Corriere della Sera, 7 giugno 2026
La stanza proibita nella Milano segreta
La via è ampia e silenziosa, a pochi passi da una stazione della metropolitana nel centro di Milano. Sono le nove di sera e in giro ci sono pochi passanti: una ragazza che rientra dalla palestra, una coppia di anziani con il gelato in mano, un giovane che ha tutta l’aria di tornare a casa, distrutto, dal lavoro. Il palazzo che corrisponde al civico dell’appuntamento è sobrio ed elegante, sui campanelli si leggono le targhe di uffici e appartamenti. Il cortile, spazioso, si allunga fino a una tettoia sotto la quale sono allineate tante biciclette colorate. Proprio lì, seminascosta contro il muro, c’è una scaletta discreta. In fondo una porta, un corridoio anonimo, un’altra porta.
E dietro, il dungeo n. La traduzione della parola inglese sarebbe «prigione sotterranea», ma in gergo Bdsm indica invece un ambiente dove realizzare le fantasie basate su bondage e disciplina, dominanza e sottomissione. Qui, in uno spazio di circa 50 metri quadri, ci sono fruste, manette, candele e poi altalene, panche, corde e catene fissate al soffitto. Una gabbia, un divano letto in pelle nera.
Ma anche, sistemati con discrezione in un angolo, un mini frigo, un microonde e prodotti per la pulizia allineati con precisione. «Chi usa questo spazio ha l’obbligo di pulirlo quando ha finito«, sorride il proprietario del dungeon. Marco (il nome è di fantasia, ndr) ha 59 anni e da poco ha deciso di aprire questo spazio, creato da lui, a persone di fiducia. A pagamento e tramite i social: per quattro ore il prezzo va dai 50 agli 80 euro, a seconda della fascia oraria scelta. «Potrei raddoppiarlo e intercettare una clientela di curiosi, ma preferisco costruirmi una rete di persone che tornino con regolarità», ci spiega. Lo zoccolo duro già c’è: «Soprattutto coppie, sia legittime che clandestine, di tutte le età: di recente ho accolto due ventenni, ma sono capitati anche degli ultrasessantenni. C’è chi arriva da altre zone d’Italia: prende un giorno di ferie, compra il biglietto del treno e si regala una sorta di vacanza dalla propria vita». D’altronde, con i costi del mercato immobiliare, oggi a Milano ritagliarsi una stanza così a casa propria sembra difficile se non impossibile. Ma, secondo Marco, non è solo una questione di prezzi e metri quadri: «La casa è lo spazio dove abitiamo tutti i giorni, il dungeon un luogo speciale dove vivere i desideri lasciando fuori tutto il resto». Un ragionamento che lui stesso aveva fatto quando, vent’anni fa, aveva deciso di comprarlo e trasformarlo in un posto per «giocare» (in gergo la parola indica le pratiche Bdsm, ndr): «Volevo un luogo sicuro e tale deve restare: voglio guardare in faccia le persone alle quali lo lascio. Se tutto va bene, dalla volta successiva lascio le chiavi in un locker».
I vicini? «Forse qualcuno si domanda il motivo del via vai, ma nessuno ha mai chiesto niente. Nel dubbio, evito le riunioni condominiali: non si sa mai... Comunque, il dungeon è insonorizzato: da fuori non si vede e non si sente nulla». Proprio per questo, tra le tante richieste che riceve, ce n’è una alla quale non acconsentirà mai: «Una persona mi ha chiesto di essere legata e lasciata qui dentro, da sola. Ho detto di no, per una questione di sicurezza». Ma la richiesta più ricorrente è molto più banale: «Il contatto di un fotografo che possa realizzare dei servizi qui dentro».