Corriere della Sera, 7 giugno 2026
Fuoco incrociato sopra Hormuz. Trump prende tempo sulla pace
Continuano le violazioni del cessate il fuoco, mentre Iran e Stati Uniti non hanno ancora raggiunto un accordo preliminare per porre fine al conflitto. Il Comando centrale Usa ha affermato di avere intercettato venerdì notte sei su sette missili balistici lanciati dall’Iran contro il Bahrein e il Kuwait (il settimo avrebbe mancato l’obiettivo) e di avere abbattuto quattro droni nello Stretto di Hormuz che «ponevano una minaccia per il traffico marittimo regionale». Gli americani hanno colpito poi alcuni dei radar di sorveglianza iraniani sulla costa e sull’isola di Qeshm, dichiarando che è stato fatto «per difendersi da ulteriori attacchi».
Il Bahrein ha chiesto a Teheran di porre fine alla «seria escalation» e «violazione di sovranità», affermando che l’uso deliberato di missili e droni per colpire civili e proprietà private «costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario».
Da Teheran i Guardiani della rivoluzione replicano di aver preso di mira obiettivi militari americani nel Golfo: la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait che ospita forze statunitensi e la Quinta flotta della Marina Usa in Bahrein. Nella settimana passata, gli iraniani hanno danneggiato però anche un terminal per voli civili nell’aeroporto internazionale del Kuwait, uccidendo una persona e ferendone decine.
Gli Stati Uniti «non solo non hanno la volontà di ridurre le tensioni e tornare a un percorso di stabilità, ma con le loro azioni danneggiano in maniera seria la sicurezza della regione», afferma il ministero degli Esteri iraniano, che «esorta fortemente gli altri Paesi della regione a osservare il principio di buon vicinato e aderire ai principi fondamentali del diritto internazionale, astenendosi dal permettere agli aggressori di usare i loro territori e le loro strutture per condurre azioni aggressive contro la Repubblica islamica dell’Iran».
Alla tv americana Nbc, venerdì sera, Trump ha dichiarato che gli iraniani non hanno ancora raggiunto un accordo perché sono «forti» e «orgogliosi» ma alla fine «non hanno scelta» e dovranno farlo anche se ci vorrà «un po’ di tempo». In un comizio tra gli agricoltori del Wisconsin Trump venerdì sera ha promesso: «Usciremo dall’Iran molto rapidamente» e «i vostri prezzi dei fertilizzanti scenderanno moltissimo, tornando a quello che erano quattro mesi fa». Però poco prima, sempre parlando con Nbc, Trump ha criticato coloro che gli fanno fretta: «Ci vogliono anni per fare queste cose». Ha paragonato l’attuale conflitto alla guerra in Vietnam: «Sto andando molto veloce. In Vietnam durò 19 anni, io sono a tre mesi. E voi non fate altro che dire: quando vincerai? Se fossi un democratico nessuno parlerebbe così, ma non mi interessa, ci sono abituato». Trump ha riconosciuto che Teheran dispone ancora del 21-22% del suo arsenale missilistico.
Secondo il sito Axios, i negoziatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner sono stati giovedì al laboratorio nazionale di Oak Ridge, in Tennessee, per consultazioni con un gruppo di esperti di arricchimento dell’uranio.
Sarebbe stato formato di recente un team di un centinaio di esperti per la «fase 2» dei negoziati (in cui servirà un piano per eliminare le riserve di uranio arricchito e limitare ulteriormente il programma nucleare). Ma prima bisogna raggiungere un accordo preliminare. Trump ha chiesto di inserirvi una scadenza di 60 giorni per diluire le riserve di uranio arricchito (gli iraniani chiedono 90 giorni); e c’è disaccordo su quanti fondi iraniani verrebbero «scongelati» da banche estere e quando. Il ministro dell’Interno pachistano Mohsin Naqvi era a Teheran ieri, nel contesto degli sforzi di mediazione.