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 2026  giugno 07 Domenica calendario

La premier Meloni: nessuna dietrologia sulla mia assenza al vertice. Ai Balcani tengo moltissimo

 Il giorno dopo gli attacchi delle opposizioni per la mancata partecipazione al vertice in Montenegro, la linea della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è netta. E al Corriere dice: «Le polemiche sul presunto isolamento le lascio volentieri a una sinistra disperata, per quanto invece riguarda chi adombra ragioni politiche per la mia assenza, ricordo che quando ho qualcosa da dire, la dico. Gli atteggiamenti infantili o morettiani “mi si nota di più se vengo o se non vengo” li lascio volentieri ad altri». Non è arrabbiata la premier, tantomeno stupita del fatto che tutti i partiti della minoranza l’abbiano accusata di essere isolata dal resto dell’Europa.
«Rinuncia al vertice europeo per un francobollo», hanno ironizzato riferendosi alla scelta di andare in prefettura dove si celebrava appunto l’emissione di un francobollo in onore dell’Arma. E proprio rispetto a quanto accaduto nelle ultime 24 ore afferma: «Sulla scelta di non partire non c’è nessuna dietrologia. I tempi si sono allungati alla festa dei carabinieri e non mi è sembrato il caso di andare in Montenegro per stare massimo un’ora. Capita a tutti i leader di non partecipare a qualche vertice, ne sono personalmente testimone essendo una dei più presenti, ma sono quasi certa di essere l’unica al mondo per la quale si scatenano queste polemiche ridicole».
La posizione espressa da Meloni riguarda tutti i vertici internazionali, ma questo in particolare. Perché – come sottolinea la stessa premier – «se avessi avuto ragioni per non partecipare a un vertice men che meno avrei usato quello con i Balcani, visto che l’Italia è tra i principali sostenitori dell’integrazione dei Balcani in Europa e io ho ottimi rapporti con tutti i leader della regione». Venerdì, quando era a Reggio Calabria per la festa dei carabinieri, la premier ha avvisato il presidente del Consiglio europeo António Costa e ha chiamato il premier Milojko Spajic con cui ha preso l’impegno di vedersi al più presto, «perché lui sa quanto il suo Paese ci è vicinissimo».
Meloni sa bene che gli attacchi riguardano soprattutto la mancata partecipazione dell’Italia al tavolo dei Volenterosi sulle trattative di pace tra Russia e Ucraina. Il presidente francese Emmanuel Macron, il premier britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz si riuniranno oggi a Londra nel formato E3 e incontreranno poi il leader ucraino Volodymyr Zelensky per discutere del sostegno all’Ucraina. L’Italia non ci sarà, ma su questo la linea del governo sulla scelta di mantenere una posizione di «osservazione e appoggio» era stata espressa già nei giorni scorsi. E si è intrecciata con le trattative per l’ingresso di Kiev nella Ue. Un’entrata che – come detto chiaramente dal ministro della Difesa Guido Crosetto al Corriere, e poi ribadito pubblicamente dal ministro degli Esteri Antonio Tajani – viene ritenuta «prematura e comunque su una strada che non è percorribile adesso», perché «prima ci sono i Balcani». Non è un mistero che nelle ultime settimane, pur ribadendo il massimo appoggio a Zelensky, il governo italiano abbia mantenuto una posizione più distante da quella degli altri partner europei, ma sempre di appoggio alle decisioni che saranno prese. E che stia provando a riallacciare il filo con l’alleato americano. Dopo il momento di massimo gelo causato dagli attacchi durissimi di Donald Trump e la reazione fredda di Meloni durante la visita del sottosegretario di Stato Rubio a Roma, qualcosa si è cominciato a muovere. Mentre Tajani ha ripreso i contatti con lo stesso Rubio nel corso della visita nella Capitale, Crosetto volerà a Washington per incontrare il collega della Difesa statunitense Pete Hegseth.