Corriere della Sera, 8 giugno 2026
Missili dall’Iran contro Israele, che risponde
Dieci missili, nessun ferito. Tornano a cadere i colpi iraniani sul nord di Israele. «Questi cani rabbiosi devono essere puniti e rimessi al loro posto. Stanotte guardate il cielo dei territori occupati», aveva attaccato su X il deputato iraniano Ebrahim Rezaei e così è stato.
Non regge il cessate il fuoco, che si infrange al centesimo giorno di guerra, mentre i negoziati restano in stallo. L’escalation riprende la sua corsa in tarda serata, quando l’Iran ha attaccato, facendo scattare le sirene d’allarme per la prima volta dalla tregua. Sirene risuonate anche in vari Paesi del Golfo. Israele «risponderà con forza» agli attacchi iraniani, hanno dichiarato alti funzionari israeliani al Canale 12 della televisione israeliana. Il capo di stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, ha fatto sapere che «il regime terroristico iraniano ha commesso un grave errore». Il ministro israeliano per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha minacciato: «Teheran deve bruciare», mentre i caccia israeliani si alzavano in volo per contrattaccare in Iran.
Donald Trump, subito informato dell’escalation, ha cercato di gettare acqua sul fuoco parlando a Fox News: «Avete lanciato i vostri missili, basta cosi», ha intimato agli iraniani, esortando Teheran a tornare al tavolo delle trattative e a raggiungere un accordo. Parlando con Barak Ravid di Axios, il presidente Usa ha dichiarato: «Gli attacchi iraniani non hanno ferito nessuno. Spero che Israele non reagisca. Se Bibi li colpisse a sua volta, la situazione si ripeterebbe come negli ultimi 47 anni, o negli ultimi 3.000 anni».
I Guardiani della Rivoluzione hanno preso di mira una base aerea israeliana dotata di missili balistici, quella di Ramat David, a 20 chilometri da Haifa, definita come «fonte delle aggressioni lanciate contro il Libano del Sud». Poi hanno chiarito: «Questo è un avvertimento. Se l’aggressione si ripete, la risposta sarà piu ampia e comprenderà gli obiettivi americano-sionisti della regione». Se da un lato Israele fa sapere di non aver chiuso lo spazio aereo, Iran, Iraq e Siria ne ordinano invece la chiusura, temendo evidentemente una risposta.
L’attacco sul nord di Israele è arrivato dopo che i quartieri meridionali di Beirut, roccaforte di Hezbollah, sono stati colpiti da quattro missili, nonostante la richiesta esplicita di Washington di risparmiare la città. Nel raid, due persone sono rimaste uccise e almeno undici sono state ferite. Secondo l’ufficio del premier israeliano, l’obiettivo erano due appartamenti, definiti come il «quartier generale di Hezbollah», in risposta alle azioni delle milizie sciite contro il territorio israeliano.
Il presidente statunitense, in un’intervista a «Meet the Press» della Nbc, aveva ribadito che i negoziati per il Libano non sono vincolati a quelli con Teheran. Ha inoltre auspicato ulteriori operazioni «chirurgiche» contro Hezbollah e sostenuto che il presidente siriano Ahmad al-Sharaa sia «pronto ad aiutare», mentre la tv saudita riferisce che Israele aveva informato gli Stati Uniti prima di colpire l’area meridionale della capitale libanese.
In mattinata, Israele è stato anche teatro di violenze interne dopo che un uomo armato, un arabo-israeliano, ha aperto il fuoco contro una stazione di servizio vicino alla città di Kokhav Yair, uccidendo una persona e ferendone altre cinque, prima di essere ucciso dalla polizia. L’attacco è avvenuto a pochi giorni da una serie di aggressioni dei coloni contro le comunità arabe e dall’uccisione a colpi d’arma da fuoco di un neonato palestinese.