Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 07 Domenica calendario

Summit a Londra sull’Ucraina, la pace resta un miraggio

Su una cosa russi ed europei si trovano d’accordo: l’Europa nel formato E3 (Reggno Unito, Francia, Germania) che si riunisce stasera a Londra, o in una composizione più allargata fino alla trentina di Paesi che compongono la Coalizione dei Volonterosi, non potrà mai svolgere un ruolo di mediazione tra Ucraina e Russia, «perché non siamo neutrali, siamo a fianco di Kiev e lo saremo sempre», ripetono le fonti diplomatiche dell’Eliseo.
Ciò non toglie che gli europei, se non da mediatori, possano avere comunque un ruolo nei futuri negoziati, ed è quello che ha ripetuto il presidente francese Emmanuel Macron a margine del summit Ue-Balcani occidentali in Montenegro. «Siamo di gran lunga i maggiori contributori allo sforzo di guerra dell’Ucraina, e sono quindi gli europei che, a un certo punto, dovranno sedersi al tavolo dei negoziati per un piano di pace».
Un piano di pace che però non sembra all’orizzonte, visto il rifiuto del presidente russo Vladimir Putin all’incontro che gli era stato offerto dal leader ucraino Volodymyr Zelensky. La riunione di stasera a Downing Street tra il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che nei minuti successivi incontreranno Zelensky, sembra soprattutto un modo per rinsaldare la cooperazione diplomatica e militare tra le due potenze nucleari del continente (Regno Unito e Francia), il Paese che ha deciso il più importante riarmo convenzionale dell’Ue (la Germania) e l’Ucraina che sta ottenendo successi sul fronte, in vista della prossima riunione della Coalizione dei Volenterosi che si terrà a Parigi il 13 e il 14 luglio, in occasione della festa nazionale francese.
Sarà l’ultima sfilata militare sugli Champs Élysées prima che Macron lasci l’Eliseo nel 2027, e il presidente vuole approfittarne per darle una dimensione europea, un modo per mostrare che i colloqui sull’Ucraina in formato E3 come quello di stasera e i vertici allargati della Coalizione dei Volenterosi non hanno forse portato a un cessate il fuoco né all’invio di truppe per garantirlo – esito impossibile finché Putin non rinuncia alla guerra —, ma hanno comunque dato all’Europa un ruolo e un’autonomia impensabili fino a qualche anno fa.
Del resto, questo dovrebbe far piacere agli Stati Uniti, visto che ancora ieri il segretario alla Guerra Pete Hegseth – con moglie e sei figli in Normandia alle commemorazioni dello sbarco – ha insistito sulla «necessità strategica» per l’Europa di essere responsabile della sua sicurezza e difesa, ribadendo che «la pace è garantita solo dalla forza», non da «slogan vuoti, summit fastosi o comunicati». Hegseth ha poi esortato le capitali europee ad agire contro i nuovi sbarchi, quelli di «ideologie pericolose, di barconi e di uomini che arrivano sulle spiagge di Spagna, Italia, Grecia e Bulgaria».