La Stampa, 7 giugno 2026
Ucraina, piano Nato da 70 miliardi di aiuti. Spinta dei Volenterosi
Se l’incontro che si terrà oggi a Londra doveva servire da impulso decisivo verso un negoziato diretto con Mosca, le tempistiche non hanno giocato a favore. Poco dopo che l’Eliseo ha confermato, nella giornata di venerdì, un incontro tra i leader del cosiddetto formato E3 – il presidente francese, Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz e il premier britannico Keir Starmer – a cui si aggiungerà anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, erano arrivate le parole di Vladimir Putin a chiudere per il momento alla possibilità di un negoziato.
Per l’Eliseo, la riunione sarà comunque utile per ribadire il sostegno all’Ucraina, «mentre la Russia, in una situazione di fallimento militare, economico e strategico, continua ostinatamente senza successo sul fronte in una guerra sanguinosa», si afferma. Inoltre, si farà il punto sui lavori avviati dalla Coalizione dei Volenterosi, che come annunciato da Macron si rivedrà di nuovo a Parigi il 13-14 luglio – oltretutto in occasione della festa nazionale francese.
Il vero significato politico dell’incontro, invece, va probabilmente ricercato nella riaffermazione del formato E3 come rappresentanza degli interessi degli europei, anche e soprattutto in vista dei negoziati che prima o poi arriveranno. La scorsa settimana era stato proprio Zelensky ad affermare, riguardo agli E3, «non so se questo sia il formato migliore, ma penso che questi Paesi potrebbero essere negoziatori europei». Zelensky aveva menzionato anche i Paesi nordici come «partner affidabili» e la Turchia «ha sempre voluto fare da mediatore». E nella lettera indirizzata a Putin, dopo aver ribadito di credere che l’Europa «debba far parte di questo processo» negoziale, il leader ucraino aveva indicato di riferirsi a «coloro che hanno veramente la capacità di influenzare la situazione». Una definizione che per capacità militari o economiche ben si adatterebbe ai tre leader oggi riuniti a Londra.
Una configurazione che però rischia di lasciare per strada anche diversi scontenti. Innanzitutto, le istituzioni dell’Unione europea, che sarebbero di fatto escluse se a rappresentare il Vecchio continente ci fosse un ristretto formato intergovernativo (che include, peraltro, un Paese non Ue come la Gran Bretagna). Un terzetto ristretto che però comunque non risponderebbe alla proposta avanzata da Vladimir Putin nelle scorse settimane di avere un unico rappresentante per l’Europa.
Tra gli “sconfitti” anche i grandi Paesi non invitati: l’Italia di Meloni, certo, ma anche la Polonia e in generale il blocco nordico-baltico che pure ha interessi e credenziali – in termini di supporto a Kiev – per reclamare un posto al tavolo. Possibile quindi che il tema finisca sul tavolo del vertice a cinque che, secondo indiscrezioni, Merz dovrebbe organizzare a Berlino insieme a Italia, Francia, Gran Bretagna e Polonia, in vista del vertice Nato ad Ankara del 7-8 luglio. Secondo quanto riportato ieri da Politico, la Germania sta inoltre lavorando anche a un nuovo strumento finanziario da 70 miliardi per gli aiuti militari all’Ucraina da presentare proprio ad Ankara. Il piano si comporrebbe di 30 miliardi provenienti dal prestito Ue da 90 miliardi per Kiev e per 40 miliardi da contributi bilaterali dei singoli Stati, bilanciati in modo da riequilibrare l’impegno all’interno dell’Alleanza.
Quale che sia il formato di rappresentanza, in ogni caso, i segnali di un passaggio dell’impegno di mediazione dagli Stati Uniti all’Europa diventano pian piano sempre più evidenti. Dall’Air Force One, il presidente Usa, Donald Trump, ha espresso sostegno alla possibilità di colloqui diretti tra Zelensky e Putin, dichiarando: «Lasciamo che se la sbrighino tra loro». Mentre dal capo del Pentagono, Pete Hegseth, è arrivato un nuovo invito all’assunzione di responsabilità per l’Europa: «L’America deve mostrare la via, e noi lo faremo. Ma i nostri alleati devono stare con noi, al nostro fianco», ha detto in occasione dell’82esimo anniversario dello sbarco in Normandia. Infine, segnali in tal senso arrivano anche da Mosca. Anche il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ieri ha espresso scetticismo sul ruolo degli americani nel processo di pace: «Non abbiamo mai guardato la situazione con ottimismo eccessivo. E non abbiamo mai esagerato la capacità di Washington di risolvere una volta per tutte qualsiasi questione complessa».