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 2026  giugno 07 Domenica calendario

Makka Sulaev parla dopo l’assoluzione

La notte senza incubi, il dolce risveglio scandito dalle fusa del gatto. E i libri sulla scrivania chiusi che attendono. «Oggi devo assolutamente studiare, lunedì ho il test di matematica per provare ad alzare la media prima della maturità». La nuova vita di Makka Sulaev, la 20enne che due anni fa a Nizza Monferrato uccise il padre per difendere la madre dall’ennesima aggressione e che ora è stata assolta per legittima difesa, profuma di normalità. «È un bel giorno, mamma è più serena e anche i miei fratelli. Ho finalmente disattivato le due sveglie che tenevo fisse per riuscire a essere puntuale dai carabinieri per firmare. È stata una bella sensazione, anche se mi mancheranno».
Quali sono i suoi progetti?
«Ci sono tante cose che vorrei fare, ma prima devo diplomarmi. Magari andremo qualche giorno al mare tutti insieme. A settembre potrei iscrivermi a Medicina, era il mio sogno da bambina. È tutto così strano, mi hanno scritto in molti per dirmi che erano felici per me. Voglio anche dire che non devo essere presa ad esempio. Io non ho avuto scelta, ma quello che ha detto il procuratore è giusto: la giustizia fatta da sé è sbagliata. Perché poi ci devi convivere».
Continua a vivere nella casa in cui è successo tutto, che ha segnato la sua vita: come è stato tornare tra queste mura?
«All’inizio dura. Quando sono rientrata ho rivisto tutta la scena. Non riuscivo neanche a dormire nella mia stanza, poi le cose sono cambiate. Sono stati portati via i vecchi mobili, abbiamo fatto dei lavori».
Adesso va meglio?
«Sì, e poi ci sono Patatina e Birichina, le mie gatte. Patatina mi è stata regalata da mamma nell’agosto del 2024, quando mi hanno concesso i domiciliari. Era piccolissima, aveva poche settimane e dicevano che non sarebbe sopravvissuta. Mi sono presa cura di lei ed eccola qui: io ho salvato la sua vita e lei la mia. Adesso vorrei anche una gattina rossa, la chiamerei Carotina. Mamma non vuole, ma piano piano la convinco».
Mai pensato di andare via da Nizza Monferrato?
«No, l’Italia ora è il mio Paese, spero un giorno di ottenere la cittadinanza. E Nizza Monferrato è la mia città. Qui mi sento a casa, perché questo posto mi rispecchia. È tranquillo, raccolto, le persone sono gentili. Mi sento protetta».
Otto anni fa è arrivata dalla Cecenia, è mai più tornata?
«No, lì ho solo brutti ricordi. Gli unici ricordi belli sono legati alla mia nonna paterna, ma ora lei non c’è più. Forse un giorno, quando tutti si saranno dimenticati di me, ci tornerò per rivedere i luoghi della mia infanzia. Per ora, no. Leggo su internet quello che scrivono, mi augurano la morte».
Perché?
«Perché sono una donna e mi sono ribellata alla cultura imperante di quel Paese. In molti hanno commentato negativamente anche qui, scrivendo che se ciò che ho fatto io lo avesse fatto un uomo sarebbero state dette cose diverse. E poi sono straniera e musulmana, questo scatena reazioni negative in tante persone».
Se lo avesse fatto un uomo… La sua storia ricorda molto quella di Alex Cotoia.
«Sì, ci sono delle similitudini. Ma non riguardano i delitti in sé. Ho seguito il suo travagliato percorso giudiziario e mi piacerebbe parlargli. Penso che abbiamo tanto in comune rispetto alle dinamiche familiari, alla violenza nella quale siamo cresciuti. Sua mamma, come la mia, è una vittima. Vorrei dirgli che lo capisco, anche quando dice “vorrei essere dimenticato”».
Anche lei vuoi essere dimenticata?
«Sì, vorrei voltare pagina. Il passato non si può cancellare, magari potranno dimenticarlo gli altri. Vedere le proprie foto sui giornali, sui social, ti spinge in un’altra dimensione. In futuro conoscerò nuove persone e per rispetto dovrò dire loro chi sono, ma voglio essere io a farlo. Ho paura di essere guardata con sospetto, la cosa che mi spaventa di più è che possano dire che ho mentito, che ho inventato. Non è così, i giudici lo hanno capito».
Due anni fa la sua vicenda ha sconvolto Nizza Monferrato, dove pochi mesi fa è stata uccisa Zoe Trinchero.
«Non la conoscevo, ma la sua storia mi ha colpito molto. Sui giornali c’era il suo nome, ma poteva esserci il mio o quello di mia mamma».
La sua esperienza e la storia di Zoe mettono in discussione il suo rapporto con gli uomini e con l’amore?
«Non ho mai conosciuto l’amore, non ho mai avuto un fidanzato. Ma c’è anche un amore che vuol dire cura e attenzione, come quello di un padre. Io ho visto questo affetto paterno nel mio avvocato, lui si è preso cura di me. Penso che i suoi figli siano fortunati ad avere un papà così, un po’ li invidio»