Corriere della Sera, 8 giugno 2026
Meloni «ignora» il vertice a Londra e attende il G7
Giorgia Meloni si tiene alla larga dal vertice di Londra organizzato dai leader di regno Unito, Francia e Germania con Volodymyr Zelensky. L’entourage della premier nega qualsiasi contatto prima e dopo la riunione con i protagonisti del summit. L’iniziativa per l’Ucraina organizzata dai Volenterosi – Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz, in rigoroso formato E3 senza l’Italia – viene osservata dal governo con realismo, senza preconcetti ma con una punta di scetticismo. Nessun commento ufficiale, mentre al numero 10 di Downing Street campeggiano solo quattro bandiere. Manca il nostro tricolore. Un’assenza che viene fatta pesare dalle opposizioni con Riccardo Magi (+ Europa) ed Enrico Borghi (Iv): «Ormai siamo osservatori, con Draghi eravamo protagonisti».
Roma non critica l’importanza di costruire una posizione europea in vista di eventuali negoziati con la Russia, ma difficilmente potrebbe accettare solo la presenza del formato E3 al tavolo delle trattative con Putin. Per la nostra diplomazia infatti la soluzione migliore resta l’E5 (con Italia e Polonia) più la Commissione europea. C’è inoltre il neo del mancato coinvolgimento degli Usa, considerati «indispensabili» fino a questo momento per tenere in piedi il governo di Kiev. Questa cautela potrebbe essere anche un messaggio diplomatico a Donald Trump in vista del G7 della prossima settimana in Francia, a Évian, quando la leader rivedrà l’inquilino della Casa Bianca dopo mesi di tensioni e attacchi personali.
Nel merito, inoltre, Meloni si è sempre detta contraria all’invio di truppe in Ucraina, a un coinvolgimento militare diretto. Differenza sostanziale rispetto alla linea di Macron e Starmer. Consiglieri di primissimo piano della presidente del Consiglio definiscono, tra le righe, «un po’ autoreferenziale» questa riunione, organizzata da leader che, dal punto di vista interno, non se la passano benissimo o sono comunque arrivati a fine corsa. Malizie a parte, i dubbi della vigilia della premier sembrano fortificarsi. Le distanze d’altronde sono note anche sul processo di adesione dell’Ucraina all’Ue. Prima toccherà ai Balcani, Montenegro e Albania, è la linea che sarà ribadita giovedì nella risoluzione di maggioranza quando Meloni sarà in Parlamento per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo.
Nonostante queste differenze sostanziali, però, il «sostegno a Kiev non cambia». Ma tutto è in fieri. Una serie di vertici internazionali attendono l’Italia nel prossimo mese: si inizia con il G7 fra una settimana, si continua con il Consiglio europeo, balla anche un vertice in formato E5 a Berlino sulle spese della Nato. Poi a luglio, il 7 e l’8, ci sarà la riunione dell’Alleanza atlantica ad Ankara, in Turchia, che discuterà anche di un pacchetto di aiuti militari a Kiev da 70 miliardi. Poi, ancora, il 14 luglio Macron inviterà tutta la coalizione allargata dei Volenterosi all’Eliseo, nel giorno della festa nazionale francese. A lato, ma non troppo, in agenda ci sono due appuntamenti che sembrano avvicinare l’amministrazione Trump a quella della premier. Lunedì prossimo il ministro della Difesa Guido Crosetto sarà a Washington per un bilaterale con l’omologo Pete Hegseth; il 22 toccherà al ministro degli Esteri Antonio Tajani volare a Miami per il Business forum Usa-Italia ospite del segretario di Stato Marco Rubio. Prima però ci sarà il G7, quando Meloni e Trump si incontreranno. Chissà se scatterà – addirittura – il bilaterale della «distensione».