Corriere della Sera, 8 giugno 2026
Scoppia la battaglia tra le banche per Mps
È ufficialmente iniziato il secondo tempo del risiko bancario. In un solo pomeriggio domenicale, con le Borse che dormivano, lo scenario creditizio italiano ha mutato di nuovo aspetto. Con colpi incrociati e risvegli degni di una saga Netflix. «Tutte le strade portano a Siena», aveva detto a fine maggio l’ad di Mps Luigi Lovaglio: e così è stato. A incamminarsi verso Rocca Salimbeni, ieri poco dopo pranzo, è stato Banco Bpm che, con l’assedio di Unicredit ormai alle spalle, ha avanzato una proposta di matrimonio all’ex banca toscana – una fusione tra pari – da un anno custode dell’ambitissimo 13% di Generali. Neanche il tempo di metabolizzare la notizia e nel pomeriggio si è fatta strada – tra speculazioni non smentite – un’imminente intervento per sbarrare la strada del Banco su Siena: a muovere questa volta sarebbe Intesa Sanpaolo, digiuna di fusioni dai tempi di Ubi Banca e in asse con Unipol. Ieri sera un cda straordinario della Ca’ de Sass ha infatti discusso di un’operazione straordinaria per cassa e azioni su Monte Paschi, rompendo le riserve dell’ad Carlo Messina su possibili mosse della prima banca del Paese nel risiko. Pure Unipol ha riunito il consiglio.
Secondo indiscrezioni Intesa Sanpaolo guarderebbe a Mediobanca (investment e private banking, credito al consumo) e al Leone, stabilizzando così l’azionariato del big assicurativo. Nel mirino anche alcune filiali se l’Antitrust lo concederà. Intesa sarebbe il primo socio di Trieste seguita a ruota da Unicredit (9%), Delfin (10%) e Caltagirone (6,3%) e realizzerebbe il tentativo di conquista andato a vuoto nel 2017. Unipol invece punterebbe all’entità giuridica di Mps e alle sue 1.549 filiali, che girerebbe a Bper rendendola, con le sue 2mila, il secondo gruppo italiano retail.
La mossa scompaginerebbe il progetto del ceo di Bpm, Giuseppe Castagna, per creare il secondo polo bancario italiano per depositi e finanziamenti, con 2.900 sportelli e quasi 50 miliardi di capitalizzazione; un valore per altro citato dallo stesso Lovaglio parlando del futuro di Mps. Oggi il cda del Monte prenderà atto della proposta del Banco e darà mandato al ceo Luigi Lovaglio di avviare il negoziato. Ma la presa di Intesa-Unipol imbriglierebbe Siena nella passivity rule, privandola di qualsiasi mossa difensiva.
Castagna propone un’operazione industriale che unirebbe e rafforzerebbe la gestione dei prodotti gestiti tra Siena e Milano. Ad esempio sul fronte assicurativo, che il Banco ha appena internalizzato e che invece per Mps è affidato a una joint venture con i francesi di Axa. Ma anche sul fronte della gestione del risparmio, dove Piazza Meda possiede Anima sgr. Bpm quantifica in 1,1 miliardi lordi le sinergie del nuovo polo bancario. La sua proposta – votata all’unanimità dal board – guarda anche al 13,2% del Monte in Generali «la cui decisiva rilevanza consentirebbe di ampliare il perimetro delle opzioni strategiche a disposizione, nell’interesse degli azionisti di tutte le entità e dei rispettivi stakeholders». Nella lettera al cda del Monte, l’ex popolare milanese non propone un prezzo e quindi non fissa valutazioni per le due banche. Il prezzo emergerà oggi con i corsi di Borsa. Intesa-Unipol permettendo: le due società avrebbero arruolato in qualità di consulente anche l’ex amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, cosa che segnerebbe il ritorno del banchiere nelle operazioni straordinarie sulla piazza finanziaria, proprio su quella Mps che riuscì a conquistare Piazzetta Cuccia e a mandarlo via.
L’unione tra Bpm e Mps vedrebbe tutti gli azionisti diluirsi: presente in Mps, Delfin passerà dal 17% al 9,8%; Caltagirone dal 10,2% al 5,8%; il fondo Blackrock, in entrambi gli istituti, andrà al 5%; il 3,7% di Bpm in Mps invece si annullerà. Anche il ministero dell’Economia si diluirà dall’attuale 4,8% a meno del 2% e potrà così dichiarare che la missione dello Stato nel capitale di Mps – più volte salvato e poi rilanciato sotto la guida del ceo Lovaglio e dei soci privati – è compiuta. Il Crédit Agricole (azionista al 22,9% della banca milanese) si diluirà al 12,8% ma rimarrebbe comunque il primo azionista del nuovo polo bancario. E quindi l’operazione dovrà passare attraverso il vaglio del governo sul Golden power. L’intervento di Intesa Sanpaolo potrebbe essere letto in chiave di un riequilibrio che garantirebbe la presa italiana su un polo bancario importante come Mps. Unicredit a questo punto potrebbe non stare a guardare.