Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 06 Sabato calendario

Intervista a Martina Russomanno

Martina Russomanno, 28 anni, la ragazza con la valigia. Soprano di coloratura, voce morbida e piena, ha fatto avanti e indietro tra Roma, all’Opera nel Tancredi, e Verona, il 12 apre l’Arena con La Traviata, regia dello scozzese Paul Curran.
Che «Traviata» sarà?
«Ambientata nella Belle Époque. I costumi sono straordinari, ne cambio cinque. Lui vuole una Violetta concreta. Io non ho mai pensato che ci sia amore tra lei e Alfredo, uomo irrisolto, io lo eviterei nella mia vita».
Ma la sua Violetta?
«Pensi se a una ragazza dicessero che ha due mesi di vita e non ha mai provato il sesso. Il problema di Violetta è l’opposto. Solo che, idolatrata, l’amore non l’ha mai provato, intendo amare essendo amata».
Ha l’accento toscano.
«Sono nata a 15 km da Livorno, in una frazione di Collesalvetti».
Non è che anche Collesalvetti dica molto…
«Sono nata a Parrana San Martino, ci vivono in 300, contando anche le pecore».
Ci sarà un bar?
«Niente, e gli alimentari hanno chiuso, si fa la spesa a Livorno, dove ho fatto il liceo musicale».
In cosa è rimasta provinciale?
«Ma sa, ho avuto la fortuna di andare vivere fuori subito, a 10 anni lavoravo a Cologno Monzese per la Disney».
Cioè?
«Già a due anni cantavo a casa. Papà (i miei fanno tutt’altro, lui in un’officina di automobili, mamma gestisce i clienti di una multinazionale) mi portò da un maestro di canto pop e mi buttò sul palco. Tutto mi veniva naturalmente. La Disney tenne il concorso My Camp Rock su un film musicale, era tipo X Factor. Vi andai senza alcuna aspettativa».
E lo vinse.
«Esatto. Con loro feci un videoclip per La principessa e il ranocchio, un evento con i Jonas Brothers, la serie tv In Tour. Ma diventai alta, 1 e 80, presto. Non poteva durare per il target Disney. A 14 anni scoprii la lirica, un mondo che mi era del tutto ignoto. Studiandola, fu come nascere una seconda volta. Lì si che ho vissuto l’ansia del palco».
Debutto?
«Quello vero a 22 anni, alla Monnaie di Bruxelles per Die tote Stadt di Korngold. C’era il Covid, il direttore era dietro di me, lo vedevo da uno schermo. Ebbi il primo cachet».
Nella bio c’è Salisburgo.
«Il mio insegnante di Livorno scrisse al suo collega del Mozarteum di Salisburgo, Quest’estate al festival vi canto Lucio Silla di Mozart. Salisburgo è una bolla assurda, i migliori artisti lavorano in mezzo alle montagne, tra il fiume e il castello, sembra di stare dentro una fiaba».
Il «Financial Times» sul «Tancredi» romano ha scritto che lei è stata «la scoperta della serata».
«Per il ruolo di Amenaide mi hanno chiamata come rimpiazzo, ho avuto cinque giorni per imparare la parte. Un’esperienza incredibile, ho dovuto trovare in quattro e quattr’otto casa e biglietti. Un ruolo iper difficile cantato dalle più grandi, a cominciare da Mariella Devia».
Modelli di riferimento?
«Maria Callas, una lezione anche per come muoveva le mani. E Angela Gheorghiu. Quando canta Violetta, è Violetta più Angela. Adoro la sua personalità, la sua brillantezza. È una donna e un’artista luminosa».
La sua altezza le ha creato problemi sul lavoro?
«Sì, glielo dico chiaramente, ho dovuto rinunciare ad alcuni contratti, una regista donna non mi ha preso perché 1 e 80 la considera fuori misura». Si ferma, sorride: «Poi immagino sia un problema per alcuni tenori».
Cosa non le piace del suo ambiente?
«La metto sul positivo: ci si rende conto dei veri amici. È difficile stare accanto a una persona a cui le cose stanno andando bene».
Gelosie, rivalità…
«Ho perso delle amicizie, ci sono colleghi spaventati dal confronto. Io cerco di avere buoni rapporti con tutti. Sono molto legata a mia sorella, di 8 anni più piccola, fa la psicologa, l’altra mia passione».
La Scala?
«Ci ho cantato Medea in francese. Beh, lì paura tanta, anche perché il ruolo acutissimo è un po’ oltre il mio limite».
Dove vive?
«Andrò a Berlino, ho un contratto di un anno alla Deutsche Oper, debutterò Micaela e Liù, poi rifarò Donna Anna e Violetta. Ma a settembre sarò a Roma per Le nozze di Figaro».