La Stampa, 7 giugno 2026
Oro, cancellati i guadagni del 2026. Si teme la stretta della Fed sui tassi
L’oro ha azzerato i guadagni dell’anno. I solidi dati sull’occupazione negli Stati Uniti hanno alimentato le scommesse su un rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve nel 2026. E gli operatori hanno preso precauzioni. Il metallo prezioso ha ceduto fino al 3,6%, scivolando a 4.315,04 dollari l’oncia, piegato dall’incremento dei rendimenti obbligazionari e dal rafforzamento del dollaro dopo la crescita dei posti di lavoro americani a maggio. La forza del mercato del lavoro, unita alle tensioni in Medio Oriente che spingono al rialzo i prezzi dell’energia, sta lasciando la porta aperta a una stretta monetaria. Tassi più elevati rappresentano un ostacolo strutturale per i lingotti, asset privo di rendimento ma considerato bene rifugio per eccellenza.
L’asset ha perso così slancio dopo una corsa che lo aveva spinto al massimo storico di quasi 5.600 dollari in gennaio. «La rottura sotto la media mobile a 200 giorni segnala il rischio di flessioni più marcate», nota Ryan McKay di TD Securities. I trader prezzano un rialzo di un quarto di punto da parte della Fed entro dicembre, anticipando le stime precedenti ferme a marzo. I funzionari si riuniranno il 16 e 17 giugno sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh. Beth Hammack, membro votante del Fomc, ha ribadito che potrebbe essere opportuno alzare i tassi a fronte di un mercato in equilibrio.
Come se non bastasse, il crollo dei titoli tecnologici ha aggravato le vendite sull’oro, con gli investitori costretti a liquidare posizioni per coprire le perdite altrove. A New York l’oro spot è sceso del 3,4% a 4.321,41 dollari l’oncia, mentre l’argento ha ceduto il 7,8% a 68,14 dollari. La flessione ha travolto anche i metalli industriali. Il rame ha perso il 3% a 13.519,50 dollari la tonnellata al London Metal Exchange, accompagnato dai cali di alluminio e zinco. I mercati temono che condizioni finanziarie restrittive finiscano per rallentare l’attività economica e il consumo globale di materie prime.