Corriere della Sera, 6 giugno 2026
Milano, il caso della candidatura dell’ex pm Siciliano
Non c’è pace in Galleria. Il salotto della capitale economica (e morale) del Paese è il nuovo epicentro delle polemiche e delle turbolenze politiche ambrosiane. Il tempo di restaurare il mosaico del celebre toro, con la polemica sulla scomparsa degli ancor più celebri attributi (sui quali mezzo mondo ha fatto una giravolta), ed ecco che esplode un nuovo intrigo. E questa volta c’è di mezzo la Procura e ritornano parole e veleni che ricordano gli anni ruggenti dei primi grandi scontri tra politica e magistratura.
Il nuovo caso esplode mercoledì 3 giugno, quando si presentano a Palazzo Marino (e poi anche alla Soprintendenza Belle arti e all’Agenzia del demanio) i militari della Guardia di finanza con in mano un ordine di esibizione di documenti relativi alle concessioni degli spazi commerciali della Galleria Vittorio Emanuele II e ad alcuni eventi promozionali e installazioni pubblicitarie ospitate dagli augusti porticati e dalla facciata del palazzo della Rinascente, dirimpettaia del Duomo. Per esempio, la campagna di lancio di Michael, il film su Michael Jackson e, prima ancora, de Il Diavolo veste Prada 2, le concessioni ad alcuni grandi marchi con vetrine in Galleria, documenti sui bandi di assegnazione di locali ai piani superiori. Operazioni che complessivamente, secondo le stime, porteranno quasi 85 milioni di euro nelle casse comunali, in un crescendo avviato nelle passate legislature e incrementato di una trentina di milioni rispetto all’inizio del mandato.
Non trapelano nomi, ma ci sono sicuramente degli indagati. E tanto basta per riaccendere la tensione politica in città, anche perché il nuovo filone giudiziario arriva dopo quelli sull’urbanistica e sulla cessione di San Siro. «È rimasta qualche azione del centrosinistra non sottoposta all’attenzione della Procura?», chiedono provocatoriamente le opposizioni. E il sindaco Beppe Sala reagisce: «Evidentemente c’è una parte della Procura che fa politica». Un argomento più ricorrente nel perimetro del centrodestra, accompagnato da un nome: quello di Tiziana Siciliano, ex procuratrice aggiunta a Milano, in pensione da dicembre scorso, e ora candidata nella lista Milano libera promossa dall’imprenditore Massimiliano Lisa.
Il punto è che, fino al momento della pensione, la magistrata ha coordinato le inchieste sull’urbanistica che negli ultimi due anni hanno provocato un terremoto politico e giudiziario, ed è passato inevitabilmente dalla sua scrivania anche l’esposto presentato dallo stesso Massimiliano Lisa che ha innescato la nuova inchiesta sulle concessioni in Galleria. Perché il fondatore di Milano libera è anche imprenditore e fa capo a lui il museo «Il mondo di Leonardo», con sede nel salotto milanese e al centro di un contenzioso con il Comune.
«Leggo che la Siciliano dice “non ricordo dell’esposto di Lisa” – osserva ancora Sala —. Ma una pm così esperta, che ha avuto un ruolo apicale in Procura, si candida con una persona che conosce poco, senza fare alcuna verifica?». Poi, ai microfoni di Un giorno da pecora, il sindaco si spinge oltre e parla così di Lisa: «Una persona che ha un museo in Galleria in subappalto, che tra l’altro non ha pagato l’affitto, ha fatto degli abusi, questo è documentato, siamo in causa, l’abbiamo denunciato per diffamazione e adesso si candida a sindaco e la pm che aveva in carico la sua denuncia si candida con lui, è un po’ strano». Reazione dell’imprenditore aspirante sindaco: «Lo denuncio per diffamazione».