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 2026  giugno 07 Domenica calendario

Minetti, la presunta teste ritratta le sue rivelazioni.

Una frase risalta tra le altre. Il senso è questo: «Non ho mai visto che la signora Minetti fosse coinvolta in una presunta operazione destinata ad assoldare prostitute». Graciela Mabel De Los Santos Torres decide di metterlo per iscritto. Affiancata dal suo avvocato e davanti un notaio. Una dichiarazione giurata in Uruguay consegnata all’Interpol, che l’altro ieri la trasmette alla Procura generale di Milano, con i magistrati che a loro volta spediscono il documento al ministero della Giustizia. Parole che possono far rumore: una presunta testimone, che avrebbe dovuto minare le fondamenta dei presupposti della grazia per l’ex consigliera regionale, ritratta tutto.
Graciela è la massaggiatrice che per un periodo di tempo – breve, secondo chi difende Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani – lavora nella villa della coppia a Punta del Este, nel ranch “Gin Tonic”. La sua iniziale testimonianza raccolta a maggio da alcuni quotidiani, a partire dal Fatto, appare forte perché in sostanza la donna sarebbe «testimone di festini con escort» che tirerebbero in ballo anche l’ex consigliera. Il messaggio è: altro che cambio di «stile di vita», Minetti fa le stesse cose per le quali era stata condannata (3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato), e quindi il provvedimento di clemenza concesso a febbraio era stato sbagliato.
Giovedì scorso la Procura generale di Milano diretta da Francesca Nanni firma un comunicato per dire che invece – dopo il supplemento di indagini voluto dal Quirinale – la grazia è in regola. I magistrati non modificano il loro originario parere positivo e inviano una relazione al ministero della Giustizia, poi trasmessa al Capo dello Stato. Venerdì un nuovo capitolo che, anche se in ritardo, rafforza la tesi dei pm: a Milano arriva la dichiarazione giurata della massaggiatrice.
Il 29 maggio, quando la pratica di revisione della richiesta di grazia è ancora aperta, la donna si presenta infatti con l’avvocato di fiducia davanti al notaio. La sintesi delle sue parole, per come l’Interpol le ha comunicate agli investigatori italiani, è questo: «Nel periodo in cui ho lavorato nella residenza “Gin tonic” non ho mai visto che la signora Minetti fosse coinvolta in una presunta operazione destinata a reperire, attirare, assoldare o indurre a coinvolgere prostitute all’interno della residenza». La dichiarazione giurata è di quattro pagine, divisa in capitoli. Il primo riguarda lo stile di vita di Minetti. Per chi è chiamato a valutarla, ha dei contenuti significativi perché la donna ritratta: c’è una marcia indietro rispetto alle parole che erano uscite sulla stampa. Dice di non aver visto niente e pretende questo cambio di rotta. Sempre lei, in un paragrafo a parte, si concentra sulle modalità con le quali sono state realizzate le interviste. Sostiene che non aveva dato l’autorizzazione a pubblicare il suo nome e che il senso delle sue parole sarebbe stato distorto. È probabile che per questo motivo ieri il ministro della Giustizia Carlo Nordio dice che sul caso «forse ci sarà qualche piccolo seguito di istruttoria, ma credo che sia risolta. L’attacco non era contro di me, ma contro il capo dello Stato».
Al Fatto la massaggiatrice aveva detto: «Nicole Minetti non ha mai cambiato vita, ha continuato a fare quello per cui era stata condannata in Italia, il favoreggiamento della prostituzione». Aveva parlato del ranch di Punta Del Este, dove «arrivavano continuamente ragazze da Brasile, Argentina, Italia per ricchi imprenditori, politici e ospiti importanti». Poi delle feste con «alcool, droga e sesso» e del ruolo di Minetti: «Tutti la conoscevano. Era lei a scegliere le ragazze». Successivamente, davanti a una televisione uruguayana, aveva ricalibrato le sue parole: «Ci sono alcune cose su cui preferirei aspettare, perché mi hanno detto che forse la giustizia italiana mi chiamerà. Tutto è stato distorto, ho molta paura di parlare».
Nel frattempo lei non è stata sentita e sulla grazia per Minetti è arrivato il nuovo via libera. E i suoi legali – Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi – sono pronti a chiedere i danni. Fisicaro dice: «Non è solo una questione economica. La coppia si sta preoccupando più della salute del figlio, di quello che ha subito».