Corriere della Sera, 7 giugno 2026
Così i big di farmaci e tecnologia hanno fatto crollare il Pil irlandese
L’obesità non è mai stata così importante per le statistiche economiche europee. Il crollo del 12,1% del Pil irlandese nel primo trimestre del 2026, rispetto ai 3 mesi precedenti – meno 16,8% su base annua – che ha trascinato verso il basso la crescita dell’eurozona, affonda infatti le sue radici nel boom mondiale dei farmaci contro il sovrappeso e nelle strategie delle multinazionali che li producono. A prima vista il dato sembra allarmante. In tre mesi l’economia irlandese ha registrato una delle contrazioni più brusche mai osservate in un Paese avanzato al di fuori di crisi finanziarie o shock eccezionali. E il suo peso statistico è stato sufficiente a cambiare la lettura dell’intera area euro, trasformando una crescita modesta in un segno meno (-0,2%). Eppure l’Irlanda non è sprofondata in recessione. Per capire cosa è successo bisogna tornare al 2025, quando la «tigre celtica» era diventata uno dei principali beneficiari della corsa globale ai farmaci anti-obesità.
Le esportazioni farmaceutiche hanno raggiunto livelli record, sfiorando i 140 miliardi, oltre la metà dell’export nazionale. A trainarle sono stati soprattutto i principi attivi dei farmaci della nuova generazione contro obesità e diabete, come Wegovy e Ozempic della danese Novo Nordisk e Mounjaro e Zepbound dell’americana Eli Lilly. I due gruppi hanno importanti attività produttive in Irlanda, ormai diventata uno snodo centrale dell’industria farmaceutica mondiale.
A gonfiare i numeri è intervenuto un altro fattore. Di fronte all’incertezza legata ai dazi americani e alla prospettiva di nuove barriere commerciali, molte multinazionali hanno accelerato le spedizioni verso gli Stati Uniti, accumulando scorte e anticipando esportazioni che sarebbero normalmente avvenute nei trimestri successivi. Il risultato è stato un boom eccezionale nel 2025 e, inevitabilmente, una brusca frenata all’inizio del 2026.
Svuotati i magazzini e normalizzati i flussi, il confronto con il trimestre precedente è diventato impietoso. Il comparto dominato dalle multinazionali ha registrato una correzione violenta, amplificata dall’effetto base creato dall’anno precedente. In altre parole, una parte della crescita futura era stata anticipata. Quando quel movimento si è esaurito, il Pil ha subito una brusca frenata.
Ma nel caso irlandese c’è qualcosa di più. Da anni il Pil del Paese è influenzato dai movimenti di brevetti, licenze e altri asset immateriali che le multinazionali farmaceutiche e tecnologiche gestiscono attraverso le loro controllate locali. Quando questi flussi aumentano, il Pil si gonfia. Quando si normalizzano, accade il contrario. Non è la prima volta.
Nel 2016 l’economista premio Nobel Paul Krugman coniò l’espressione «Leprechaun economics», letteralmente «l’economia dei folletti», dopo che il Pil irlandese era balzato del 26% per ragioni in larga parte contabili. Anche oggi il dato ufficiale racconta solo una parte della storia. Se si guarda agli indicatori che depurano l’economia dagli effetti delle multinazionali, il quadro appare molto diverso. La «domanda domestica modificata», la misura preferita dalla banca centrale irlandese, è cresciuta dello 0,6% nel trimestre. Ancora più significativo il dato sul prodotto nazionale lordo (Pnl), che esclude i profitti delle multinazionali rimpatriati all’estero: mentre il Pil registrava un tonfo del 12,1%, il Pnl è cresciuto dell’1,5%. Un divario che mostra quanto il dato sul Pil possa essere influenzato dai movimenti contabili dei big internazionali. È una differenza che aiuta a distinguere l’andamento dell’economia delle famiglie e imprese irlandesi da quello registrato nei conti nazionali dominati dalle multinazionali.
Per questo il tonfo del 12,1% del Pil nel primo trimestre va letto con cautela. Più che il segnale di una crisi irlandese, è il riflesso di un modello economico estremamente aperto, capace di attirare investimenti, brevetti e produzione globale, ma anche di trasformare le decisioni di poche multinazionali in scosse macroeconomiche. Questa volta la scossa è arrivata dai farmaci contro l’obesità. Ed è stata abbastanza forte da far dimagrire, almeno sulla carta, anche la crescita dell’Europa. Un dettaglio tutt’altro che irrilevante in una fase in cui ogni dato congiunturale viene passato al setaccio dai mercati e dalla Banca centrale europea per valutare lo stato di salute dell’economia dell’eurozona.