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 2026  giugno 06 Sabato calendario

Aiea ottimista: “Washington e Teheran sono vicini a un’intesa”

L’accordo sul nucleare iraniano è a un passo. Questa volta a dirlo non è Trump ma Rafael Grossi, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), che ieri ha riunito il Consiglio dei governatori. «Abbiamo la sensazione che Stati Uniti e Iran siano abbastanza vicini a un’intesa su quello che definirei, per quanto riguarda il nucleare, un quadro, una struttura organizzativa che dia loro il tempo di esaminare i diversi problemi», spiega Grossi. E la visita a sorpresa degli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, al laboratorio nazionale americano di Oak Ridge, nel Tennessee, è un elemento che va esattamente in questa direzione.
Partiamo da Ginevra, dalla sede dell’Aiea, dove Grossi ha anche organizzato una riunione separata con i delegati di Iran, Russia e Cina. I dettagli dell’accordo-quadro che sarebbe prossimo all’approvazione, e che rappresenta la condizione per firmare il memorandum d’intesa Iran-Usa sulla fine della guerra e la riapertura dello Stretto di Hormuz, non sono stati resi noti dal direttore dell’Agenzia atomica. Si intuisce però che si tratta di un format che serve a fissare le basi su cui poi sviluppare il negoziato tecnico vero e proprio, per definire che fine faranno i 455 chili di uranio arricchito al 60% (il 90% è il livello utile per costruire la bomba atomica), le altre 4 tonnellate arricchite in percentuali minori, le centrifughe e gli impianti del programma nucleare imbastito dal regime iraniano. Secondo l’emittente saudita Al Arabiya, Teheran avrebbe accettato l’idea di spostare l’uranio all’estero, ma non è chiaro dove: nei giorni scorsi si era parlato di Russia e Cina, entrambe le prospettive non piacciono però a Trump.
È il sito americano Axios, ancora una volta, a rivelare un fatto che appare prodromico alla fase che dovrà definire il contenuto dell’accordo quadro: Witkoff e Kushner sono andati giovedì scorso al laboratorio nazionale di Oak Ridge e al Y-12 National security complex per consultarsi con il team di esperti di energia nucleare che farebbe parte della squadra di 100 tecnici che discuterà con gli iraniani.
«Alcuni degli esperti che hanno incontrato Witkoff e Kushner hanno partecipato al recupero dell’uranio arricchito del Venezuela alcune settimane fa», ha spiegato una fonte dell’establishment americano. «Avevano anche partecipato in Oman alla trattativa con l’Iran prima dello scoppio della guerra. Sono i migliori degli Stati Uniti, sanno come modellare un’intesa che sia per noi soddisfacente». In passato, materiale ed equipaggiamento radioattivo proveniente da Kazakhstan e Libia è stato portato e trattato in queste strutture del Tennessee.
Rafael Grossi ha aggiunto che l’Aiea ha compiuto diversi sforzi per ripristinare le attività di verifica in Iran e ha sottolineato che gli obblighi di Teheran previsti dagli accordi con l’agenzia restano in vigore. «Il problema qui è molteplice, perché l’Iran ha una serie di obblighi in termini di informazioni da fornirci e di accesso da concederci per il nostro lavoro ispettivo», ha detto. «È chiaro che in circostanze di guerra questo non è possibile, ma c’è stato un cessate il fuoco piuttosto lungo». Il direttore dell’Aiea ha inoltre affermato che l’agenzia ha continuato alcune attività in impianti selezionati dall’Iran e che esiste «un elemento di discrezionalità» rispetto a ciò che Teheran consente all’agenzia di vedere. «L’intesa finale sarà necessariamente diversa dal Joint comprehensive plan of action (Jcpoa) del 2015, perché diverse sono le condizioni di partenza», aveva spiegato il direttore Grossi qualche giorno fa. «Adesso l’Iran si è dotato di strumenti molto più performanti rispetto a undici anni fa». E questa appare come l’unica certezza di questa fase complicata.