corriere.it, 8 giugno 2026
Banche, il ritorno della galassia del Nord
Mai dire mai. Alla fine, come era ampiamente prevedibile Intesa Sanpaolo si è mossa su Mps con un’Opas, Offerta pubblica di acquisto e scambio. La vera novità è che l’abbia fatto alleandosi con Unipol, azionista di Bper, destinata se l’operazione andrà in porto, a ereditare gli sportelli del gruppo senese. Intesa, per ragioni di
antitrust, è già troppo grande. Gli obiettivi strategici sono altri: Mediobanca – che già in passato non volle prendere, pentendosene – e soprattutto il 13 per cento di Generali in pancia all’istituto di piazzetta Cuccia. Nascerebbe così un grande conglomerato bancario e assicurativo con la gestione di gran parte del risparmio italiano e difficilmente scalabile anche da un forte soggetto straniero.
L’annuncio dell’Opas è arrivato poche ore dopo che il Banco Bpm, il cui maggior azionista è il francese Crédit Agricole, si era reso disponibile a trattare una fusione «tra eguali» con il gruppo senese, risanato e rilanciato da Luigi Lovaglio («Tutte le strade portano a Siena» aveva appena detto).
La domenica scorsa sarà ricordata tra le più febbrili della storia finanziaria italiana che ne ha già conosciute diverse (tutto è sempre avvenuto, nel bene e nel male, nei fine settimana, a mercati chiusi). Le sorprese non sembrano finite anche perché non va sottovalutato il ruolo di UniCredit, altro importante azionista di Generali, pur impegnato nella scalata alla tedesca Commerzbank, cui il governò impedì la scalata a Banco Bpm.
Comunque andrà a finire, non si può certo dire che il mercato finanziario italiano non sia vivace e fantasioso. Tutt’altro. L’Opas di Intesa ha ovviamente avuto il via libera del governo, a dispetto di una preferenza leghista per la creazione del terzo polo su iniziativa di Banco Bpm. Sarebbe curioso che adesso si appoggiasse UniCredit, considerata da Matteo Salvini alla stregua di una banca straniera, per contrastare il disegno di una rinata galassia del Nord, espressione dei poco amati «poteri forti». Le ultime vicende dimostrano, ancora una volta, l’opportunità di un atteggiamento politico neutrale, specie quando gli attori sono italiani. Unipol è stata a lungo osteggiata, dall’epoca della Bnl fino alla partita Monte Paschi, perché espressione del mondo cooperativo, tradizionalmente a sinistra. Oggi è attore fondamentale di un’operazione per l’italianità in contrasto con le mire francesi. La cosiddetta Legge Capitali venne disegnata per favorire alcuni grandi azionisti, soprattutto Caltagirone, contro manager troppo forti, nelle vicende Mediobanca e Generali. L’esito annunciato appare assai diverso.
Ora è curioso vedere spuntare, dietro l’offerta di Intesa, due ex Mediobanca come l’ex amministratore delegato, Alberto Nagel, che consiglia Unipol, e Francesco Canzonieri. Cuccia, almeno oggi, non si rivolterà nella tomba per l’infausto destino della sua banca d’affari. Anche per i buoni rapporti, nella parte finale della sua vita, con l’attuale presidente emerito di Intesa, Giovanni Bazoli.
P.s. Con tutto quello che accade non è stato ancora nominato il presidente della Consob che tra l’altro oggi si sta interrogando su un’eventuale insider trading.