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 2026  giugno 07 Domenica calendario

Zelensky: sono le nostre sanzioni

La vetrina internazionale di Vladimir Putin si è chiusa come si era aperta: sotto una pioggia di droni ucraini. Per la prima volta dall’inizio dell’«operazione militare speciale», l’ex capitale imperiale russa ha scoperto la vulnerabilità della guerra, trasformando il palcoscenico del Forum economico internazionale di San Pietroburgo nel teatro di una disfatta d’immagine per il Cremlino. Mentre i delegati di 130 Paesi discutevano di affari, i cieli venivano solcati da quella che Zelensky ha ribattezzato la nuova stagione delle «sanzioni a lungo raggio».
Un attacco «senza precedenti», come lo hanno definito le autorità russe, sferrato all’alba nell’ultimo giorno dei lavori, ha costretto il governatore di San Pietroburgo, Alexander Beglov, a lanciare un appello drammatico: «Rimanete nelle vostre case, non uscite». Un ordine che i residenti non avevano mai sentito da quando l’invasione russa dell’Ucraina ha cambiato la storia d’Europa. I numeri descrivono un’operazione inedita: oltre 144 droni d’attacco hanno violato la regione di Leningrado, spingendosi fino a mille chilometri di distanza dal confine ucraino. La difesa aerea russa ha faticato a contenere l’ondata: i detriti di un velivolo abbattuto hanno innescato un incendio in un impianto del ministero della Difesa a Bolshaya Izhora. Il bilancio del governatore è di 4 civili feriti, tra loro un bambino, e 600 persone evacuate.
Le rivendicazioni di Kiev non lasciano spazio a dubbi. Zelensky ha confermato il successo dei raid, sottolineando come gli obiettivi fossero gli arsenali della marina nemica e la storica base navale di Kronstadt, l’avamposto della flotta del Baltico russa. Le forze ucraine hanno colpito anche un deposito petrolifero a Krasnodar, a 500 chilometri di distanza, confermando la micidiale capacità di penetrazione acquisita da Kiev. Il commento di Yevhen Karas, comandante del 413esimo battaglione d’assalto delle forze ucraine specializzate in sistemi aerei senza pilota, suona come un monito per l’intelligence di Mosca: «In Russia voliamo ormai come se fossimo sul nostro territorio. Non troviamo quasi nessuna resistenza, raggiungere un obiettivo strategico non è difficile».
Questo accerchiamento tecnologico arriva appena 24 ore dopo il gelido rifiuto di Putin a qualsiasi ipotesi di dialogo. Intervenendo al forum, il leader del Cremlino aveva liquidato la lettera aperta inviata da Zelensky – che chiedeva un cessate il fuoco e negoziati diretti – sostenendo che una tregua permetterebbe solo una riorganizzazione all’Ucraina.
Kiev ha dimostrato che non intende attendere passivamente le mosse di Washington, dove i tentativi di mediazione promessi da Donald Trump sono finiti in secondo piano, surclassati dalle tensioni in Medio Oriente e dalla guerra con l’Iran. L’allontanamento del presidente Usa ha lasciato Kiev più libera di colpire in territorio nemico.
Proprio a margine del Forum, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha voluto commentare gli scenari diplomatici evocando la metafora di papa Francesco sul guardare il mondo senza lenti «rosa», alterate: «Accogliamo positivamente la disponibilità di Washington a fornire buoni uffici e assistenza nella risoluzione del conflitto, ma non abbiamo mai indossato gli occhiali rosa sulla capacità di mediazione degli Usa. Loro perseguono i propri interessi nazionali, noi i nostri».
La realtà che emerge da San Pietroburgo non ammette distorsioni: le «sanzioni a lungo raggio» hanno dimostrato che il motore della macchina bellica di Mosca può essere colpito al cuore, vanificando la propaganda di regime. La guerra è tornata a casa, e le finestre sbarrate dei cittadini russi ne sono la prova più evidente.