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 2026  giugno 07 Domenica calendario

Albania, rivolta ambientalista contro il resort di Ivanka

Nel primo mandato di Trump la sua famiglia aveva concluso affari immobiliari, soprattutto nell’area del Golfo, suscitando qualche reazione scandalizzata, ma senza nessun blocco. In questo secondo mandato il presidente e i suoi cari stanno incrementando di miliardi di dollari il patrimonio familiare col business delle criptovalute che Trump favorisce usando i suoi poteri per deregolamentare e bloccare i procedimenti giudiziari nei confronti dei suoi alleati in affari, senza incontrare ostacoli.
Ostacoli contro i quali sta invece sbattendo, a sorpresa, il genero Jared Kushner e sua moglie, Ivanka Trump. Dopo l’investimento a Belgrado, un massiccio programma edilizio autorizzato dal governo e dal Parlamento serbo che ha votato una legge speciale, ma abbandonato da Kushner quando un’inchiesta della procura anticorruzione ha portato all’incriminazione di tre funzionari e di un ministro, ora rischia di saltare anche la gemma più preziosa della corona immobiliare in costruzione: l’insediamento turistico da 4 miliardi di dollari su un’area protetta della costa albanese e sull’isola di Sazan, una ex base militare abbandonata che era stata trasformata in riserva naturale. Ivanka ha raccontato di aver scoperto questo luogo selvaggio per caso: una nuotata durante una crociera a bordo di uno yacht di amici. È stato amore a prima vista.
Jared ha condiviso trasformando l’innamoramento in un progetto, portato avanti con investitori del Qatar, che prevede la realizzazione di alberghi, appartamenti e ville di lusso, capaci di alloggiare complessivamente diecimila turisti (facoltosi). Un progetto che, secondo i manifestanti, distruggerebbe un habitat essenziale dal punto di vista naturalistico: un luogo dove fanno scalo 200 specie di uccelli migratori tra cui i fenicotteri. E anche uno degli ultimi rifugi per le foche monache e un luogo dove le tartarughe di mare vengono a deporre le loro uova.
Le proteste degli ambientalisti che hanno portato già a diversi scontri con la polizia, vanno avanti ormai da una settimana. Forti del sostegno degli ambientalisti di altri Paesi che hanno manifestato anche a Tirana e in varie capitali europee, gli oppositori parlano, ormai, di «flamingo revolution» e chiedono le dimissioni del premier albanese Edi Rama, accusato di violare le aree protette.
Ma Rama è un osso duro: ex giocatore professionista di basket, leader del Partito socialista, è stato sindaco di Tirana, città da lui rapidamente modernizzata, e dal 2013 guida l’Albania dopo aver battuto l’amministrazione conservatrice e autoritaria di Sali Berisha.
Progressista, ma anche pragmatico, Rama ha aperto le porte agli investimenti stranieri, a volte anche chiudendo un occhio sulla provenienza dei capitali. Una legge del 2024 ha allentato i vincoli ambientali e lungo la costa ha accettato di pagare il prezzo della cementificazione pur di accrescere il Pil del Paese.
Così ora, davanti alla rivolta, reagisce sostenendo che i fenicotteri non hanno nulla da temere e che «agli oppositori non fregherebbe nulla di Sazan se non ci fosse di mezzo Kushner: questa è opera degli odiatori di Trump».
Di più: Rama ipotizza addirittura una congiura: «Questa è una guerra ibrida via social media per impedire lo sviluppo dell’Albania: non ci vogliono far fare un salto di qualità sul piano turistico». E i mandanti, dice, sono a Teheran.
Sulle teorie cospirative esagera, ma forse non ha tutti i torti quando sostiene che se non ci fosse di mezzo Trump non ci sarebbe stata rivolta. In effetti la cementificazione della costa sud va avanti da anni senza trovare ostacoli. E il perché lo si capisce dalla rivendicazione di Rama: «Da quando, 12 anni fa, ho assunto la guida dell’Albania, il reddito nazionale del Paese è triplicato».
La spunterà anche stavolta? Rama lascia una porta aperta per una possibile marcia indietro: sostiene che non ha senso denunciare disastri ambientali visto che la valutazione dell’impatto sulla natura della costa e dell’isola deve ancora essere fatto. I margini per un ripensamento sembrano, però, alquanto esigui visto che la società che ha rilevato per 200 milioni di dollari i terreni ha ormai recintato tutto e a fine maggio ha cominciato a scavare e a piantare fondamenta.