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 2026  giugno 06 Sabato calendario

Nuova sfida del Congresso a Trump: "Riprendiamo a fornire aiuti militari"

Mike Johnson, Speaker repubblicano della Camera, ha tentato sino all’ultimo a convincere i deputati del suo gruppo a non sostenere l’Ukraine Support Act per non indebolire, questa la sua idea, le azioni del presidente Trump dinanzi ai russi. C’è stata una riunione nell’ufficio adiacente l’aula della House mercoledì sera. Ma è uscita la fumata nera. Per Mike Johnson almeno, non certo per l’Ucraina e la sua fiera resistenza contro gli invasori russi.
Giovedì sera la Camera ha dato semaforo verde alla legge che: stanzia 8 miliardi di dollari per la ricostruzione del Paese, l’assistenza e il sostegno militare sotto forma di prestiti e altri 1,8 miliardi a fondo perduto; impone tariffe al 500% ai prodotti russi in arrivo negli Stati Uniti; bandisce il greggio russo dal mercato statunitense e inasprisce le sanzioni contro una serie di enti di Mosca. Hanno votato a favore 226 deputati fra cui 18 repubblicani incuranti degli strali di Johnson; i contrari sono stati 195.
All’indomani del passaggio sempre alla Camera della risoluzione congiunta sui poteri di guerra in Iran, Donald Trump incassa una nuova battuta d’arresto rumorosa soprattutto perché evidenzia che su alcuni temi molti deputati sono sordi alle pressioni della Casa Bianca. L’ambasciatrice ucraina a Washington, Olga Stefanishyna, ha «brindato» su X definendo il voto «un passo avanti che riflette il sostegno bipartisan all’Ucraina».
Il diavolo però sta nelle procedure del Congresso. Le possibilità che l’Ukraine Support Act finisca prima sulla scrivania di Trump e poi ratificato sono, a detta di alcuni navigati commentatori di Capitol Hill, residue. Anzitutto ci deve essere il passaggio al Senato. Servono 60 voti per superare gli argini procedurali e arrivare al voto in aula. Già il percorso alla Camera è stato tortuoso. Brian Fitzpatrick, repubblicano della Pennsylvania, ha lavorato per mesi insieme a Greg Meeks, democratico, per arrivare alle 218 firme valide per invocare la discharge petition che consente di far approdare al voto della plenaria una proposta legislativa anche senza il parere positivo dello Speaker.
Al Senato la leadership – ovvero John Thune – non sembra intenzionato a sfidare la Casa Bianca che certamente non vuole trovarsi dinanzi il dilemma di firmare una norma che sanziona ulteriormente Putin e i suoi mentre le relazioni bilaterali e i rapporti diplomatici sono stati riallacciati e il confronto diplomatico, come rivelato due giorni fa da Kirill Dmitriev, titolare del fondo sovrano russo, consigliere e negoziatore di Putin, proseguono. Mercoledì c’è stata una telefonata fra il russo e Steve Witkoff, inviato speciale di Trump. Altri colloqui sono previsti ma non ancora in agenda. Dmitriev ha escluso a «breve»una visita di Witkoff e Jared Kushner in Russia.
Il segnale che arriva da Capitol Hill è di un Partito repubblicano sempre più diviso sulle armi all’Ucraina e preoccupato dalle elezioni di Midterm.
L’ultimo grande stanziamento di fondi Usa per l’Ucraina risale alla primavera del 2024. Durante l’Amministrazione Trump non sono stati erogati ulteriori aiuti. Sinora stando alla contabilità del Dipartimento di Stato, la Casa Bianca è ricorsa 55 volte alla Presidential Drawdown Authority (Pda)per inviare armi e munizioni. Gli Usa hanno stanziato da febbraio 2022 circa 65 miliardi di dollari per l’assistenza militare (31 di questi dati tramite il meccanismo della Pda, ovvero attingendo a scorte e materiale negli arsenali Usa). Il sostegno militare rappresenta tuttavia solo una parte del sostegno Usa all’Ucraina. A fine 2025 il Congresso aveva messo a disposizione 188 miliardi di dollari legati al conflitto e gli aiuti diretti, sono i dati del Council on Foreign Relations, ammontavano a 127 miliardi.