corriere.it, 8 giugno 2026
La visita di Xi a Kim: Pechino vuole frenare l’asse con Mosca
Mr. Xi va a Pyongyang. L’ultima volta c’era stato nel 2019 e, allora, alla vigilia della pandemia da Covid, il mondo era totalmente diverso. Ma alcune cose non sono cambiate e il presidente cinese è venuto a ribadirle: a cominciare dal legame di alleanza (leggi: sudditanza) che il giovane leader Kim Jong-un, terzo sovrano rosso di una dinastia familiare cominciata nel 1948 per volere di Stalin (ma subito sostituito da Mao), non deve nemmeno pensare di poter annacquare in favore di un nuovo, e più distante amico, Vladimir Putin, a sua volta discendente politico del satrapo sovietico.
Insomma, cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. L’unica cosa sicura è il mutato valore di Russia e Cina sulla scena internazionale. Come da copione la cronaca: la Corea del Nord ha riservato un’accoglienza regale al presidente cinese Xi Jinping, con Pechino che ha elogiato un’amicizia «invincibile» in un momento in cui Pyongyang sta stringendo legami più stretti con Mosca. Il leader nordcoreano Kim Jong-un e sua moglie Ri Sol-ju hanno accolto Xi, accompagnato dalla moglie Peng Liyuan, all’arrivo del loro aereo all’aeroporto di Pyongyang.
Il presidente cinese è stato poi onorato con una solenne cerimonia nella vasta Piazza Kim Il-sung, il nonno fondatore della famiglia di dittatori, con soldati sull’attenti, enormi ritratti dei due leader, inni nazionali e la folla che sventolava bandiere, fiori e palloncini. Il messaggio diffuso in occasione di questa visita non poteva essere più chiaro: «Indipendentemente da come cambieranno i tempi o da come evolverà la situazione internazionale, la tradizionale amicizia tra Cina e Corea del Nord rimarrà invincibile», ha dichiarato Xi Jinping in prima pagina sul Rodong Sinmun, il quotidiano del partito al potere in Corea del Nord.
Ma cosa sta cambiando in questo angolo depresso della Penisola coreana (il Sud è su un altro pianeta)? Il punto è che, come ha notato il Wall Street Journal, il regime nordcoreano, per la prima volta in decenni, si ritrova ricco materialmente e politicamente. La guerra in Ucraina, le tensioni tra Cina e Stati Uniti hanno portato nelle casse nazionali fiumi di denaro e di beni energetici. La vendita di armi e munizioni, in particolare, e addirittura l’invio di migliaia di soldati a combattere sul fronte del Donbass, si sono trasformati in un boom economico – così lo definisce il quotidiano economico di New York – senza precedenti per quanto riservato alla sola élite di potere.
Risultato, con la valuta ricevuta da Mosca (si presume in yuan cinesi), Pyongyang ha potuto acquistare beni dalla Repubblica Popolare, quando fino a pochi anni fa la Sparta iper comunista dell’Estremo Oriente non riusciva a nutrire tutti i suoi sudditi. Conclusione, il regime dei Kim è più forte e, con la pancia piena (la metafora non considera che il Giovane Maresciallo è l’unico nel Paese a sfoggiare un ventre voluminoso), come è naturale arrivano anche i pensieri di indipendenza, di maggiore libertà dal burattinaio di Pechino. Ecco dunque il motivo, probabile, dell’onore di una visita dell’imperatore in casa.
Dopo la cerimonia di benvenuto nel centro di Pyongyang, Xi Jinping e la moglie Peng Liyuan sono stati accompagnati alla residenza ufficiale di Kumsusan, accompagnati personalmente da Kim e dalla moglie. Lungo il percorso dall’aeroporto al centro della capitale e successivamente alla residenza, gruppi di cittadini nordcoreani si sono assiepati ai bordi delle strade per salutare il presidente cinese. Xi Jinping ha dichiarato che Pechino continuerà a rafforzare i rapporti con la Corea del Nord e collaborerà con Pyongyang per «contrastare l’egemonia internazionale e i tentativi di rilanciare il militarismo». Sempre sul Rodong Sinmun, il Nuovo Timoniere ha affermato che i due Paesi intensificheranno gli scambi in tutti i settori e lavoreranno insieme per difendere un ordine mondiale «equo e giusto». Il leader cinese ha affermato inoltre di voler promuovere assieme a Pyongyang un multilateralismo più equilibrato e una globalizzazione economica inclusiva. Non poteva essere più chiaro di così.