Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 06 Sabato calendario

Mantovano va contro la Corte dei Conti: stoppa la nomina di 10 magistrati contabili

Un’invasione di campo in piena regola della politica contro la magistratura. Ancora una volta quella contabile. Già vittima della legge Foti che ne comprime i poteri di accertamento. Una reprimenda che arriva addirittura dalle stanze del Consiglio dei ministri e dal sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano. Con la toga da magistrato ordinario ancora addosso, pur se ormai da 4 anni in piena carriera politica, il potente braccio destro di Meloni attacca a mezzo lettera la Corte dei Conti. Perché è proprio discola, questa Corte, e non obbedisce al governo e a FdI che con la legge Foti ridimensiona pesantemente i suoi poteri di controllo. Non bastava l’altolà sul Corriere, senza possibilità di replica, del professor Sabino Cassese. Ora scende in campo Mantovano che, da vero ministro della Giustizia, mortifica la Corte dei Conti che si è permessa di scegliere una decina di magistrati contabili per altrettanti vertici degli uffici senza avvisare prima e obbedire poi alle regole imposte dalla Foti. Per Mantovano prima la legge deve diventare operativa, poi la Corte dei Conti avrà “il permesso” di nominare i capi degli uffici.
Invece il Consiglio di presidenza delle toghe contabili, cioè l’omologo del Csm dei colleghi ordinari, ha deciso in autonomia. A fine febbraio ha sbloccato un pacchetto di una decina di nomine in attesa da mesi.
Premessa d’obbligo. Il Consiglio di presidenza, composto da 4 laici, 4 togati e 3 membri di diritto, vede in scena lo stesso presidente della Corte Guido Carlino, nonché il procuratore generale Pio Silvestri. Con loro il presidente aggiunto, al momento in attesa di nomina perché Tommaso Miele è andato in pensione. Dunque Mantovano e Chigi tentano di bloccare nomine del vertice stesso della Corte. Con un unico obiettivo che una toga contabile che parla col Fatto definisce “come l’ennesimo tentativo di umiliare la Corte al contempo depotenziandola, perché lasciare gli uffici senza un capo significa indebolirli”.
Ma perché lo stop a queste come a future altre nomine in attesa della legge Foti rappresenta “un chiaro segnale di sopraffazione, asservimento e depotenziamento della Corte stessa”? Ci sono sedi della Corte scoperte da mesi. Ci sono magistrati aspiranti già in attesa. A oggi risultano senza un capo la procura della Calabria e il corrispondente ufficio addetto al controllo. Ancora, sia la procura che il controllo in Liguria. E poi la procura dell’Abruzzo e quella del Molise. Di seguito, la sezione di controllo delle Marche. È vacante il posto di presidente aggiunto del controllo in Sicilia. Senza capo anche la procura di Bolzano. Non basta. Ai casi clamorosi per il tempo trascorso senza un vertice, si aggiungono altre sedi scoperte, come la procura della Sardegna che non è stata ancora messa a concorso.
Alla Corte si chiedono: “Ma questo governo vuole bloccare il nostro lavoro? Perché se non nomini per mesi il capo di un ufficio la conseguenza è questa”. Il vero obiettivo? Far partire la legge Foti e appiattire la magistratura contabile.