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 2026  giugno 06 Sabato calendario

Dua Lipa, il «Telegraph» e le nozze «nel covo della mafia siciliana»: bufera a Palermo

Doveva essere, ed è, una favola siciliana. Ma il quotidiano britannico Telegraph ha scelto di raccontarla partendo dal cliché più vecchio e infamante: la mafia. Due ragazzi innamorati, una popstar mondiale e un attore britannico, Palermo scoperta senza filtri, tra vicoli, mercati, passeggiate, bellezza, la Cappella Palatina, lo iodio del mar Tirreno, i palazzi principeschi del Settecento, la luce cangiante dei tramonti che ha fatto scattare centinaia di foto agli invitati arrivati da tutto il mondo. Del resto, due star come Dua Lipa e Callum Turner avrebbero potuto scegliere qualunque luogo del pianeta per sposarsi. Hanno scelto la Sicilia perché se ne sono innamorati. E hanno trasformato quel colpo di fulmine in una festa lunga tre giorni, tra Palermo e Bagheria, nella villa settecentesca più scenografica della zona: Villa Valguarnera. La stessa che un tempo appartenne ai nonni materni di Dacia Maraini e dove la scrittrice trascorse parte della sua fanciullezza con il padre Fosco e la madre Topazia Alliata di Salaparuta. Così la ricordò in Bagheria: «Ed ecco che, dopo avere camminato per un altro centinaio di metri, alzando gli occhi ci si trova davanti alla villa Valguarnera, in tutta la sua bellezza».
La bufera
Nel titolo del Telegraph, invece, Bagheria, la cittadina di artisti del calibro di Renato Guttuso o di registi premi Oscar come Giuseppe Tornatore, è diventata «the former Sicilian mafia nest», l’ex covo della mafia siciliana. Villa Valguarnera è stata accostata a una «one-time Casa Nostra stronghold», una roccaforte di «Casa Nostra»: scritto così, non è chiaro se per gioco di parole o per errore, ma abbastanza per dare la misura di un approccio quantomeno discutibile. 
L’articolo, va detto, non si ferma al titolo. Parte dal passato più oscuro di Bagheria, dalla stagione del cosiddetto «triangolo della morte», dai delitti, dalle torture, dalla fabbrica dismessa in cui i boss eliminavano i rivali. Poi racconta anche il riscatto della città: il turismo, le ville barocche, i B&B passati da due a oltre duecento, le parole del sindaco Filippo Tripoli sul declino dei grandi capimafia, oggi morti o in carcere. Ma l’impianto resta quello. Per raccontare le nozze della popstar mondiale e dell’attore britannico, la chiave scelta è ancora una volta la mafia. Non la bellezza. Non il desiderio di tornare in una città amata. Non Palermo che si accende per tre giorni. Non Bagheria che diventa palcoscenico internazionale. La mafia.
La festa
Eppure tutto, in questa storia, parlava d’altro. Dua Lipa si era innamorata di Palermo durante una vacanza semplice, quasi normale, seduta davanti a un piccolo locale del centro storico, tra vino, sigarette e curiosità, come una turista qualsiasi. Callum Turner è stato visto giocare a carte in un pub. Poi la festa in piazza Croce dei Vespri, tra Palazzo Gangi e la Galleria d’arte moderna, e il ricevimento a Villa Valguarnera. Davanti ai cancelli, per tutta la giornata, sono arrivati van, fornitori, tecnici, addetti alla sicurezza, climatizzatori e riserve d’acqua in quantità tali da far immaginare, con un sorriso, una piscina nascosta all’interno. I curiosi sono rimasti pochi, tenuti a distanza. A tentare davvero l’ingresso, più degli umani, è stato qualche gatto della zona, deciso a infilarsi dentro come un invitato clandestino.
Questa era la cronaca vera. Una festa blindata ma non ostile. Una città che osserva. Un paese che commenta. La Sicilia che si mostra al mondo senza bisogno di travestimenti. E invece il titolo del Telegraph ha acceso la polemica. Prima il riferimento al «covo della mafia», poi la correzione in «ex covo della mafia». Una rettifica che, secondo il presidente della Regione Renato Schifani, non basta. «Prendo atto che il Telegraph ha modificato il titolo del proprio articolo sulle nozze di Dua Lipa, sostituendo l’inaccettabile riferimento al “covo della mafia” con l’espressione “ex covo della mafia”», ha detto Schifani. «Si tratta di una correzione doverosa, che conferma come le critiche mosse dalla Sicilia fossero fondate». Ma per il governatore isolano il danno resta. «Questa modifica non basta. Il danno d’immagine arrecato alla Sicilia e ai siciliani è stato enorme, perché ancora una volta la nostra terra è stata associata a uno stereotipo che non la rappresenta e che ignora decenni di sacrifici, di lotta alla criminalità organizzata e di riscatto civile, culturale ed economico».
Il nodo
Il punto è tutto qui. La Sicilia conosce le proprie ferite. Non ha bisogno che qualcuno gliele ricordi con titoli ammiccanti, tanto meno quando la notizia è un matrimonio. Proprio a Bagheria, nel 1997, lo Stato scrisse una delle pagine più importanti della lotta ai clan arrestando Pietro Aglieri, ’u signurinu, boss latitante e uomo di vertice di cosa nostra, condannato anche per le stragi di Capaci e di via D’Amelio. È anche da luoghi come questo che è passata la risposta delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della magistratura e di una società civile che ha pagato prezzi altissimi per liberarsi dal ricatto mafioso. La mafia esiste, va raccontata, combattuta, studiata, chiamata con il suo nome. Ma usarla come cornice narrativa per rendere più appetibile una storia di costume è un’altra cosa: è pigrizia, cliché. È la tentazione, ancora dura a morire, di ridurre un’isola intera al suo incubo peggiore. Le nozze di Dua Lipa e Callum Turner, invece, hanno acceso i riflettori internazionali su una Sicilia bella, luminosa, colta, sensuale, aristocratica e popolare insieme. Hanno portato Palermo e Bagheria nelle conversazioni del mondo. Hanno mostrato che una popstar globale può innamorarsi non di un luogo comune, ma di un luogo vero.