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 2026  giugno 07 Domenica calendario

Vannacci festeggia i nuovi ingressi. Marina Berlusconi: non mi preoccupo

«Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle». Domenico Furgiuele cita vibrante il manifesto del Futurismo. La novità di giornata è che tra i vannacciani approda l’economista Antonio Maria Rinaldi, già europarlamentare leghista, uno dei tre lancieri «no euro» arruolati da Salvini con Bagnai e Borghi. A Viareggio il clima per la presentazione dei parlamentari che hanno aderito a Futuro nazionale è quasi accorato. L’avventura emoziona i nuovi, persino quelli con qualche decennio di politica sulle spalle. Ora, la pattuglia del generale ammonta a 8 deputati. Più lui, a Bruxelles.
Alla presidenza ci sono i «futuristi» che hanno fatto la loro scelta negli ultimi giorni: oltre a Furgiuele, il veneto Gianangelo Bof, entrambi leghisti. E poi gli ex azzurri Davide Bergamini e Attilio Pierro. In sala anche i primi: il toscano Edoardo Ziello, responsabile organizzazione, Laura Ravetto che è stato il colpo politico mediatico delle scorse settimane, Emanuele Pozzolo e Rossano Sasso. Si sa, Vannacci non teme il paragone ardito: «6 giugno 1944, sbarco in Normandia. 6 giugno 2026, arrivo di Futuro nazionale».
Nella sala, tutti ex qualcosa che han chiuso i conti col passato. Lui li fa parlare, poi appunta la spilla del partito come una cerimonia: «È una medaglia», dice Pierro. Il refrain è sempre uno, in cento varianti: ci siamo sentiti traditi. Furgiuele, 13 anni di Lega, oggi la descrive come un partito «moderato, Lgbt, a sostegno dell’Ucraina». Con il tono di chi ha trovato una mosca nel piatto. A Pierro, da Forza Italia, spiace l’influenza di Marina Berlusconi: «Si sta orientando verso il centrosinistra». Del resto, ne parla anche Vannacci: «Può essermi simpatica, ma non capisco perché parli a nome di Forza Italia». Da quel che si apprende, la figlia del fondatore azzurro non sarebbe «preoccupata» della scelta dei fuoriusciti. Da vedersi come la «conseguenza di scelte sbagliate del passato», che hanno portato nel partito anche esponenti che non ne condividevano i valori fondamentali. Ferma restando la non interferenza della presidente di Fininvest nella linea politica di FI. Ma certo, le sta a cuore il futuro del partito e crede fermamente in una sua svolta liberal.
Bof tributa al Generale il riconoscimento massimo: ci ritrova lo spirito che fu del sindaco-sceriffo Giancarlo Gentilini. Perché ha lasciato la Lega? «Per due anni ho chiesto a Salvini di parlargli, non ha mai avuto tempo». Tranne l’altro giorno, quando ha tentato la dissuasione in extremis. I temi sono noti. Roberto Vannacci si indigna per il «furto di identità. Alle mie figlie che ho orgogliosamente mandato alla scuola pubblica nessuno ha insegnato l’inno nazionale». In compenso, «il sindaco di Modena Mezzetti ha fatto cantare Free Palestine ai bambini di una classe». E «ci sono palazzi pubblici che sostituiscono il Tricolore con la bandiera arcobaleno».
Poi Vannacci esulta: «Ieri eravamo a 90 mila iscritti, oggi siamo a 94 mila». Il suo braccio destro Massimiliano Simoni, già tra i responsabili della Versiliana e del Festival Puccini, ricorda il «bagno di folla a Roma. Noi siamo la politica fatta dal basso, quelli che riportano i piani alti della politica a un livello umano». Per Rinaldi, che offrì il suo ufficio a Vannacci al suo arrivo a Bruxelles, «Futuro nazionale è la polizza di assicurazione dei cittadini: vedranno quanto è stato loro promesso». Mentre il Generale batte forte su un tasto politico, la nuova legge elettorale: «Lotterò fino alla fine per le preferenze. Senza, si avvalorerebbe la mia ipotesi: i partiti hanno paura dei cittadini. Che è terribile».
Ora, tutti protesi verso la Costituente del partito, il 13 e 14 giugno a Roma. Vannacci avvisa: «Presenteremo un programma completo per l’Italia». Insomma: «Non solo remigrazione».