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 2026  giugno 06 Sabato calendario

Il calo delle nascite allarma l’Iran

A 27 anni, Arezoo è convinta che la sua vita seguirà una traiettoria diversa da quella di sua madre: «Mi dice sempre che se tornasse indietro non si sposerebbe più, ma che è contenta di avere me e mia sorella. Io invece non ho intenzione di sposarmi, e nemmeno di avere figli», racconta da Teheran. Ha trovato da poco un nuovo lavoro come insegnante online, ma non le basta neppure per andare via di casa. «Sai quanto costa affittare un appartamento a Teheran? Ho anche rotto con il mio ragazzo tre mesi fa. E poi non è solo questione di soldi, ma di prospettive, di proiezioni sul futuro: forse anche in condizioni economiche migliori non lo farei».
Come in molti altri Paesi, i giovani in Iran si sposano meno, sempre di più preferiscono convivere e fanno meno figli. L’ultimo rapporto del centro di monitoraggio della popolazione dell’Organizzazione per lo Stato civile fotografa uno storico declino demografico: per la prima volta, nel 2025, le nascite nel Paese sono state meno di 900mila (892.000). La soglia psicologica del milione era già stata superata, in negativo, nel 2024. Per dare un’idea: negli anni ’80 in Iran nascevano circa 2 milioni di bambini all’anno. Il calo è costante, ma si è intensificato nell’ultimo decennio. C’entrano le diverse abitudini sociali, un modo nuovo di intendere l’autonomia personale e la propria libertà, ma c’entrano anche la crisi economica, con l’inflazione rampante, le difficoltà di trovare un lavoro stabile e ben pagato che sono state enormemente aggravate dalle sanzioni internazionali e da due guerre subite nel giro di un anno. Anche i matrimoni risentono di questa rivoluzione sociale: secondo il ministero dello Sport e della Gioventù, il tasso di matrimoni tra le donne single è sceso dal 4,35% nel 2022 al 3,16% nel 2025, circa il 30% in meno. Nell’ultimo decennio, il numero annuale di matrimoni si è quasi dimezzato, da 800.000 a 480.000.
A metà maggio, il governo ha organizzato una settimana di studio dedicata alla popolazione. Alireza Raisi, viceministro della Salute, ha spiegato che il tasso di fecondità nel Paese, che negli anni ‘80 si attestava intorno ai 6,5 figli per donna, è sceso a 1,35, uno dei più bassi del Medioriente e ben al di sotto degli standard internazionali che fissano a 2,1 figli per donna il tasso necessario a mantenere stabile l’equilibrio tra generazioni nel corso degli anni. Di questo passo, l’Iran rischia di seguire la stessa tendenza di Paesi come l’Italia o il Giappone, con una popolazione anziana che aumenta rapidamente e meno giovani in età da lavoro.
Il governo da tempo cerca di invertire la crisi demografica, offrendo per esempio prestiti a basso costo alle giovani coppie o promuovendo la procreazione assistita, ma anche restringendo l’accesso all’aborto. Con effetti negativi e controproducenti: secondo i dati del ministero pubblicati dal quotidiano Khabar, nel 2024 ci sono stati 600mila aborti illegali.
«Vorrei avere una famiglia, ma con il costo degli affitti, della macchina, i prezzi del cibo, ora non ci penso nemmeno», dice Farhad, 36 anni, architetta. Una sfida titanica per la Repubblica islamica, anche più della guerra.