Corriere della Sera, 8 giugno 2026
Herbert Ballerina (Luigi Luciano) parla della sua carriera
Come si sta preparando per Sanremo?
«Se ho una bella canzone, vado».
Herbert Ballerina, 46 anni, comico di professione, ha la battuta pronta. Da un anno è un volto fisso di Affari Tuoi, il gioco dei pacchi che ormai occhieggia anche al varietà. Inevitabile pensare che Stefano De Martino possa coinvolgerlo nel suo prossimo Festival.
Non faccia il vago, ovvio che spera di andarci.
«Certo, ci spero. Però in questo momento giuro che non so ancora cosa succederà, nessuno mi ha detto niente. Sanremo poi è un palco difficile per un comico, le aspettative sono alte, tutti ti giudicano: quindi anche se non lo dovessi fare, non è che mi ammazzo».
Tutto era partito con «Bar Stella» nel 2021. Quanto deve a Stefano De Martino?
«Mi ha dato la possibilità di crearmi una nuova carriera, grazie a lui mi sono dedicato molto di più alla tv e sono diventato un volto familiare: con Affari Tuoi è proprio cambiata la percezione intorno a me».
C’è il rischio di montarsi la testa?
«Sinceramente no, anzi. La popolarità è arrivata dopo 20 anni che faccio questo lavoro, e sono già stanco. È come quando ti dicono che i figli vanno fatti presto: per avere popolarità devi essere ancora giovane e atletico. Non è uno scherzo accollarsi il fatto che ti riconoscano tutti, ovunque. Non è facile».
Lei non è cambiato?
«Come diceva Troisi “il successo è solo una cassa di risonanza”: dipende sempre da come sei tu, dal carattere che hai».
Qual è il talento umano di Stefano De Martino?
«È una persona molto umile, un vero signore. Il suo camerino ha sempre la porta aperta e questo la dice lunga sul suo modo di essere. Perché non mi capita mai di vedere i camerini aperti, specialmente quando si tratta del conduttore. Invece lui è lì, la gente entra, si prende il suo caffè, io mi butto sul suo divano e uso il suo bagno. Questo fa capire che è una persona che non si mette al di sopra degli altri, anche quando potrebbe farlo».
Un difetto ce l’avrà.
«Macché, ha solo pregi: è bello, simpatico, umile, ha talento. Non si incazza mai. Io a volte glielo dico: “Ma incazzati ogni tanto”».
Lei è cresciuto nella tentacolare Campobasso.
«Ho vissuto un’adolescenza di provincia: eravamo molisani e basta. Siamo cresciuti senza Internet, scollegati da tutto, ci ritrovavamo in quella che chiamavamo piazzetta, ma in realtà era un parcheggio. A Campobasso sono tutti simpatici, perché se inizi a lamentarti hai talmente tanti motivi che non finisci più. La mia comicità parte da lì: quando vivi in provincia è come se tutte le novità che arrivano a Milano e Roma tu le vedessi sempre dal balcone».
La sua comicità attinge al nonsense.
«Sono rimasto folgorato da Eduardo De Filippo quando un giorno mio padre portò a casa tutta la sua collezione. Poi mi sono appassionato alla comicità anni Ottanta con i vari Verdone, Benigni, Pozzetto... Di certo Frassica, senza che me ne accorgessi, in modo naturale, mi ha dato l’impronta principale. Attingo a quelle note».
Vero nome Luigi Luciano, lo pseudonimo di Herbert Ballerina – un nome altisonante e improbabile – nasce per i finti trailer comici ai tempi dei suoi inizi con Maccio Capatonda.
«Mi sono trasferito a Milano e ho conosciuto Maccio perché ero amico di Enrico Venti (in arte Ivo Avido), che era il suo socio, e avevano una casa di produzione. Gli serviva un operatore e mentendo dissi che sapevo usare la telecamera. Feci le inquadrature tutte storte, ma da lì ho iniziato a scrivere personaggi e sketch con loro».
La sua vita è punteggiata da incontri che avvengono sempre in modo particolare. Come quello con Checco Zalone.
«Un altro episodio allucinante della mia carriera. Un giorno mi scrisse su Facebook questo Luca Medici dicendo che era Checco Zalone e mi voleva parlare. Ho pensato a uno scherzo e invece mi voleva davvero per il suo secondo film, Che bella giornata. Ho partecipato perché non ho fatto il casting: se avessi fatto il provino non mi avrebbero mai preso. Quel film fu il primo dei record di Zalone e ci recitavo anche io. Una coincidenza? Non credo»