decorazioni del famoso Battistero parmense.
L’opera d’arte italiana e l’acquisto della società Svizzera
Il Maestro anonimo, invece, è celebre per l’affresco votivo di un’altra «Madonna col Bambino con il vescovo donatore Gerardo Bianchi», situato nel Battistero di Parma, e altre opere. Nei giorni scorsi i giudici del Consiglio di Stato hanno dato ragione alla società svizzera e torto al Ministero, e l’opera rimarrà all’estero e potrà essere quindi venduta.
Gli esperti del ministero non hanno riconosciuto l’opera d’arte, e quindi era stato concesso l’attestato di libera circolazione, anche perché per il Ministero si trattava di un quadro del 1850, ma in realtà quello non era un 8 ma un 3, e quindi la vera datazione era risalente a ben 500 anni prima, cioè al 1350.
Scriveva il ministero: «Si tratta di un’opera di qualche interesse in rapporto alla devozione locale a questa venerata immagine; dal punto di vista della qualità è un lavoro modesto che può ottenere l’attestato di libera circolazione».
La storia inizia nel marzo 2020 quando una società svizzera richiede regolarmente un attestato di libera circolazione per un dipinto raffigurante una «Madonna col Bambino», dichiarato come opera di «Scuola italiana – Stile bizantino» del XIX secolo, del valore di 38.000 euro. L’opera presentava sul retro un’iscrizione che sembrava recitare «Dipinta da Alfonso Martorelli Fiori Bologna anno 1850».
La Commissione dell’Ufficio esportazione di esamina l’opera e, con verbale del 3 luglio 2020, propone il rilascio dell’attestato. La Direzione generale esprime parere concorde e l’attestato viene rilasciato il 10 agosto 2020. Una volta trasferita all’estero, l’opera viene sottoposta a restauro nell’ottobre 2022.
Il restauro rivela che l’iscrizione sul retro recava in realtà «anno 1350» e non «1850». Christie’s, la nota casa d’aste londinese, inserisce quindi l’opera nel catalogo dell’asta «Old Masters Evening Sale» come opera attribuita al «Maestro del Battistero di Parma (attivo 1240-1270)», con una stima variabile tra le 400.000 e 500.000 sterline.
Oltre mezzo milione di euro, e non 38mila. A questo punto, il Ministero della Cultura il 16 marzo 2023, oltre due anni e mezzo dopo il rilascio dell’attestato, decide di annullarlo in autotutela, accusando la società di «false e non veritiere indicazioni».
La battaglia legale dopo il ripensamento del Ministero
La società si rivolge al Tar del Lazio che gli aveva già dato ragione lo scorso anno e ora è arrivata la sentenza definitiva da parte del Consiglio di Stato che recependo anche la sentenza dei mesi scorsi della Corte Costituzionale che aveva stabilito in 12 mesi il periodo entro il quale si può revocare in autotutela un attestato di libera circolazione di un’opera d’arte. In questo caso il Ministero si è mosso in ritardo per cercare di rimediare all’errore, come era successo anche in altri casi.
A gennaio scorso sempre i giudici di Palazzo Spada, infatti, per un dipinto di Giorgio Vasari, che il Ministero non aveva riconosciuto, avevano sentenziato che anche in quel caso l’autotutela era stata invocata troppo in ritardo. Potrebbe essere accaduto, quindi, anche in altri casi che non sono finiti nelle aule giudiziarie o sotto i riflettori.