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 2026  giugno 07 Domenica calendario

Intervista a Lino Guanciale

Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte e il suo dono, fantastico e terribile, di vedere oltre la vita (Il commissario Ricciardi). Il colonnello dei Ros Lucio Gambera (L’invisibile. La cattura di Matteo Messina Denaro ). Lo psichiatra e poeta Mario Tobino (Le libere donne). Bruno, il professore imbranato di Scuola di seduzione. Un poker che è valso a Lino Guanciale, 47 anni, il Nastro d’argento speciale Grandi serie, consegnato ieri al Teatro San Carlo di Napoli.«È stato un anno magico. Progetti molti diversi, tutti andati benissimo. Con la ciliegina sulla torta dell’incontro con Carlo Verdone».
Diploma all’Accademia di arte drammatica, gavetta teatrale con maestri come Gigi Proietti e Ronconi. Ora la tv le sta dando molta soddisfazione. Se l’aspettava?
«Il piccolo schermo mi ha dato la popolarità. Si sta avverando il mio auspicio, che il pubblico mi seguisse anche in progetti così distanti».
Con Verdone com’è andata?
«Sono più che un fan. A casa mia si parlava usando le parole dei tre grandi: Totò, Gigi Proietti e Verdone. Il nostro lessico familiare batte bandiera liberiana, diciamo così. All’inizio ho cercato di essere il più professionale possibile. Lui è così generoso che ti mette subito a tuo agio».
Di Proietti che ricordo ha?
«Appena uscito dall’Accademia mi chiamò per il Romeo e Giulietta che inaugurò il suo amato Globe Theatre. Era molto tenero con tutti specialmente con noi giovani. Faceva anche i suoi spettacoli, prima di andare in scena era terrorizzato. Davanti alla nostra sorpresa ci disse: se non avete paura prima di entrare in scena fatevela venire. Al palcoscenico si dà del lei non si dà del tu. Non dimentico».
Il commissario Ricciardi è arrivato alla terza stagione, qual è il segreto del successo?
«Credo che affascini l’immagine di uomo così vocato alla giustizia che non è un giustiziere ma un uomo tenero capace di non imporsi mai con la violenza».
Ha giocato a rugby a livello professionale. Cosa le ha lasciato?
«È stata la mia vita per tutta l’adolescenza. Per giocare ho abbandonato il pianoforte che pure amavo moltissimo.
Avevo bisogno di un’esperienza di contatto con il mondo esterno. È stato il modo per confrontarmi con le mie paure, mi ha permesso di superare una profonda timidezza e insicurezza».
E poi è arrivato il teatro, che le sta dando grandi gioie: La classe operaia va in Paradiso, Ho paura torero, Miracolo a Milano. Tre progetti con Claudio Longhi che hanno lasciato il segno.
«E in cui ho lavorato anche sul piano drammaturgico. Ora abbiamo in programma Puntila e il suo servo Matti di Brecht. E con il Piccolo di Milano reciterò Faust di Goethe con la regia di Antonio Latella. E c’è un altro impegno all’orizzonte che coinvolge anche Franco Branciaroli con cui torno a lavorare dopo vent’anni, uno degli incontri centrali del mio apprendistato».
È in sala con Innamorarsi e altre pessime idee».
«Mi è piaciuto perché è lontano dai luoghi comuni pestilenziali, da una certa visione della commedia sentimentale maschiocentrica».
Detto da un uomo...
«Tocca propio a noi sottolineare quanto la nostra cultura perpetui stereotipi superati. Io cerco di fare la mia parte, per questo ho aderito a Una nessuna centomila che fa un lavoro molto utile e interessante anche con gli uomini»