Corriere della Sera, 8 giugno 2026
Lega in subbuglio, Salvini al bivio: sì o no al modello Zaia
Brutte notizie sull’asse della trattativa tra Matteo Salvini e Luca Zaia. Partita come discussione sul nominare l’ex governatore a vicesegretario del partito, la posta in gioco si è fatta (molto) ingombrante. Zaia, giurano i suoi, non ha alcuna intenzione di accettare una nomina soltanto formale. La richiesta è sempre la stessa: la divisione della Lega sul modello Cdu-Csu, partito territoriale e partito nazionale. Ma così, sul tavolo non ci sarebbe insomma più solo la nomina di un vicesegretario.
Due date sono da cerchiare in rosso. Mercoledì, dopodomani, il consiglio federale leghista dovrebbe essere messo al corrente delle novità. Un appuntamento forse un po’ frettoloso. Perché Zaia vuole che sia messo nero su bianco un nuovo statuto del partito che preveda le due Leghe «sorelle», stile Cdu-Csu tedesche: due partiti distinti, uno nazionale, uno radicato nel Nord, legati da un accordo federale ma autonomi nella linea, nel simbolo, nell’identità. Ma a ieri sera la discussione non era ancora matura fino a questo punto. Anzi, l’ex governatore è in attesa di proposte che ancora non sono arrivate.
Zaia, e con lui gli altri governatori (Fedriga, Fontana, Fugatti), ora stanno a guardare. In particolare il presidente del Friuli-Venezia Giulia potrebbe essere coinvolto nel pacchetto di testa della futura Lega. Ma se si arrivasse a una non scelta entro la data fissata per il «ritiro» leghista convocato da Salvini a Treviso, di sicuro sarebbe un problema. Per questo Salvini oggi si trova a un bivio: o cedere una parte del suo potere (parte cospicua, per quanto riguarda il Nord) o trovarsi disarmato di fronte agli attacchi di Roberto Vannacci, che cresce al ritmo di qualche migliaio di iscritti al giorno. Un bel dilemma: un ridimensionamento o continuare la partita con i fedelissimi, archiviando le istanze di Zaia e di tutta la componente nordista. Perché tutto l’ex governatore vuole essere, dice un suo amico, tranne che «una presenza rassicurante. Non farà mai il vice con una scrivania accanto a quella del segretario».
Il tutto turba la Lega non poco, le voci sui nuovi addii si moltiplicano al massimo livello: qualcuno parla addirittura di due parlamentari europei. Voci probabilmente prive di fondamento ma significative di un clima. Che rimbomba anche nelle interviste degli ex. Per dire, il neo vannacciano Gianangelo Bof sul Mattino di Padova ha commentato le frasi del presidente Alberto Stefani sull’ingratitudine di chi lascia la Lega: «Parla lui, uno che alla prima conferenza stampa non ha nemmeno menzionato Zaia».
Matteo Salvini ieri ha aggiunto un post scriptum alla newsletter della Lega: «Non ruberemo nemmeno venti secondi del vostro tempo per parlare di chi ha deciso di tradire la fiducia del partito, dei militanti e degli elettori per inseguire poltrone e interessi personali». E riceve il sostegno del sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni: «La Lega non mollerà mai. Alla faccia di traditori e voltagabbana, noi continuiamo a difendere famiglie e imprese, lavoratori, giovani e pensionati, a lottare per la sicurezza delle nostre città e a contrastare l’immigrazione clandestina di massa che genera caporalato, sfruttamento e criminalità. Con la Lega e con Salvini, sempre».