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 2026  giugno 08 Lunedì calendario

Minetti, parte la causa al Fatto e ai programmi tv

Una denuncia civile con una richiesta di risarcimento di 250 milioni di dollari – oltre a danni «speciali», «punitivi» e «ogni altro rimedio equo» – è stata depositata da Cipriani Usa Inc. contro la Società editoriale Il Fatto e la Rai presso la Corte distrettuale di New York. Nel documento di 43 pagine redatto dallo studio legale internazionale Reinhardt Savic Foley LLP – che il Corriere ha visionato – si lamenta un impatto commerciale «immediato e grave» per la società conseguente a «una serie di accuse false e sensazionalistiche» sui rapporti con Jeffrey Epstein, sui contatti con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, sulle «feste a sfondo sessuale e di droga» organizzate nella residenza di Cipriani in Uruguay e sulle accuse «relative all’adozione e al trattamento medico del figlio adottivo».
I danni alla società
La denuncia è stata depositata negli uffici del distretto meridionale di New York a nome della società, perché «sebbene le falsità fossero presentate come riferite personalmente a Giuseppe Cipriani, i convenuti sapevano (oppure hanno agito ignorando colpevolmente tale circostanza) che la campagna avrebbe necessariamente e prevedibilmente provocato un grave e immediato danno commerciale a Cipriani Usa e all’intera attività Cipriani, inclusa quella con sede a New York». E, stando alla difesa, «è precisamente ciò che è accaduto: come conseguenza diretta uno dei finanziatori ha ritardato la chiusura di una rilevante operazione da 50 milioni di dollari e ha richiesto che Cipriani incaricasse una società investigativa indipendente esterna, sostenendo costi straordinari, per indagare e confutare accuse che non avrebbero mai dovuto essere pubblicate». È per questo motivo che la Cipriani Inc «non propone un’azione per diffamazione» ma «richiede tutela» per «interferenza illecita con rapporti commerciali futuri, falsa rappresentazione dannosa e denigrazione commerciale». Quanto alla competenza della Corte distrettuale di New York, nella denuncia si sostiene che «il tribunale ha giurisdizione personale sui convenuti perché sapevano che tale condotta avrebbe causato danni a persone e proprietà situate nello Stato di New York: le pubblicazioni e trasmissioni dei convenuti erano accessibili a New York, sono state effettivamente diffuse a New York e riguardavano un’impresa alberghiera e commerciale incentrata su New York».
Il caso Epstein
La denuncia lamenta una «campagna di diffamazione» partita ad aprile 2026. «I convenuti hanno utilizzato insinuazioni, immagini suggestive, omissioni di fatti favorevoli, citazioni selettive e rappresentazioni false per dipingere Giuseppe Cipriani come un “Epstein italiano”, Nicole Minetti come una “Ghislaine Maxwell italiana” e suggerire condotte criminali, immorali, corrotte, sfruttatrici e sessualmente predatorie». Accuse che «sapevano – o avrebbero dovuto sapere – non sarebbero rimaste confinate alla reputazione personale, ma avrebbero immediatamente e direttamente danneggiato la reputazione commerciale, i rapporti finanziari e le prospettive economiche del gruppo Cipriani».
La «falsa narrazione» di Nordio 
È il secondo punto citato nella denuncia. «I convenuti hanno riportato ripetutamente che il ministro della Giustizia italiano Carlo Nordio avrebbe visitato la residenza di Giuseppe Cipriani a Punta del Este, in Uruguay, per discutere o organizzare un favore politico illecito in relazione a una richiesta di grazia presidenziale presentata da Nicole Minetti». Accusa nata da una dichiarazione del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, durante la trasmissione È sempre Cartabianca del 28 aprile 2026 che – almeno a detta della difesa – era «falsa». Nordio «non ha mai incontrato Giuseppe Cipriani e non ha mai messo piede nella sua residenza a Punta del Este». Lo stesso Ranucci «ha poi ribadito l’affermazione nella puntata di Report del 3 maggio 2026: nella stessa trasmissione ha anche insinuato che Cipriani avesse forti legami con la politica e che tali legami potessero aver facilitato pratiche politiche, contribuendo a una narrativa di corruzione. Un giornalista del Fatto Quotidiano ha inoltre suggerito che il padre di Cipriani fosse amico del ministro Nordio, senza prove a sostegno. Tali dichiarazioni hanno falsamente dipinto Cipriani come soggetto che utilizza connessioni politiche per ottenere favori illeciti».
Le feste con sesso e droga
Le feste a base di sesso e droga? «Insinuazioni false, imprudenti e prive di fondamento», denuncia la Cipriani Inc, con una precisazione: «Quella di Giuseppe Cipriani in Uruguay conosciuta come Gin Tonic è una residenza, non un ranch» (dichiaratamente per allontanare qualsiasi paragone evocativo con il famigerato ranch di Jeffrey Epstein nel New Mexico). «Le prove raccolte dalle autorità di polizia italiane hanno contraddetto le accuse, incluse dichiarazioni giurate di personale attuale ed ex del Gin Tonic e informazioni secondo cui almeno una fonte era stata citata erroneamente o sostanzialmente travisata». Quanto alla testimone che di quelle feste aveva parlato – l’ex massaggiatrice Graciela Torres, che avrebbe lavorato per Cipriani per oltre vent’anni fino alle dimissioni nel 2025 – la denuncia parla di «falsa descrizione: la signora è stata impiegata presso la residenza di Punta del Este per un totale di circa otto mesi, non venti anni. Alla cessazione del rapporto di lavoro ha presentato richieste di risarcimento per mancato pagamento di salari e benefici» senza menzionare «alcuna delle condotte» relative ai presunti festini. Infine, «il 29 maggio 2026 Torres ha firmato una dichiarazione giurata notarile in cui ha confermato tra l’altro che Nicole Minetti non ha mai reclutato ragazze né favorito la prostituzione presso la residenza del signor Cipriani a Punta del Este, che la controversia economica da 6.000 dollari era una mera controversia lavorativa e che non aveva esperienza con i media, di conseguenza le sue precedenti dichiarazioni sono state materialmente distorte». La conclusione – secondo la difesa – è che «non esisteva, e non esiste tuttora, alcuna prova a sostegno delle accuse di attività illegali o improprie nella residenza di Punta del Este».
Il caso dell’adozione
L’ultimo punto della richiesta di risarcimento da 250 milioni è relativo al caso dell’adozione e delle cure del figlio di Cipriani e Minetti. «I convenuti hanno diffuso accuse secondo cui Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti avrebbero ottenuto in modo improprio l’adozione di un bambino in Uruguay, corrompendo funzionari pubblici». Diametralmente opposta la versione contenuta nell’atto depositato dagli avvocati: «L’adozione è stata finalizzata dal tribunale uruguaiano nel 2023 dopo un procedimento completo e regolare, con nomina di tutore legale indipendente e documenti ufficiali che sono stati omessi o ignorati. È falso che Cipriani o Minetti abbiano avviato procedimenti per togliere la potestà genitoriale alla madre biologica: tali procedimenti sono stati avviati d’ufficio dal tribunale, il minore è stato inizialmente preso in carico dai servizi sociali nel 2018 a causa di gravi condizioni familiari della madre biologica, inclusi problemi di tossicodipendenza e detenzione.». Quanto alla «morte brutale» dell’avvocata uruguaiana Mercedes Nieto – che avrebbe rappresentato la madre del minore – «risulta invece che il legale della madre biologica era l’avvocata Gutiérrez, non Mercedes Nieto, e l’avvocata Gutiérrez è viva e reperibile».
Le cure negli Stati Uniti
Collegate a quelle sull’adozione, ci sarebbero poi «le insinuazioni secondo cui Giuseppe Cipriani e la sua partner Nicole Minetti avrebbero portato illegalmente il bambino negli Stati Uniti e fatto eseguire un intervento chirurgico non necessario a Boston, con il pretesto di creare una base medica a sostegno di una richiesta di grazia presentata da Nicole Minetti». Stando alla versione contenuta nell’atto di citazione, invece, «il minore soffre di una rara patologia, l’intervento era medicalmente necessario e raccomandato da diverse strutture mediche indipendenti – tra cui Cleveland Clinic e Boston Children’s Hospital – e il trasferimento negli Stati Uniti era stato autorizzato preventivamente dall’autorità uruguaiana competente (Inau) ed effettuato con un visto rilasciato dagli Usa». A causa di tutte queste accuse – conclude il documento – «Cipriani ha subito e continuerà a subire danni significativi a lungo termine in termini di rapporti bancari, licenze e opportunità commerciali», è stata «danneggiata direttamente la credibilità commerciale del gruppo» e «l’altissimo potenziale distruttivo» delle contestazioni provocherebbe «perdite complessive non inferiori a 250 milioni». Una versione che Il Fatto e la Rai contesteranno nelle sedi competenti, producendo la propria versione della storia.